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4 · Civiltà del mare scienza e tecnica

Eruzione di Thera

circa 1600 a.C. Thera, oggi Santorini (Grecia)

In breve

L'isola di Thera, l'attuale Santorini, fu sconvolta da una delle più grandi eruzioni vulcaniche degli ultimi diecimila anni. Il centro dell'isola sprofondò e il mare riempì la grande conca, la caldera, che si vede ancora oggi. La cenere coprì la città di Akrotiri, che però era già stata abbandonata: gli abitanti avevano fatto in tempo a fuggire. Sotto la cenere si sono conservate case a due piani con splendidi affreschi.

Perché è importante Akrotiri è una specie di Pompei dell'età del bronzo, una città fermata nel tempo.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Thera»

Illustrazione: Eruzione di Thera (Thera, oggi Santorini (Grecia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Eruzione di Thera: Thera, oggi Santorini (Grecia)
Dove: Thera, oggi Santorini (Grecia)

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Un'isola a forma di anello

Santorini, nelle isole Cicladi, è una delle mete più amate del mare Egeo: case bianche in cima a scogliere altissime, tramonti sul mare. Chi la guarda dall'alto però vede una forma strana. L'isola non è un disco pieno ma una mezzaluna, che si apre su una baia profonda e circolare. Quella baia è la caldera, un enorme cratere nato quando un vulcano ha sprofondato il proprio centro. Al centro della baia c'è un'isoletta vulcanica, Nea Kameni.

Prima dell'eruzione di cui parliamo l'isola aveva un aspetto diverso: era quasi un anello continuo di terra, con un solo passaggio tra le isole di Thera e di Aspronisi. Dentro quell'anello c'era un mare riparato, un porto naturale. Oggi chiamiamo l'isola Thera nei libri di archeologia e Santorini nel parlare comune.

Una città ferma nel tempo

Nella parte sud dell'isola sorgeva Akrotiri, un villaggio di pescatori e contadini nato già nel quinto millennio avanti Cristo, cresciuto nel tempo grazie ai commerci e alla lavorazione del rame. Prima della catastrofe era diventato una vera cittadina, con vie, piazzette e case a più piani. La città era cicladica, ma molto legata a Creta: l'arte ha tratti minoici e vi sono state trovate iscrizioni in Lineare A.

Nel 1867 un geologo francese vi fece i primi scavi. Ma la scoperta più importante cominciò nel 1967, con l'archeologo greco Spyridon Marinatos. Sotto metri di pomice e cenere comparvero strade e case in piedi, con edifici a più piani, vasi e ceramiche, calchi in gesso di mobili di legno scomparsi, e soprattutto affreschi dai colori ancora vivi. Tra i più belli ci sono la «Primavera» e le «Scimmie azzurre». Dopo la morte di Marinatos (1974), dal 1975 gli scavi furono guidati da Christos Doumas.

Il fatto sorprendente è che in tutta la zona scavata non è stato trovato nessun corpo umano, e un solo oggetto d'oro. Nel 1999 è emersa una statuetta d'oro di capra selvatica. Per gli archeologi questo significa che gli abitanti ebbero il tempo di andarsene portando con sé le cose di valore. Anche perché pare che, prima dell'eruzione vera e propria, ci siano state per mesi scosse e segnali che mettevano in guardia.

L'eruzione

L'eruzione fu tra le più grandi degli ultimi diecimila anni. I vulcanologi la classificano al grado 7 dell'indice VEI, che va da 0 a 8. Stime recenti, basate su dati raccolti nel mare, parlano di una quantità di materiale tra 28 e 41 chilometri cubi di roccia compatta, e di una colonna di gas e cenere alta circa 30-35 chilometri, fino alla stratosfera. Nella fase finale il centro del vulcano crollò e il mare invase l'enorme vuoto: nacque la caldera che si vede oggi.

Il crollo e le esplosioni generarono tsunami, onde enormi, che colpirono il nord di Creta. A Palaikastro i geologi stimano onde di circa nove metri; per altri luoghi le stime sono molto più alte e incerte. Sull'isola di Creta caddero cenere e scosse di terremoto, e alcuni villaggi furono distrutti.

Ma quando?

La data è uno dei problemi più discussi dell'archeologia. Da una parte ci sono le misure con il radiocarbonio, che dicono intorno al 1627-1600 a.C.: venne analizzato un ramo di ulivo sepolto vivo dalla pomice. Dall'altra, gli archeologi che guardano i vasi e le sincronie con l'Egitto propongono circa 1550-1480 a.C., un secolo dopo. Nel 2018 il gruppo di Charlotte Pearson ha mostrato che la curva usata per calibrare il radiocarbonio poteva avere un errore di qualche decennio; da allora le due scuole si sono avvicinate. Nel 2020 uno studio indica 1619-1596 oppure 1576-1545 a.C.; un altro, nel 2023, dà un intervallo tra 1610 e 1510 a.C. In pratica oggi si dice: tra la fine del XVII e il XVI secolo a.C., con anno preciso non ancora fissato. Per questo l'evento è indicato circa nel 1600.

E i Minoici?

Per molto tempo si è creduto che l'eruzione avesse distrutto la civiltà minoica. Gli scavi dicono altro: Creta si riprese in fretta, e il periodo seguente è considerato il più splendido della sua cultura. Siti danneggiati furono ricostruiti e furono costruiti nuovi palazzi. Più avanti, però, quella civiltà fu travolta da altre crisi, delle quali si è parlato nella scheda sui Minoici.

Un'idea molto famosa vorrebbe che l'eruzione sia il ricordo storico di Atlantide, l'isola scomparsa raccontata dal filosofo Platone. L'ipotesi fu proposta dallo stesso Marinatos, ma oggi gli studiosi non la considerano valida: Platone scrive molti secoli dopo e il suo racconto è una storia filosofica.

Perché successe

Le isole Cicladi sono vulcaniche perché si trovano nel punto in cui la grande placca africana scivola sotto quella euroasiatica. In profondità la roccia si scalda e si fonde, e il magma risale in una camera sotto il vulcano. Il vulcano di Thera era stato già in attività molte volte nei millenni precedenti, e le sue eruzioni avevano formato e riformato l'anello di isole.

Prima dell'esplosione, il magma si accumulò sotto l'isola per mesi o anni. Quando la pressione dei gas divenne troppo forte, si aprì una prima fase di eruzione, seguita dall'esplosione più violenta, quella che ha lanciato la colonna fino alla stratosfera. Alla fine, svuotata la camera magmatica, il tetto cedette e il centro dell'isola sprofondò. Gli abitanti, avvertiti dai terremoti, avevano già lasciato la città.

Cosa cambiò

A breve termine l'eruzione trasformò l'isola e il mare intorno: cenere e pomice ricoprirono Akrotiri, tsunami e terremoti colpirono Creta, e per un certo tempo il cielo si coprì di polvere. Tuttavia le società dell'Egeo non crollarono subito. I Minoici ricostruirono e per qualche generazione prosperarono ancora.

A lungo termine, la sepoltura sotto la cenere ha reso Akrotiri una straordinaria capsula del tempo. Possiamo vedere come erano fatte le case del XVI secolo a.C., che cosa si dipingeva sui muri, come si organizzavano le strade. Gli affreschi sono tra i più importanti dell'arte antica.

L'eruzione continua a far discutere gli scienziati: è un banco di prova per capire come si datano gli eventi antichi, perché mette a confronto radiocarbonio, anelli degli alberi, ghiacci e cronologie dell'Egitto. Quanto a Santorini, oggi la caldera è una baia aperta al mare, e al centro c'è l'isoletta vulcanica di Nea Kameni.

Persone e luoghi chiave

Persone

Spyridon Marinatos
Archeologo greco che nel 1967 iniziò gli scavi di Akrotiri; morì nel 1974.
Christos Doumas
Archeologo greco che diresse gli scavi di Akrotiri dopo la morte di Marinatos.
Charlotte Pearson
Ricercatrice che con il suo gruppo, nel 2018, ha mostrato un possibile errore di qualche decennio nella calibrazione del radiocarbonio.

Luoghi

Thera (Santorini)
Isola vulcanica delle Cicladi, nel mare Egeo, a forma di mezzaluna attorno a una caldera.
Akrotiri
Città dell'età del bronzo sul lato sud dell'isola, sepolta da pomice e cenere, con case a più piani e affreschi.
Nea Kameni
Isoletta vulcanica al centro della caldera di Santorini.
Palaikastro
Sito minoico sulla costa orientale di Creta, colpito da onde di circa nove metri.

Da sapere

  • Nelle strade di Akrotiri non è stato trovato nessun corpo umano: gli abitanti sembrano aver fatto in tempo a scappare.
  • L'unico oggetto d'oro scoperto nel sito è una piccola statuetta di capra selvatica, trovata nel 1999.
  • Il ramo di ulivo sepolto vivo dalla pomice è servito per datare l'eruzione con il radiocarbonio.
  • Nel 2005 il tetto che proteggeva gli scavi crollò e uccise un visitatore: il sito rimase chiuso fino al 2012.
  • L'eruzione è classificata VEI 7, uno dei gradi più alti dell'indice, ed è tra le più grandi degli ultimi diecimila anni.

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