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5 · Grecia vita quotidiana

Giochi olimpici antichi

circa 776 a.C. Olimpia, Peloponneso (Grecia)

In breve

A Olimpia, nel santuario dedicato a Zeus, ogni quattro anni si svolgevano gare sportive aperte agli atleti di tutte le città greche. All'inizio c'era una sola gara, una corsa di circa 190 metri chiamata stadio. Più tardi si aggiunsero lotta, pugilato, salto, lancio del disco e corse dei carri. Durante i giochi si proclamava una tregua sacra, perché atleti e pubblico potessero viaggiare sicuri. Il premio per i vincitori era una corona di rami d'olivo.

Perché è importante Le Olimpiadi moderne, nate nel 1896, si ispirano proprio a questi giochi.

Fonte: UNESCO, «Archaeological Site of Olympia»

Illustrazione: Giochi olimpici antichi (Olimpia, Peloponneso (Grecia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Giochi olimpici antichi: Olimpia, Peloponneso (Grecia)
Dove: Olimpia, Peloponneso (Grecia)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una festa per Zeus

Olimpia non era una città, ma un santuario nella regione dell'Elide, nel Peloponneso occidentale. Era dedicato a Zeus, il re degli dèi, e ogni quattro anni vi si svolgeva una grande festa religiosa con gare sportive. La data tradizionale della prima edizione è il 776 a.C., ed è per questo che nel nostro sito l'evento è segnato come «circa»: gli storici sanno che i Giochi esistevano da tempo, ma nessuno può indicare con certezza l'anno esatto in cui cominciarono. Da allora, secondo la tradizione, si tennero per più di mille anni, fino al 393 d.C., per un totale di 293 edizioni.

I Giochi non erano solo sport. Erano una cerimonia in onore di Zeus: ci si radunava davanti ai suoi altari, si offrivano sacrifici, si pronunciavano giuramenti. Chi vinceva sentiva di aver onorato il dio, oltre che sé stesso e la propria città.

La tregua sacra

Le città greche si facevano spesso la guerra, ma durante i Giochi tutto si fermava. Gli araldi dell'Elide percorrevano la Grecia per annunciare la «tregua olimpica»: per tutto il periodo della festa nessuno doveva attaccare Olimpia né chi vi si recava. In questo modo atleti, giudici e spettatori potevano viaggiare in sicurezza, anche se la loro città era in guerra. La tregua non cancellava le guerre, ma le metteva in pausa per qualche giorno: un'idea che ancora oggi i Giochi moderni richiamano, anche se spesso con poco successo.

Dalla corsa dello stadio a venti gare

All'inizio c'era una sola gara: lo stadion, una corsa in linea retta lunga uno «stadio», circa 190 metri a Olimpia. Il nome della gara passò poi alla pista stessa, e da qui viene la nostra parola «stadio». Con il tempo si aggiunsero altre prove, e la tradizione ricorda le date di ciascuna novità. Nel 724 a.C. arrivò il diaulos, cioè due lunghezze di pista, circa 385 metri. Nel 720 a.C. fu il turno del dolichos, una corsa di resistenza di alcuni chilometri. Nel 708 a.C. si aggiunsero la lotta e il pentathlon, che univa più prove. Seguirono il pugilato (688 a.C.), le gare con cavalli e carri (680 a.C.) e il pancrazio (648 a.C.), uno sport durissimo che mescolava lotta e pugilato. Nel 520 a.C. comparve perfino una corsa con le armi da guerra.

Con tante novità il programma crebbe fino a venti gare e a cinque giorni di festa. Le corse dei carri e dei cavalli erano le più prestigiose, perché richiedevano molta ricchezza.

Chi poteva partecipare

I Giochi erano aperti ai cittadini greci maschi e liberi, che parlassero greco. Erano esclusi gli schiavi, gli stranieri chiamati «barbari» (per i Greci, chi non parlava la loro lingua), gli assassini e chi aveva offeso gli dèi. Anche le donne non potevano gareggiare. Una curiosità: nelle corse dei carri il vincitore non era il guidatore, ma il proprietario del carro e dei cavalli. Così una donna ricca, se possedeva l'équipe, poteva essere proclamata vincitrice.

Il premio e la gloria

Il premio ufficiale era soltanto una corona di rami d'olivo, ma valeva moltissimo. Il vincitore tornava nella sua città come un eroe: poeti scrivevano canti per lui e la città gli dedicava una statua. Ricevere un premio di rami, e non di denaro, era il segno che l'importante era l'onore.

La fine e la rinascita

I Giochi continuarono dopo la conquista romana della Grecia. Alla fine del IV secolo d.C., però, l'impero romano era ormai cristiano e le feste dedicate agli antichi dèi non erano più tollerate. Nel 393 d.C. l'imperatore Teodosio I vietò i giochi di carattere religioso (alcune fonti datano il divieto al 394), e le gare di Olimpia finirono.

Per quasi quindici secoli nessuno gareggiò più. Poi, nel 1896, il francese Pierre de Coubertin organizzò ad Atene i primi Giochi olimpici moderni, convinto che lo sport potesse avvicinare i popoli. Da allora le Olimpiadi si tengono ogni quattro anni in città sempre diverse, ma conservano molti simboli dell'antico modello: il nome stesso, l'idea di una pausa dalla competizione tra Paesi.

Perché successe

Per i Greci lo sport era una forma di culto. Nelle feste in onore degli dèi si facevano gare di corsa, di forza e di abilità, perché si credeva che gli dèi apprezzassero la bellezza e la forza del corpo. Il santuario di Olimpia, con il tempio e l'altare di Zeus, era uno dei luoghi più sacri del mondo greco, e per questo fu scelto per la festa più importante.

C'era poi una ragione politica. Le poleis erano indipendenti e spesso nemiche, ma sentivano di far parte dello stesso popolo. Una festa in cui tutti potevano incontrarsi in pace, parlare la stessa lingua e onorare gli stessi dèi aiutava a ricordarlo. La tregua sacra era la condizione che rendeva possibile tutto questo.

Cosa cambiò

I Giochi di Olimpia diedero ai Greci un modo comune di contare il tempo: le vittorie nello stadio e l'elenco dei vincitori servivano agli storici per fissare le date. Per questo molte date dell'antichità greca sono legate alle Olimpiadi. Altri santuari imitarono Olimpia con feste proprie, e così nacque un vero circuito di gare in tutto il mondo greco.

Il modello antico ha avuto una seconda vita nel 1896, quando Pierre de Coubertin ristabilì i Giochi. Le Olimpiadi moderne non sono una copia di quelle antiche: ci partecipano donne e uomini di ogni Paese, e non c'è più il legame con la religione di Zeus. Ma restano lo scopo di far incontrare i popoli e l'idea che l'impegno e il rispetto delle regole contino quanto la vittoria. Oggi i Giochi sono uno degli eventi più seguiti al mondo, e il nome «olimpico» è sinonimo di sport al massimo livello.

Persone e luoghi chiave

Persone

Teodosio I
Imperatore romano che nel 393 d.C. soppresse i giochi di carattere religioso, mettendo fine alle Olimpiadi antiche.
Ambrogio
Vescovo di Milano, molto influente a corte ai tempi di Teodosio; un suo ruolo diretto nella fine dei Giochi non è provato.
Corebo di Elide
Atleta ricordato tra i vincitori più celebri delle prime edizioni dei Giochi.
Pierre de Coubertin
Educatore francese che nel 1896 rilanciò le Olimpiadi, organizzando ad Atene i primi Giochi dell'era moderna.

Luoghi

Olimpia
Santuario di Zeus in Elide, nel Peloponneso: ospitò i Giochi per oltre mille anni.
Elide
La regione che aveva il compito di organizzare i Giochi e di proclamare la tregua sacra.
Atene
Nel 1896 ospitò la prima Olimpiade dell'era moderna.

Da sapere

  • La nostra parola «stadio» viene dal nome greco della corsa più antica, lo stadion, e poi della pista su cui si correva.
  • Il premio dei vincitori era una semplice corona d'olivo, ma tornati a casa gli atleti ricevevano onori e statue.
  • Nelle corse dei carri il vincitore era il proprietario del carro: per questo anche una donna, pur non potendo gareggiare, poteva essere proclamata vincitrice.
  • Tra la fine dei Giochi antichi (393 d.C.) e la rinascita (1896) passarono quasi quindici secoli.

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