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4 · Civiltà del mare scienza e tecnica

Rotte oltre Gibilterra

circa 500 a.C. Stretto di Gibilterra e Atlantico

In breve

Le «Colonne d'Ercole», cioè lo stretto di Gibilterra, segnavano per gli antichi il confine del mondo conosciuto. I navigatori di Cartagine però le superarono: secondo un antico racconto, Annone scese lungo la costa dell'Africa occidentale con una grande flotta. Un altro capitano cartaginese, Imilcone, si spinse a nord lungo le coste atlantiche dell'Europa, forse in cerca di stagno. Già molto prima, i Fenici avevano fondato Gadir, l'attuale Cadice, affacciata sull'oceano.

Perché è importante Furono tra i primi a sfidare l'oceano aperto, quasi duemila anni prima delle grandi esplorazioni.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Hanno»

Illustrazione: Rotte oltre Gibilterra (Stretto di Gibilterra e Atlantico)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Rotte oltre Gibilterra: Stretto di Gibilterra e Atlantico
Dove: Stretto di Gibilterra e Atlantico

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Le porte dell'oceano

All'estremo ovest del Mediterraneo la Spagna e il Marocco si avvicinano fino a lasciare uno stretto passaggio di mare: è lo stretto di Gibilterra. Nell'antichità lo chiamavano le Colonne d'Ercole, perché secondo il mito Ercole, nelle sue fatiche, aveva piantato due colonne ai confini del mondo conosciuto. Al di là non c'era più il Mediterraneo, il mare che si conosceva bene, ma l'oceano Atlantico, grande, instabile e pieno di misteri. Per la maggior parte dei marinai antichi, andare oltre significava rischiare la vita.

I Fenici e i loro discendenti cartaginesi furono tra i pochi a spingersi fuori. A Cadice, in Spagna, affacciata proprio sull'Atlantico, c'era la colonia fenicia di Gadir. La tradizione la dice fondata verso il 1100 a.C., ma gli archeologi non hanno trovato nel sito strati più antichi del IX secolo a.C. Gadir aveva un celebre tempio di Melqart, il dio di Tiro che i Greci e i Romani identificavano con Ercole. Alcuni storici pensano che il nome «Colonne d'Ercole» possa essere nato proprio dalle colonne di quel tempio, ma è soltanto un'ipotesi.

Il viaggio di Annone

Intorno al V secolo a.C. Cartagine mandò un esploratore di nome Annone verso sud, lungo la costa atlantica dell'Africa. Forse apparteneva a una potente famiglia cartaginese, quella dei Magonidi. Secondo il racconto, la flotta contava sessanta navi, e il testo parla di trentamila persone a bordo, tra uomini e donne, anche se alcuni studiosi pensano che il numero reale fosse molto più basso, intorno a cinquemila. Lo scopo era fondare colonie sulla costa nord-occidentale dell'Africa.

Il resoconto del viaggio, detto «periplo» (cioè giro per mare), è arrivato fino a noi solo in copie greche abbreviate: l'originale in lingua punica è perduto. Il testo si interrompe all'improvviso, e gli studiosi pensano che i Cartaginesi possano averlo modificato per non rivelare ai rivali le rotte e i luoghi del commercio. È considerato il documento più vicino a una «letteratura» cartaginese che abbiamo.

Fin dove arrivò Annone? Le stime variano molto: dal sud del Marocco fino al Gabon, in Africa equatoriale. Il racconto parla anche di popoli ostili. Il passo più celebre riguarda un'isola dove vivevano persone coperte di peli, che i traduttori resero con la parola «gorillai». Annone ne uccise tre, e le loro pelli furono portate a Cartagine e conservate in un tempio fino alla distruzione della città nel 146 a.C., secondo lo scrittore romano Plinio. Da questo racconto deriva il nome del gorilla.

Il viaggio di Imilcone

Un altro cartaginese, Imilcone, visse più o meno nello stesso periodo, nel primo V secolo a.C. Forse era un parente di Annone. Egli puntò a nord: oltre le Colonne d'Ercole, lungo le coste dell'Europa atlantica. Anche il suo resoconto è andato perduto. Ne restano solo brevi citazioni in Plinio il Vecchio e in un poema latino tardo, l'Ora maritima di Avieno, scritto nel IV secolo dopo Cristo.

Secondo Avieno, Imilcone arrivò a un'«isola sacra» vicino alle Estrimnidi, terre ricche di stagno e piombo. Racconta che il mare era immobile, pieno di alghe che rallentavano le navi, con acque basse e animali mostruosi, e che la traversata «difficilmente si compie in quattro mesi». Gli studiosi sospettano che Imilcone abbia esagerato i pericoli, per rendere più grande la sua impresa o per scoraggiare i concorrenti greci. Probabilmente raggiunse la Bretagna, forse le isole britanniche. L'isola sacra potrebbe essere l'Irlanda, ma è solo un'ipotesi. Di sicuro non arrivò al Mar dei Sargassi.

Perché lo stagno

Lo stagno è il metallo che, mescolato al rame, dà il bronzo, e Avieno dice che le terre del nord ne erano ricche. Chi riusciva a procurarselo direttamente si assicurava un commercio prezioso. Questo può spiegare perché i Cartaginesi avessero interesse ad andare verso nord.

Il grande giro dell'Africa

Nello stesso periodo circolava un racconto più antico, di cui parliamo in un'altra scheda: quello dei marinai fenici mandati dal faraone Necao a fare il giro dell'Africa. Se fosse vero, i Fenici avrebbero percorso tutta la costa del continente molto prima dei Portoghesi. Gli storici non ne hanno prove, ma nemmeno possono escluderlo. Le imprese di Annone e di Imilcone, invece, sono meglio testimoniate, anche se ci sono pervenute in forme incomplete.

Perché successe

Cartagine, nel V secolo a.C., era una grande potenza commerciale. Aveva bisogno di nuovi mercati, di materie prime come lo stagno, l'oro e l'avorio e di nuove basi per le sue navi. Esplorare la costa atlantica serviva a trovare queste risorse e a fondare porti dove fermarsi.

Il Mediterraneo, poi, era affollato di rivali, soprattutto di Greci. Navigare oltre le Colonne d'Ercole permetteva ai Cartaginesi di aprire rotte che gli altri non conoscevano o non osavano percorrere, e di tenerle segrete. Forse anche per questo i resoconti dei viaggi sono incompleti: non si volevano dare informazioni ai concorrenti.

Cosa cambiò

I viaggi di Annone e di Imilcone resero i Cartaginesi i primi, tra i popoli mediterranei di cui abbiamo notizie, a spingersi con decisione sull'Atlantico. Aprirono rotte commerciali verso l'Africa occidentale e verso le terre dello stagno. Cadice e le altre colonie fenicie fuori dalle Colonne d'Ercole diventarono centri molto importanti.

Gli scritti che ne derivarono, per quanto frammentari, influenzarono i geografi greci e romani, che ripresero il racconto degli «uomini pelosi», delle nebbie e delle isole di stagno. Il nome «gorilla» è un'eredità di quei racconti.

Quasi duemila anni dopo, i navigatori portoghesi percorsero di nuovo quelle coste, con navi diverse ma con la stessa curiosità. E Cadice, fondata dai Fenici, è ancora oggi una città viva e uno dei centri abitati più antichi dell'Europa occidentale.

Persone e luoghi chiave

Persone

Annone
Esploratore cartaginese del V secolo a.C. circa: guidò una grande flotta lungo la costa atlantica dell'Africa.
Imilcone
Navigatore cartaginese che avrebbe esplorato le coste atlantiche dell'Europa, in cerca di stagno.
Avieno
Poeta latino del IV secolo d.C., nella cui Ora maritima sopravvivono brevi notizie sul viaggio di Imilcone.
Ercole (Melqart)
Eroe dei Greci, identificato con il dio di Tiro Melqart; legato alle Colonne d'Ercole.

Luoghi

Stretto di Gibilterra
Passaggio tra Spagna e Marocco che separa il Mediterraneo dall'Atlantico, le «Colonne d'Ercole» degli antichi.
Gadir (Cadice)
Colonia fenicia in Spagna, sull'Atlantico, ancora oggi una città viva.
Estrimnidi
Terre dell'Atlantico del nord ricche di stagno e piombo, nel racconto di Avieno.

Da sapere

  • Il nome «gorilla» deriva dal racconto di Annone sugli «uomini pelosi» di un'isola africana.
  • Il resoconto di Annone si è conservato solo in copie greche abbreviate: l'originale cartaginese è perduto.
  • Imilcone, secondo Avieno, disse che l'oceano «difficilmente si attraversa in quattro mesi».
  • Secondo Plinio le pelli degli «uomini pelosi» restarono in un tempio di Cartagine fino al 146 a.C.
  • Cadice è considerata una delle città più antiche dell'Europa occidentale ancora abitate.

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