Teatro di Eschilo
472 a.C. Teatro di Dioniso, Atene (Grecia)
In breve
Nel 472 a.C. ad Atene andò in scena «I Persiani» di Eschilo, la più antica tragedia arrivata intera fino a noi. Eschilo aveva combattuto davvero a Maratona, e nell'opera racconta la sconfitta persiana di Salamina vista dalla parte dei vinti. Le tragedie si rappresentavano durante le feste del dio Dioniso, in teatri all'aperto con migliaia di spettatori. Gli attori, tutti uomini, portavano maschere e recitavano anche le parti femminili.
Perché è importante Con Eschilo il teatro diventa il luogo dove la città riflette su sé stessa, sul potere e sul dolore.
Fonte: Treccani, voce «Eschilo»

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura
Il racconto
Il teatro nasce da una festa
Il teatro, come lo conosciamo, è nato ad Atene. Non era un passatempo, ma una cerimonia religiosa. Le rappresentazioni facevano parte delle feste in onore di Dioniso, il dio del vino e delle feste, e avvenivano in un teatro costruito all'aperto sulle pendici dell'Acropoli. Al centro dello spazio dell'azione, che si chiamava orchestra, c'era un altare del dio. Gli spettatori sedevano sul pendio, in gradinate di legno e poi di pietra: dopo i lavori in pietra del IV secolo a.C. il teatro poteva contenere circa 15.000 persone. Secondo la tradizione, la prima rappresentazione di una tragedia avvenne ad Atene tra il 536 e il 533 a.C., con Tespi, il suo «inventore», ma di quella fase iniziale sappiamo poco.
La tragedia (il nome viene probabilmente da una parola che significa «canto del capro») era una gara. Gli autori presentavano le loro opere in un concorso, e una giuria sceglieva il vincitore. Le tragedie erano scritte in versi, alternavano parti recitate a parti cantate dal coro, un gruppo di persone che commentava l'azione cantando e danzando.
Un poeta che era stato soldato
Eschilo nacque a Eleusi, vicino ad Atene, intorno al 525 a.C. In gioventù fu soldato. Combatté a Maratona nel 490 a.C., dove morì suo fratello Cinegiro, e prese parte anche alle battaglie di Salamina (480) e di Platea (479). Quando morì, a Gela, in Sicilia, nel 456 a.C., sulla sua tomba fu scritto un epitaffio che ricordava soltanto le sue imprese di soldato a Maratona. Dei suoi successi come poeta non diceva nulla, come lui stesso aveva chiesto.
Eschilo vinse molte volte: il suo primo successo ai concorsi tragici, secondo la tradizione, arrivò nel 484 a.C., e in tutto ottenne tredici vittorie. Perse invece, intorno al 468, contro un giovane autore, Sofocle. Di lui si conoscono circa 80-90 titoli, tra opere citate dagli antichi e ricostruite dagli studiosi, ma solo sette sono arrivate fino a noi per intero: «I Persiani», «I sette contro Tebe», «Le supplici», «Prometeo incatenato» e le tre tragedie dell'«Orestea». Secondo Aristotele, fu lui a introdurre un secondo attore, rendendo possibile il dialogo e riducendo il peso del coro. Il terzo attore fu poi aggiunto da Sofocle.
«I Persiani»
Nel 472 a.C. Eschilo presentò al Teatro di Dioniso «I Persiani», e vinse il concorso. Ancora oggi è la più antica tragedia che ci sia arrivata intera, e quindi la più antica opera teatrale completa che possediamo. È anche l'unica tragedia conservata che parla di un fatto storico recente invece che di miti. Erano passati solo otto anni dalla battaglia di Salamina, e molti spettatori ricordavano di aver combattuto o di aver avuto un parente in guerra.
La scena è ambientata a Susa, la capitale persiana, dove un coro di anziani consiglieri del re aspetta notizie dell'esercito. La regina Atossa, madre di Serse, racconta di un sogno che la inquieta. Arriva un messaggero e annuncia la sconfitta: la flotta persiana è stata distrutta a Salamina. Il messaggero descrive nei dettagli la battaglia, vista dalla parte dei vinti. Poi compare lo spettro di Dario, il vecchio re, che spiega perché il figlio ha perso: per la «hybris», la tracotanza, cioè l'orgoglio smisurato di chi crede di poter fare tutto, anche sfidare gli dèi. Alla fine arriva Serse in persona, sconfitto, e piange insieme al coro.
Colpisce il punto di vista: un autore ateniese, che aveva combattuto contro i Persiani, immagina il dolore dei nemici. Nessun Greco è in scena, nessuno festeggia la vittoria. Gli Ateniesi, guardando, potevano capire che anche i loro nemici soffrivano, e che i grandi imperi possono cadere se chi comanda esagera.
Dopo Eschilo
Nel 458 a.C. Eschilo presentò l'«Orestea», una trilogia composta da «Agamennone», «Coefore» ed «Eumenidi». È l'unica trilogia greca classica sopravvissuta per intero. Racconta una catena di vendette dentro una famiglia. Intorno al 330 a.C. Atene gli dedicò una statua di bronzo all'ingresso del teatro. Nel frattempo altri autori, come Sofocle ed Euripide, avevano raccolto la sua eredità, e il teatro greco era diventato una delle glorie della città.
Perché successe
Il teatro greco nasce dal culto. Le feste di Dioniso comprendevano canti e danze di cori, e da questi riti si sviluppò, nel VI secolo a.C., la tragedia. Il teatro, che doveva ospitare migliaia di persone, fu costruito sul pendio dell'Acropoli perché la città vi potesse partecipare insieme.
A dare a Eschilo l'argomento dei «Persiani» fu la guerra. Dopo Maratona e Salamina gli Ateniesi si sentivano protagonisti di un'epoca nuova e volevano capire che cosa fosse successo. Il teatro era il posto dove la città si poneva le grandi domande, e le tragedie parlavano di giustizia, di destino, di colpa, di potere. «I Persiani» è uno dei rari casi in cui questa riflessione parte da un fatto davvero accaduto.
Cosa cambiò
Con Eschilo la tragedia diventò un genere maturo. L'introduzione del secondo attore permise di mettere in scena conflitti tra personaggi, non solo commenti del coro, e aprì la strada a Sofocle ed Euripide. Il teatro ateniese diventò un modello per i Greci e, più tardi, per i Romani.
Le tragedie greche sono ancora rappresentate in tutto il mondo. Ogni anno si mette in scena l'«Orestea» o «I Persiani», e ci si accorge che i temi sono attualissimi: che cosa succede a chi vince una guerra, come si ferma la catena della vendetta, quando il potere diventa tracotanza. Molte parole del nostro vocabolario vengono dal teatro greco: «tragedia», «coro», «scena», «orchestra».
Il caso dei «Persiani» ci ricorda anche una cosa importante per lo studio della storia: la voce dei vinti. Un autore che prova a capire il dolore del nemico ci dà una lezione di umanità che non è scontata, né nel V secolo a.C. né oggi.
Persone e luoghi chiave
Persone
- Eschilo
- Poeta tragico nato a Eleusi (circa 525 a.C.) e morto a Gela (456 a.C.): soldato a Maratona, Salamina e Platea e autore di sette tragedie conservate.
- Tespi
- Secondo la tradizione, l'«inventore» della tragedia, attivo ad Atene negli anni 536-533 a.C. circa.
- Sofocle
- Più giovane di Eschilo, lo batté in un concorso intorno al 468 a.C. e, secondo la tradizione, introdusse il terzo attore.
- Serse e Atossa
- Il re e la regina madre, personaggi dei «Persiani»; il vero Serse fu l'avversario dei Greci nel 480 a.C.
Luoghi
- Teatro di Dioniso
- Teatro di Atene sulle pendici meridionali dell'Acropoli, il più importante del mondo greco nel V e IV secolo a.C.
- Eleusi
- Cittadina vicino ad Atene dove nacque Eschilo.
- Gela
- Città greca della Sicilia dove Eschilo morì nel 456 a.C.
- Susa
- Capitale dell'impero persiano e luogo dove si svolge l'azione dei «Persiani».
Da sapere
- «I Persiani» è la più antica tragedia greca arrivata fino a noi per intero.
- Il teatro di Dioniso, nella sua versione in pietra del IV secolo a.C., poteva ospitare circa 15.000 spettatori.
- Eschilo volle sulla tomba soltanto il ricordo di Maratona, non quello delle sue tragedie.
- Di Eschilo si conoscono circa 80-90 titoli, ma ne restano intere solo sette.
- L'«Orestea», del 458 a.C., è l'unica trilogia della tragedia greca arrivata completa.
Per approfondire
- Treccani, voce «Eschilo» treccani.it
- Wikipedia, «I Persiani» it.wikipedia.org
- Wikipedia, «Teatro di Dioniso» it.wikipedia.org
- Treccani, voce «Tragedia» treccani.it
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