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5 · Grecia scienza e tecnica

Alfabeto greco

circa 750 a.C. Eubea e colonie greche (Grecia e Italia)

In breve

I Greci presero in prestito l'alfabeto dai Fenici, ma con una novità importante: aggiunsero le vocali. Alcuni segni fenici che indicavano suoni inesistenti in greco diventarono così alfa, epsilon e omicron. Anche i nomi alfa e beta vengono dalle parole fenicie per «bue» e «casa». Una delle scritte greche più antiche è incisa su una piccola coppa trovata a Ischia, la «coppa di Nestore».

Perché è importante Con le vocali si poteva scrivere ogni parola come si pronunciava, e da qui discende anche il nostro alfabeto.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Greek alphabet»

Illustrazione: Alfabeto greco (Eubea e colonie greche (Grecia e Italia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Alfabeto greco: Eubea e colonie greche (Grecia e Italia)
Dove: Eubea e colonie greche (Grecia e Italia)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Dopo il silenzio, di nuovo la scrittura

Nell'età del bronzo i Greci dei palazzi, a Creta e a Micene, avevano già una scrittura: la Lineare B, usata dagli scribi per contare sacchi di grano, pecore e vasi. Quando i palazzi crollarono, quel sistema si perse e per secoli in Grecia non si scrisse quasi più. Poi, dopo l'anno 1000 a.C., la scrittura ricomparve in una forma nuova. Era più semplice, più corta e molto più facile da imparare: l'alfabeto greco.

Un prestito dai Fenici

I Greci non l'hanno inventato da soli. Lo presero dai Fenici, i mercanti del mare che avevano un alfabeto di ventidue segni, uno per ogni suono. Il sistema fenicio era già una grande invenzione: invece di centinaia di segni, bastava imparare poche lettere. Dai Fenici i Greci presero molto di più che le forme. Presero anche i nomi: la prima lettera fenicia, «aleph», voleva dire «bue» e diventò alfa; la seconda, «bet», voleva dire «casa» e diventò beta. In greco questi nomi non significavano più nulla: erano solo il nome della lettera. Mettendo insieme i primi due, alfa e beta, è nata la parola «alfabeto».

La grande novità: le vocali

Il fenicio si scriveva senza vocali: il lettore capiva la parola dal contesto. Per le lingue semitiche funzionava bene, ma per il greco no, perché le vocali sono molto importanti. I Greci ebbero un'idea semplice e geniale. Alcune lettere fenicie indicavano suoni che in greco non c'erano, e allora le adattarono per scrivere le vocali. Così nacquero alfa, epsilon, iota, omicron e ypsilon. Più tardi, nel greco orientale, furono aggiunte anche eta e omega. Con questo passo ogni suono della lingua aveva il suo segno, e si poteva scrivere ogni parola come si pronunciava. L'alfabeto greco classico conta 24 lettere: sette vocali e diciassette consonanti.

Quando e dove?

Non possiamo dire l'anno preciso in cui i Greci adottarono l'alfabeto. Le più antiche iscrizioni greche arrivate fino a noi risalgono all'VIII secolo a.C. Alcuni studiosi pensano che l'alfabeto fosse nato già nel IX, ma finora non sono state trovate prove nette. Per questo il sito segna «circa 750 a.C.»: è una data approssimata, che indica l'epoca in cui la scrittura alfabetica era già in uso. I Greci stessi raccontavano che l'alfabeto l'avesse portato l'eroe Cadmo, un principe fenicio, ma questo è un mito più che una storia.

La coppa di Nestore

Una delle scritte greche più antiche e più belle si trova su una piccola tazza di ceramica, la «coppa di Nestore». Fu scoperta a metà degli anni Cinquanta del Novecento (1955) a Ischia, in una tomba di una necropoli dell'antica Pithekoussai, una delle prime colonie greche in Italia. La coppa probabilmente viene da Rodi, ma l'iscrizione fu incisa dopo, da qualcuno che sapeva scrivere in alfabeto euboico, quello degli abitanti dell'isola di Eubea. L'iscrizione risale all'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C. Contiene tre versi, scritti da destra verso sinistra come facevano i Fenici, e allude a una coppa famosa di cui parla l'Iliade, quella di Nestore. Chi la incise, forse durante un banchetto, ricordava dunque i poemi di Omero.

Tante varianti, un solo alfabeto

Nei primi secoli ogni regione scriveva un po' a modo suo. C'erano versioni diverse per alcune lettere, e anche la direzione di scrittura cambiava: i Fenici scrivevano da destra a sinistra, i Greci passarono prima a una scrittura «a bue» (una riga in un senso e la riga dopo nel senso opposto, come un contadino che ara) e poi alla direzione da sinistra a destra che usiamo anche noi. Tra le varianti, due furono decisive. Quella ionica, usata nelle città della costa dell'attuale Turchia, fu adottata ufficialmente da Atene nel 403 o 402 a.C., e da lì divenne l'alfabeto greco di tutti. Quella occidentale, usata nelle colonie d'Italia, fu presa dagli Etruschi.

Dal greco al latino all'italiano

Dagli Etruschi l'alfabeto passò ai Romani, che lo adattarono al latino. Il risultato è l'alfabeto che stai leggendo ora: la nostra A viene dall'alfa, la nostra B dalla beta. Le lettere Y e Z furono aggiunte dai Romani nel I secolo a.C. per scrivere parole greche. Dalla variante ionica, invece, derivano anche l'alfabeto copto e il cirillico, usato oggi in Russia e in altri Paesi (il cirillico nacque dalle lettere greche, con alcune lettere aggiunte, prese dal glagolitico, per i suoni slavi che il greco non aveva).

Perché successe

Sul Mediterraneo i Greci incontravano continuamente i Fenici, che portavano merci di ogni tipo. Per comprare e vendere, tenere i conti e mandare messaggi serviva un modo comodo di scrivere, e l'alfabeto fenicio era molto più pratico dei vecchi sistemi con centinaia di segni.

Dopo il crollo dei palazzi la scrittura micenea era scomparsa, e non c'erano più gli scribi che la insegnavano. Questo, paradossalmente, aiutò: i Greci poterono ripartire da un sistema più semplice, senza dover difendere vecchie abitudini. Un alfabeto con pochi segni si imparava in fretta e non era più una competenza riservata ai funzionari, ma poteva essere usato da molta più gente, per esempio per scrivere versi, nomi e dediche.

Cosa cambiò

L'alfabeto con le vocali rese la lettura molto più facile e accurata. Fu uno strumento adatto sia alla vita quotidiana sia alla poesia. Nel giro di pochi secoli i Greci scrissero leggi sulla pietra, trascrissero i poemi di Omero e produssero filosofia, storia e teatro. Senza un sistema così semplice sarebbe stato molto più difficile far circolare tante idee.

L'alfabeto greco ha avuto figli in tutta Europa. Dalla variante occidentale sono nati l'etrusco e poi il latino, e da questo il nostro alfabeto, usato oggi da miliardi di persone. Dalla variante ionica deriva il greco moderno e, con alcune aggiunte, il cirillico. Ancora oggi le lettere greche servono ai matematici e agli scienziati: alfa, beta, pi greco, omega sono nei libri di scuola e sulle tastiere dei computer.

Persone e luoghi chiave

Persone

Cadmo
Eroe del mito: secondo la leggenda greca portò l'alfabeto dalla Fenicia in Grecia. È una tradizione, non un fatto storico.
Giorgio Buchner
Archeologo tedesco che scavò a Ischia e ritrovò la coppa di Nestore.
Nestore
Re di Pilo nell'Iliade: la sua grande coppa è citata nel poema, e l'iscrizione di Ischia scherza proprio su quella.

Luoghi

Fenicia
La costa dell'attuale Libano, patria dei mercanti che avevano inventato un alfabeto di ventidue segni.
Eubea
Grande isola greca vicina all'Attica: il suo alfabeto fu usato nelle colonie d'Occidente.
Ischia (Pithekoussai)
Isola del golfo di Napoli, sede di una delle prime colonie greche in Italia; qui fu trovata la coppa di Nestore.
Atene
Nel 403-402 a.C. adottò ufficialmente l'alfabeto ionico, che divenne lo standard di tutta la Grecia.

Da sapere

  • La parola «alfabeto» nasce dalle prime due lettere greche, alfa e beta.
  • Alfa e beta vengono dalle lettere fenicie aleph e bet, che volevano dire «bue» e «casa»: in greco sono diventati semplici nomi di lettere.
  • L'alfabeto greco classico ha 24 lettere: 7 vocali e 17 consonanti.
  • All'inizio i Greci scrivevano anche «a bue», con una riga da destra a sinistra e la successiva da sinistra a destra, come i solchi di un campo arato.
  • L'iscrizione della coppa di Nestore, a Ischia, richiama la coppa del re Nestore descritta nell'Iliade, e ha il ritmo dei versi: la poesia e la scrittura nascono quasi insieme.

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