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4 · Civiltà del mare vita quotidiana

Anfore per olio e vino

circa 800 a.C. Porti del Mediterraneo

In breve

L'anfora era un grande vaso di terracotta con due manici e il fondo a punta, usato per trasportare olio, vino e salse di pesce. La punta permetteva di incastrare le anfore una accanto all'altra nella stiva delle navi, o di piantarle nella sabbia. Ogni popolo e ogni regione aveva le sue forme, e spesso sui manici c'era il marchio di chi le produceva. Sul fondo del mare se ne trovano ancora interi carichi, rimasti nei relitti delle navi affondate.

Perché è importante Seguendo le anfore, gli archeologi ricostruiscono le rotte e i gusti a tavola dell'antichità.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Amphora»

Illustrazione: Anfore per olio e vino (Porti del Mediterraneo)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Anfore per olio e vino: Porti del Mediterraneo
Dove: Porti del Mediterraneo

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Il contenitore di tutto

Se oggi vuoi portare dell'olio o del vino da una parte all'altra del mondo, usi bottiglie, taniche, fusti o cisterne. Nell'antichità il contenitore per eccellenza era l'anfora. È un vaso di terracotta con due manici e il collo stretto, e la maggior parte ha il fondo a punta. Il nome viene dal greco e significa più o meno «portata da due parti», proprio per via dei due manici. Vasi di forma simile esistono già nella preistoria, nel Neolitico, ma è nel Mediterraneo antico che l'anfora diventa il contenitore di uso universale.

Perché la punta?

Il fondo appuntito sembra scomodo: un vaso così non sta in piedi da solo. Ma ha un grande vantaggio quando si carica una nave. Le anfore si possono sistemare una accanto all'altra e una sopra l'altra, in file e in strati, incastrando le punte tra le spalle di quelle sotto. Così si usa bene lo spazio e il carico non si muove, anche con il mare agitato. A terra le anfore si potevano piantare con la punta nella sabbia.

Le anfore trasportavano soprattutto vino, olio d'oliva e garum, una salsa di pesce molto usata in cucina. Le loro dimensioni cambiavano a seconda dell'uso: la maggior parte era alta una quarantina di centimetri, ma ce n'erano di più piccole, sotto i trenta centimetri, e di molto grandi, fino a un metro e mezzo. Un'altra categoria di vaso, il pithos, era molto più grande e serviva solo per conservare le provviste in casa o nei magazzini: era troppo pesante per essere spostato. Non va confuso con l'anfora.

Ogni popolo, la sua forma

Ogni regione produceva anfore con una forma particolare. Un archeologo esperto riconosce subito, guardando il collo, i manici e il fondo, da dove viene un'anfora. Per questo i frammenti sono così preziosi. Se si trova un coccio di una certa forma in un porto lontano, si capisce che là sono arrivati olio o vino di quella regione. Seguendo le anfore, gli archeologi ricostruiscono le rotte commerciali, quali prodotti si vendevano e che gusti avevano i popoli antichi.

I Romani le fabbricavano al tornio e le marcavano con un bollo, un timbro che indicava il produttore o la bottega. Lo studioso Heinrich Dressel le classificò in tipi, e ancora oggi gli archeologi usano il suo sistema. Quando le anfore erano vuote venivano di solito rotte e gettate via. A Roma, i cocci formarono col tempo una collina artificiale, il monte Testaccio.

Anfore di lusso e di tutti i giorni

Non tutte le anfore servivano per il trasporto. I Greci ne facevano di bellissime, dipinte con scene di dei, eroi e battaglie, e le usavano nelle cerimonie e nei funerali. Quelle più famose sono le anfore panatenaiche: erano date come premio ai vincitori dei giochi in onore della dea Atena e contenevano olio d'oliva. Quelle da trasporto, invece, erano semplici e senza decorazioni, perché dovevano soltanto fare il loro lavoro.

L'anfora nel mare

Ancora oggi, sul fondo del Mediterraneo, si trovano interi carichi di anfore, rimasti nei relitti delle navi affondate. Sono una fonte preziosa: ci dicono che cosa si trasportava, da dove si partiva e dove si andava. Un relitto del VII secolo a.C. scoperto a Mazarrón, vicino a Cartagena, in Spagna, mostra che già a quel tempo le navi percorrevano grandi distanze lungo le coste.

La fine dell'anfora

La produzione diminuì intorno al VII secolo dopo Cristo. Da allora, per trasportare liquidi, si usarono sempre più botti di legno e otri di pelle, più leggeri e meno fragili. Ma l'anfora non scomparve del tutto: alcuni vignaioli di oggi la usano ancora per far fermentare e conservare il vino, riscoprendo una tecnica antica.

Perché successe

L'anfora nasce dalla necessità di spostare liquidi e cibi per lunghe distanze, soprattutto per mare. Un vaso di terracotta è impermeabile se ben cotto, costa poco, non rovina il vino o l'olio, e si può produrre in grandi quantità. Il legno e le pelli erano più difficili da avere e da lavorare, e meno adatti a lunghi viaggi.

Con l'aumento dei commerci, nel I millennio a.C., Fenici e Greci diffusero modelli di anfora sempre più standardizzati. Più navi, più porti e più mercanti volevano dire più bisogno di contenitori di forma e capacità note, così che tutti sapessero quanto olio o vino stavano comprando.

Cosa cambiò

Le anfore resero possibile un commercio di prodotti di uso comune come mai prima di allora. Il vino greco, l'olio dell'Italia e della Spagna, il garum del Mediterraneo occidentale viaggiarono ovunque, arricchendo i mercanti e mescolando i gusti dei popoli.

Per noi le anfore sono diventate uno dei più importanti strumenti dell'archeologia. Con i loro frammenti si datano gli scavi e si capisce quali città commerciassero fra loro. In molti siti antichi, i cocci di anfora sono il materiale più abbondante.

Anche oggi la parola «anfora» richiama il Mediterraneo antico, e l'idea di un contenitore standard per il trasporto è alla base dei nostri container. Il monte Testaccio, a Roma, è fatto quasi solo di cocci di anfore da olio: un'enorme discarica del passato che ci racconta quanto olio arrivasse in città.

Persone e luoghi chiave

Persone

Heinrich Dressel
Studioso che classificò le anfore romane in tipi: ancora oggi si usa il suo sistema.

Luoghi

Monte Testaccio
Collina artificiale di Roma, formata da cocci di anfore da olio gettate dopo l'uso.
Relitti del Mediterraneo
Navi affondate con il loro carico di anfore, dalle quali gli archeologi leggono le rotte.
Atene
La città dove le anfore panatenaiche, piene d'olio, erano date come premio ai vincitori delle gare.

Da sapere

  • La parola «anfora» viene dal greco e ricorda i due manici, «portata da due parti».
  • Le anfore da trasporto avevano la punta per incastrarsi bene nella stiva e nella sabbia.
  • A Roma esiste una collina fatta di cocci di anfore da olio: il monte Testaccio.
  • Le anfore panatenaiche erano date come premio ai vincitori dei giochi e contenevano olio d'oliva.
  • La salsa di pesce chiamata garum si trasportava in anfora.

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