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5 · Grecia arte

Biblioteca di Alessandria

circa 295 a.C. Alessandria d'Egitto

In breve

Ad Alessandria i re Tolomei crearono il Museo, un centro di studio dedicato alle Muse, e accanto una biblioteca immensa. L'obiettivo era raccogliere tutti i libri del mondo conosciuto, scritti su rotoli di papiro. Si racconta che le navi in arrivo nel porto venissero perquisite e i libri trovati a bordo copiati: la biblioteca teneva l'originale e restituiva la copia. Secondo le fonti antiche arrivò a contenere centinaia di migliaia di rotoli.

Perché è importante Fu il più grande centro del sapere dell'antichità, dove lavorarono scienziati e poeti da tutto il Mediterraneo.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Library of Alexandria»

Illustrazione: Biblioteca di Alessandria (Alessandria d'Egitto)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Biblioteca di Alessandria: Alessandria d'Egitto
Dove: Alessandria d'Egitto

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una città nuova per i libri

Quando Alessandro Magno morì, i suoi generali si divisero l'impero. In Egitto prese il potere uno di loro, Tolomeo, che si fece chiamare faraone e diede inizio a una dinastia, i Tolomei. Aveva a disposizione una città nuova, Alessandria, fondata da Alessandro sul mare, ricca di commerci e piena di Greci. Tolomeo I e i suoi successori vollero farne la capitale della cultura. Per questo crearono il Museo, cioè la «casa delle Muse», le dee delle arti e delle scienze. Era un luogo dove studiosi di ogni parte del mondo greco potevano vivere e lavorare. Accanto al Museo sorse la Biblioteca.

Il progetto è attribuito probabilmente a Tolomeo I, intorno al 295 a.C. (la data è approssimata), ma la Biblioteca nacque soprattutto sotto suo figlio Tolomeo II Filadelfo, che regnò dal 283 a.C., e fu lui a riempirne gli scaffali. Alla guida c'era un sovrintendente nominato dal re. Una tradizione, che deriva da un testo chiamato «Lettera di Aristea» (su cui gli studiosi hanno dubbi), attribuisce il primo ordinamento a Demetrio Falereo.

Come si riempiva una biblioteca

A quei tempi i libri erano rotoli di papiro, copiati a mano uno per uno. Per raccogliere tutto il sapere i Tolomei usarono molti mezzi. Secondo un editto di cui si parla nelle fonti, i libri trovati sulle navi che arrivavano nel porto di Alessandria dovevano essere consegnati alla biblioteca: il proprietario riceveva una copia, mentre l'originale restava in biblioteca. Si parlava di «libri delle navi». Così la raccolta cresceva continuamente.

Quanti libri c'erano? Nessuno lo sa con precisione. Gli studiosi moderni stimano circa 490.000 rotoli al tempo di Tolomeo II. A questi si aggiungeva una biblioteca più piccola, quella del Serapeo, un tempio della città, con circa 42.800 rotoli. Ma i numeri sono incerti, perché un rotolo poteva contenere più opere e molti erano doppioni.

Gli studiosi

La Biblioteca non era un magazzino, ma un laboratorio. Lì lavorarono studiosi che hanno cambiato la cultura. Zenodoto di Efeso, il primo direttore, preparò un'edizione critica dei poemi di Omero, cioè confrontò le diverse copie per cercare la versione più sicura, e ordinò i libri in ordine alfabetico. Callimaco di Cirene compilò probabilmente il primo catalogo, i «Pinakes». Fra i bibliotecari ci furono anche il poeta Apollonio Rodio e lo scienziato Eratostene. Nel II secolo a.C. Aristofane di Bisanzio e Aristarco di Samotracia portarono a grande livello lo studio della lingua e dei testi.

Nel Museo lavorarono anche altri grandi nomi: il matematico Euclide, il medico Erofilo, considerato un fondatore della medicina sperimentale, e molto più tardi, ad Alessandria, la studiosa Ipazia. Ad Alessandria, inoltre, cominciò la traduzione in greco della Bibbia ebraica, la «Settanta», nel III secolo a.C. Fu un luogo di incontro fra culture diverse.

La fine: una storia lunga

Come finì la Biblioteca? Probabilmente non con un unico incendio, come spesso si racconta. Dopo la metà del II secolo a.C., disordini e lotte interne fecero perdere pian piano importanza al Museo e alla Biblioteca. Nel 48 a.C., quando Giulio Cesare combatteva ad Alessandria, un incendio nel porto danneggiò probabilmente un magazzino con dei libri. Le fonti antiche danno cifre molto diverse: 40.000 libri secondo Seneca, 400.000 secondo Orosio, 700.000 secondo Aulo Gellio. Ma la Biblioteca sopravvisse in parte: il geografo Strabone vi lavorò tra il 25 e il 20 a.C., e l'imperatore Claudio ampliò gli edifici.

Altri colpi vennero dopo. Verso il 270 d.C., durante la guerra dell'imperatore Aureliano contro Zenobia, fu forse distrutto il quartiere del palazzo reale, dove si trovava la biblioteca. Nel 391 d.C., con l'editto dell'imperatore Teodosio I contro i culti antichi, fu distrutto il Serapeo, cioè la biblioteca minore. Esiste infine una storia secondo cui nel 642 d.C., dopo la conquista araba, il generale ʿAmr ibn al-ʿĀṣ avrebbe bruciato i libri per ordine del califfo ʿUmar. Si trova in fonti molto tarde, e molti studiosi la ritengono una leggenda.

Oggi ad Alessandria c'è una nuova biblioteca, la Bibliotheca Alexandrina, inaugurata nel 2002, che vuole ricordare l'antica.

Perché successe

I Tolomei volevano rendere prestigioso il loro regno, appena nato e governato da una dinastia di origine macedone. Avere i più grandi studiosi e la più grande raccolta di libri del mondo era un modo di dimostrare la loro potenza e di legittimare il potere sugli Egiziani e sui Greci.

C'erano anche ragioni pratiche. Dopo le conquiste di Alessandro, le conoscenze dei Greci, degli Egiziani, dei Babilonesi e dei Persiani erano entrate in contatto. Bisognava raccogliere, tradurre, confrontare. Alessandria era il posto ideale: un porto aperto a tutto il Mediterraneo, dove arrivavano persone e manoscritti da ogni parte. Con ricchezza e potere, i re potevano permettersi di comprare, copiare e conservare i libri.

Cosa cambiò

La Biblioteca rese Alessandria la capitale del sapere del mondo ellenistico. Gli studiosi che vi lavorarono fecero scoperte e lasciarono metodi di lavoro che sono ancora alla base della ricerca: l'edizione critica di un testo, il catalogo per autori, la classificazione in ordine alfabetico, il confronto tra manoscritti.

Molti testi dell'antichità sono arrivati fino a noi grazie al lavoro di copia e di studio fatto in quei secoli. Anche se la maggior parte dei libri della Biblioteca è andata perduta, la sua idea, cioè che sia utile raccogliere in un posto solo tutta la conoscenza e metterla a disposizione di chi studia, ha ispirato le biblioteche di ogni epoca.

La sua storia ci insegna anche una cosa importante sulla perdita del sapere. Spesso si pensa a un grande rogo improvviso, ma in realtà la fine fu lenta: mancò il sostegno dei governanti, le istituzioni decaddero, i libri non vennero più copiati. Anche oggi, conservare la conoscenza richiede cure continue, non soltanto edifici.

Persone e luoghi chiave

Persone

Tolomeo I
Generale di Alessandro, primo re d'Egitto della dinastia dei Tolomei: a lui si attribuisce il progetto del Museo e della Biblioteca.
Tolomeo II Filadelfo
Suo figlio, che dal 283 a.C. diede un impulso decisivo alla raccolta dei libri.
Zenodoto di Efeso
Primo direttore della Biblioteca, curò l'edizione critica di Omero.
Callimaco di Cirene
Poeta e studioso che compilò il primo catalogo, i «Pinakes».
Eratostene
Scienziato e bibliotecario, che accrebbe la raccolta di trattati scientifici.

Luoghi

Alessandria d'Egitto
La città sul Mediterraneo fondata da Alessandro Magno dove sorgevano il Museo e la Biblioteca.
Serapeo
Tempio di Alessandria con una biblioteca minore, distrutto nel 391 d.C.
Bibliotheca Alexandrina
La nuova grande biblioteca di Alessandria, inaugurata nel 2002.

Da sapere

  • Secondo un editto, i libri trovati sulle navi nel porto di Alessandria dovevano essere consegnati alla Biblioteca, che ne faceva una copia per il proprietario.
  • Si stima che nella Biblioteca ci fossero circa 490.000 rotoli di papiro al tempo di Tolomeo II.
  • Il primo catalogo per autori, i «Pinakes», fu probabilmente opera di Callimaco.
  • La traduzione greca della Bibbia ebraica, detta «dei Settanta», cominciò ad Alessandria nel III secolo a.C.
  • La leggenda dell'incendio arabo del 642 fu giudicata falsa già nel Settecento da uno studioso, Renaudot.

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