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6 · Roma arte

Plauto e la commedia

circa 200 a.C. Roma (Plauto era nato a Sarsina, in Romagna)

In breve

Tito Maccio Plauto, nato a Sarsina in Romagna, fu il più famoso autore di commedie della Roma antica. Le sue storie erano piene di servi furbi, padroni ingenui, scambi di persona e gemelli confusi. Il pubblico rideva in teatri di legno montati per le feste, perché a Roma il primo teatro di pietra arrivò solo più di un secolo dopo. Le sue commedie, come l'Aulularia sull'avaro con la pentola d'oro, hanno ispirato scrittori come Shakespeare e Molière.

Perché è importante Molte trame delle commedie e dei film di oggi nascono dagli scherzi e dagli equivoci inventati da Plauto.

Fonte: Treccani, voce «Plauto, Tito Maccio»

Illustrazione: Plauto e la commedia (Roma (Plauto era nato a Sarsina, in Romagna))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Plauto e la commedia: Roma (Plauto era nato a Sarsina, in Romagna)
Dove: Roma (Plauto era nato a Sarsina, in Romagna)

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Un autore che faceva ridere i Romani

Hai mai riso per uno scambio di persona, per un servo più furbo del padrone, per un vecchio avaro che nasconde un tesoro? Queste situazioni, che troviamo nelle commedie e nei film di oggi, hanno più di duemila anni. Le portò sul palcoscenico di Roma un autore chiamato Tito Maccio Plauto, il più famoso scrittore di commedie della Roma antica.

Di Plauto sappiamo meno di quanto vorremmo. Nacque a Sarsina, una cittadina dell'Appennino che nell'antichità si trovava in Umbria e che oggi fa parte della Romagna. Morì a Roma nel 184 a.C.: questa data è sicura. L'anno di nascita non lo conosciamo con precisione e gli studiosi lo calcolano a partire da una notizia di Cicerone, tra il 255 e il 250 a.C. Non era romano di nascita ma era un uomo libero. Una vecchia leggenda lo voleva costretto a lavorare a una macina da mulino per guadagnarsi da vivere, ma gli studiosi di oggi la considerano inventata.

Anche il suo nome è un piccolo mistero. «Maccio» sembra legato a Maccus, il nome di una maschera comica delle farse popolari. «Plauto», secondo antichi autori, sarebbe un soprannome che significava «dai piedi piatti». Forse Plauto lavorava nel mondo del teatro come attore o come autore di farse, ma anche di questo non c'è certezza.

Commedie greche in versione romana

Plauto non inventava le trame da zero. Prendeva commedie greche, soprattutto della cosiddetta «commedia nuova», che raccontava storie di famiglia e di innamorati, e le riscriveva in latino per il pubblico romano. Spesso univa insieme più commedie greche in una sola, una tecnica che i Romani chiamavano contaminatio. Le commedie in costume greco, con personaggi e ambientazioni greche, si chiamavano palliate, dal pallium, il mantello dei Greci. Per una sua commedia, le Bacchidi, il modello fu un testo del grande commediografo greco Menandro.

Il suo successo fu enorme. Secondo gli studiosi antichi, circolavano a nome di Plauto circa 130 commedie. Il dotto Varrone ne scelse 21 che considerava sicuramente sue. Di queste ne sono arrivate fino a noi 20 intere, e una, la Vidularia, solo a pezzi.

I personaggi e i trucchi della comicità

Nelle commedie di Plauto ritornano sempre gli stessi tipi di personaggi, come le carte di un mazzo. C'è il vecchio avaro o innamorato, il giovane innamorato, il soldato fanfarone che si vanta di imprese mai compiute, il parassita che mangia a spese altrui e il mercante di schiavi. E soprattutto c'è il servo furbo, che con una serie di inganni aiuta il padroncino a realizzare i suoi desideri. In un mondo in cui la schiavitù era normale, vedere sul palco lo schiavo più intelligente del padrone faceva ridere ed era anche una piccola rivincita.

Alcune commedie sono rimaste famose. L'Aulularia, la «commedia della pentola», racconta di un vecchio avaro, Euclione, che nasconde una pentola piena d'oro e vive nel terrore che qualcuno la rubi. I Menecmi parlano di due gemelli separati da bambini che si ritrovano nella stessa città, e tutti li scambiano l'uno per l'altro: è il prototipo della commedia degli equivoci. Il Miles gloriosus ha per protagonista un soldato spaccone. L'Anfitrione è l'unica commedia di Plauto con una storia ispirata alla mitologia. Lo Pseudolus ha per eroe uno schiavo ingannatore. I Captivi, «I prigionieri», è una commedia particolare, senza intrecci amorosi.

Plauto era anche un maestro della lingua. Mescolava parole del linguaggio di tutti i giorni, parole greche, parole inventate, giochi di parole e doppi sensi. Le sue commedie erano in parte cantate, con un accompagnamento musicale. La comicità nasceva dalle situazioni: gli scambi di persona, i travestimenti, gli equivoci.

Dove si recitava?

A Roma, ai tempi di Plauto, non c'era un teatro stabile. Le commedie andavano in scena durante le feste pubbliche in strutture provvisorie di legno, montate per l'occasione e poi smontate. La legge romana, infatti, vietava i teatri in muratura: erano ammesse solo costruzioni temporanee di legno, vicino ai luoghi di culto. Il primo teatro in muratura di Roma fu costruito molto più tardi da Pompeo, e finito nel 55 a.C.: per aggirare il divieto del Senato lo fece costruire come una grande gradinata di accesso a un tempio, il tempio di Venere Vincitrice.

L'eredità di Plauto

Dopo la sua morte le commedie di Plauto continuarono a essere recitate e studiate. I Menecmi sono stati la fonte della Commedia degli errori di William Shakespeare. Nel 1962 un musical di Broadway, A Funny Thing Happened on the Way to the Forum, si ispirò al Miles gloriosus e allo Pseudolus; nel cinema ne fece poi un film il regista Richard Lester. Quando ridiamo per un equivoco in una commedia di oggi, usiamo senza saperlo uno dei trucchi che Plauto aveva già perfezionato.

Perché successe

A Roma il teatro nacque in occasione delle feste pubbliche, i ludi, offerte dai magistrati per onorare gli dei e divertire il popolo. Nel III secolo a.C., dopo la conquista del Sud Italia, i Romani erano entrati in contatto con la cultura greca, e tra le cose che la città copiò con entusiasmo c'era anche il teatro.

Plauto arrivò nel momento giusto. Il pubblico voleva ridere e voleva storie nuove: lui prese le commedie greche e le adattò alla sensibilità romana, con una lingua viva, battute popolari e canzoni. Le sue commedie non sono traduzioni, ma riscritture libere, pensate per fare divertire gli spettatori.

Cosa cambiò

Le commedie di Plauto sono tra i primissimi testi interi in latino che possediamo. Per questo sono preziose anche per capire come parlavano i Romani di tutti i giorni, con espressioni popolari e giochi di parole. Per i linguisti sono un tesoro.

I personaggi che Plauto rese celebri, il vecchio avaro, il soldato spaccone, il servo furbo, i gemelli confusi, sono tornati in tante commedie successive. Non è un caso che molte storie comiche di oggi, a teatro, al cinema e in televisione, usino equivoci, scambi di persona e servitori furbi, proprio come faceva lui.

Anche la forma del teatro ha seguito una strada: dai palchi di legno provvisori si passò, con Pompeo, al teatro stabile in muratura, e poi a tanti teatri romani in tutto l'impero. Molti di questi si possono ancora visitare, e alcuni sono ancora usati per gli spettacoli estivi.

Persone e luoghi chiave

Persone

Tito Maccio Plauto
Autore comico nato a Sarsina e morto a Roma nel 184 a.C. Di lui ci restano venti commedie intere.
Menandro
Grande commediografo greco della «commedia nuova»: Plauto prese da lui il modello per alcune sue commedie.
Varrone
Studioso romano del I secolo a.C. che scelse 21 commedie considerate sicuramente di Plauto.
William Shakespeare
Autore inglese (1564-1616) che si ispirò ai Menecmi di Plauto per la Commedia degli errori.

Luoghi

Sarsina
Cittadina dell'Appennino, nell'attuale Romagna, dove nacque Plauto.
Roma
La città dove Plauto lavorò e dove le sue commedie andavano in scena durante le feste pubbliche.
Teatro di Pompeo
Il primo teatro in muratura di Roma, terminato nel 55 a.C.: poteva contenere circa 17.500 spettatori.

Da sapere

  • Su circa 130 commedie che circolavano a nome di Plauto, i dotti antichi ne ritenevano sicuramente sue 21.
  • I Menecmi, la commedia dei gemelli, ispirò Shakespeare per La commedia degli errori.
  • Il nome «Plauto» potrebbe essere un soprannome che voleva dire «dai piedi piatti».
  • A Roma i teatri in muratura erano vietati: Pompeo aggirò il divieto costruendo un teatro come gradinata di un tempio.
  • Nel 1962 un musical di Broadway si ispirò a due commedie di Plauto.

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