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4 · Civiltà del mare scienza e tecnica

Lineare B

circa 1450 a.C. Cnosso (Creta) e Pilo (Grecia)

In breve

La Lineare B è la scrittura usata dai Micenei negli archivi dei loro palazzi, a Cnosso, Pilo e Micene. Era fatta di segni che indicavano sillabe, insieme a disegni per contare cose come cavalli, carri e vasi d'olio. Nel 1952 l'architetto inglese Michael Ventris scoprì che nascondeva una forma antichissima di greco. Le tavolette d'argilla si sono conservate perché gli incendi che distrussero i palazzi le cossero come mattoni.

Perché è importante Sono i più antichi documenti scritti in lingua greca.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Linear B»

Illustrazione: Lineare B (Cnosso (Creta) e Pilo (Grecia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Lineare B: Cnosso (Creta) e Pilo (Grecia)
Dove: Cnosso (Creta) e Pilo (Grecia)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Tavolette cotte per caso

Nell'aprile del 1900, pochi giorni dopo l'inizio degli scavi nel palazzo di Cnosso, a Creta, l'archeologo inglese Arthur Evans trovò una grande quantità di tavolette d'argilla coperte di segni. Portavano scritte in righe orizzontali. L'argilla, di solito, si scioglie con l'umidità e si sbriciola. Quelle tavolette si erano conservate perché gli incendi che distrussero il palazzo le avevano cotte, trasformandole in qualcosa di simile a terracotta.

Evans le studiò e le confrontò con altre iscrizioni di Creta. Riconobbe due scritture diverse, che chiamò Lineare A e Lineare B, per via delle linee sottili con cui sono tracciati i segni. La Lineare A è più antica ed è la scrittura dei Minoici; nessuno è ancora riuscito a leggerla. La Lineare B comparve più tardi, ed è quella di cui parliamo qui.

Come è fatta

La Lineare B ha circa ottantasette segni che rappresentano sillabe, come «pa», «ko», «ti», e più di cento ideogrammi, cioè piccoli disegni che stanno per un oggetto intero: un vaso, un cavallo, un carro, una pecora, una misura di grano. Non è un alfabeto come il nostro, in cui ogni segno è una lettera. Ogni sillaba ha il suo segno. Per questo scrivere certe parole richiede qualche trucco, e alcuni suoni vengono omessi.

Tavolette di Lineare B sono state trovate a Cnosso, a Pilo, a Micene e in altri centri. Se ne contano migliaia: circa 4.158 a Cnosso e circa 1.026 a Pilo, dove le scavò l'archeologo americano Carl Blegen nel 1939. Il periodo d'uso va dal 1450 a.C. al 1200 a.C. circa, ma la data delle tavolette di Cnosso è discussa: Evans le collocava intorno al 1400 a.C., Blegen intorno al 1200 a.C., e la questione non si è mai risolta del tutto.

Che cosa ci scrivevano

Chi si aspettava poemi o storie rimase deluso. Le tavolette sono registri, liste, inventari. Raccontano quanta lana, quante pecore, quanto grano o quanto olio venivano consegnati e a chi, spesso a gruppi legati alla religione. Alcune si occupano di cose militari. Sono, in sostanza, i conti dei palazzi, scritti da funzionari che tenevano sotto controllo la ricchezza del re.

Il mistero

Per cinquant'anni nessuno riuscì a leggerle. Non si conosceva la lingua, e quasi nessuno si aspettava che dietro quei segni ci fosse il greco. Perfino Ventris, da giovane, pensò a un legame con l'etrusco. Proprio per questo la soluzione fu così sorprendente.

La decifrazione

Una pietra miliare fu il lavoro di Alice Kober, una studiosa di lingue antiche del Brooklyn College, a New York. Kober lavorava con una pazienza straordinaria, ritagliando e ordinando circa 180.000 schede di carta. Tra il 1945 e il 1948 dimostrò due cose: che la lingua usava parole che cambiavano la fine a seconda della funzione nella frase, proprio come in latino, e che certi segni avevano lo stesso suono di consonante o di vocale, e li dispose in una griglia. Kober morì nel 1950, a 43 anni, senza sapere se il suo lavoro sarebbe servito.

Servì. Un giovane architetto inglese, Michael Ventris, aveva visto a 14 anni, nel 1936, una conferenza di Evans e aveva deciso di decifrare quella scrittura. A 18 anni pensava ancora che fosse legata all'etrusco. Poi, partendo dalle griglie di Kober e dai calcoli propri, cominciò a dare un suono ai segni. All'inizio non credeva che fosse greco. Ma quando i suoni cominciarono ad assumere un senso, apparvero parole greche arcaiche. Il 1° luglio 1952, in una trasmissione della radio BBC, annunciò la scoperta: la Lineare B scriveva greco.

Un ascoltatore, John Chadwick, linguista di Cambridge, capì subito l'importanza e si offrì di aiutarlo. Una prova decisiva arrivò nel 1953, da una tavoletta di Pilo, che mostrava il disegno di un tripode, un treppiede, accanto a una parola che, letta con la nuova chiave, suonava «ti-ri-po-de», cioè «tripodi». La parola era greca e il disegno la confermava. Ventris e Chadwick scrissero insieme il libro «Documents in Mycenaean Greek». Uscì nel 1956, poche settimane dopo la morte di Ventris, che il 6 settembre di quell'anno perse la vita in un incidente d'auto.

Perché successe

I Micenei erano un popolo di lingua greca che dominava la Grecia del continente e, dopo il 1450 a.C. circa, prese il controllo anche di Cnosso. Avevano palazzi grandi e ricchi, simili a quelli cretesi, e come i Cretesi avevano bisogno di tenere conto di tutto ciò che entrava e usciva dai magazzini.

Per scrivere la loro lingua, il greco, adattarono la scrittura che già c'era sull'isola: la Lineare A dei Minoici. Il sistema originale era pensato per un'altra lingua, e così la Lineare B nacque come un adattamento un po' scomodo. Non era perfetta per scrivere il greco, ma bastava per tenere i conti.

Cosa cambiò

La decifrazione del 1952 spostò all'indietro di circa 700 anni la storia scritta del greco. Prima si pensava che i Greci avessero imparato a scrivere intorno all'VIII secolo a.C. Le tavolette provarono che già nel II millennio a.C. i palazzi del Peloponneso e di Creta usavano una scrittura per la loro lingua. Le tavolette sono i più antichi documenti scritti in greco che conosciamo.

Oltre alla lingua, le tavolette ci raccontano la società micenea: mestieri, gruppi di lavoratori, offerte agli dèi e consegne di merci. Mostrano un mondo organizzato da palazzi che controllavano la produzione di lana, olio e bronzo.

La storia di questa scoperta è diventata anche una lezione di metodo. Mostra come il lavoro di molte persone, spesso dimenticate come Alice Kober, sia necessario perché qualcuno arrivi al risultato finale. Oggi la Lineare B si studia nelle università e molte tavolette si conservano nei musei della Grecia.

Persone e luoghi chiave

Persone

Arthur Evans
Archeologo inglese (1851-1941): trovò le tavolette a Cnosso nel 1900 e distinse Lineare A e Lineare B.
Alice Kober
Studiosa americana (1906-1950): con 180.000 schede dimostrò che la lingua aveva le desinenze e preparò la strada alla decifrazione.
Michael Ventris
Architetto inglese (1922-1956): nel 1952 dimostrò che la Lineare B scriveva greco.
John Chadwick
Linguista di Cambridge che collaborò con Ventris e scrisse con lui il libro sul greco miceneo.
Carl Blegen
Archeologo americano che scavò Pilo e nel 1939 vi trovò una grande raccolta di tavolette.

Luoghi

Cnosso
Palazzo di Creta dove nel 1900 Evans scoprì il primo grande archivio di tavolette.
Pilo
Palazzo miceneo nel sud-ovest del Peloponneso: circa 1.026 tavolette trovate da Blegen.
Micene
Cittadella nel Peloponneso dove furono trovate tavolette in Lineare B.

Da sapere

  • Le tavolette si sono conservate perché l'incendio che distrusse i palazzi le ha cotte come mattoni.
  • Ventris aveva 14 anni quando decise di decifrare questa scrittura.
  • Alice Kober lavorava con circa 180.000 schede ricavate da carta di recupero.
  • Il disegno di un tripode accanto alla parola «ti-ri-po-de» fu una prova decisiva che la lingua fosse greco.
  • Nelle tavolette non ci sono poemi né storie: solo conti, liste di merci e nomi.

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