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Maschera d'oro di Micene

circa 1550 a.C. Micene, Peloponneso (Grecia)

In breve

Nel 1876 l'archeologo tedesco Heinrich Schliemann scavò alcune tombe reali dentro le mura di Micene e trovò una maschera d'oro posata sul volto di un defunto. Schliemann era convinto che fosse il ritratto di Agamennone, il re dell'Iliade. Oggi sappiamo che la maschera è di circa tre secoli più antica della guerra di Troia raccontata da Omero. Il nome però è rimasto, e la maschera si ammira al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Perché è importante Mostra quanto oro e potere avessero i primi re greci dell'età del bronzo.

Fonte: Museo Archeologico Nazionale di Atene, sala micenea

Illustrazione: Maschera d'oro di Micene (Micene, Peloponneso (Grecia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Maschera d'oro di Micene: Micene, Peloponneso (Grecia)
Dove: Micene, Peloponneso (Grecia)

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Un uomo ossessionato da Omero

Heinrich Schliemann nacque in Germania nel 1822, in una famiglia modesta, e da giovane fece il garzone di bottega e il mozzo su una nave. Poi, a forza di lavorare e di studiare, divenne un ricco commerciante: prima a Pietroburgo, in Russia, poi in tutto il mondo, tra l'altro commerciando in polvere d'oro in California nel 1851. Imparava le lingue con una rapidità che stupiva i contemporanei: diceva di poterne apprendere una in circa sei settimane, e alla fine della vita parlava, oltre al tedesco, inglese, francese, olandese, spagnolo, portoghese, italiano, russo, svedese, polacco, greco, latino e arabo.

Era appassionato dei poemi di Omero e credeva che Troia, Micene e il re Agamennone fossero esistiti davvero. Con i guadagni si ritirò dagli affari e si dedicò all'archeologia. Nel 1870 cominciò a scavare nella collina di Hissarlik, in Turchia, dove l'appassionato di archeologia Frank Calvert pensava ci fosse Troia. Nel 1873, la sera prima di fermare i lavori, trovò un tesoro d'oro, che battezzò «tesoro di Priamo». Nel 1876 passò a Micene.

Lo scavo a Micene

Micene è una cittadina in Grecia, nel Peloponneso, dominata da una fortezza costruita sopra una collina. Omero la ricorda come la città di Agamennone, il capo dei Greci nella guerra di Troia. Per avere il permesso di scavare, Schliemann dovette accettare che lo affiancasse un archeologo greco, Panagiotis Stamatakis, incaricato dalla Società archeologica greca di controllare il lavoro.

Dentro le mura, vicino alla grande porta, Schliemann trovò un recinto circolare di lastre di pietra, oggi detto Circolo A. Sotto il terreno c'erano tombe profonde, scavate come pozzi nel terreno e chiamate «tombe a fossa». I defunti erano accompagnati da armi e da oggetti preziosi. Su alcuni volti, i defunti portavano maschere d'oro. La più famosa fu trovata nella tomba V.

La maschera

La maschera è fatta da un'unica lamina d'oro battuta con il martello contro una forma di legno; poi i particolari, come le sopracciglia, gli occhi, i baffi e la barba, furono incisi. Mostra un volto serio e dai tratti molto marcati. Si racconta che Schliemann mandasse un telegramma al re di Grecia, Giorgio I, con la frase «Ho guardato il volto di Agamennone». La frase è riportata, ma gli storici la considerano una citazione attribuita, non sicura.

Era un entusiasmo senza basi. Oggi sappiamo che la maschera risale al XVI secolo a.C., quindi a trecento o quattrocento anni prima della guerra di Troia, che, se è accaduta, si colloca verso il 1200 a.C. L'uomo sepolto non poteva essere Agamennone, e anzi non sappiamo chi fosse. Il nome «maschera di Agamennone» è rimasto soltanto per abitudine.

Dubbi e critiche

Qualche studioso ha messo in dubbio perfino l'autenticità della maschera. Due ricercatori, William Calder III e David Traill, hanno sostenuto che poteva non essere antica, ricordando che Schliemann in alcuni casi fu accusato di aver aggiunto oggetti agli scavi e che la maschera è diversa dalle altre. La maggior parte degli archeologi però non è d'accordo: i lavori furono osservati da testimoni, c'erano altre maschere trovate nello stesso scavo e la lavorazione ha somiglianze con oggetti sicuramente antichi come un rhyton d'oro a forma di testa di leone.

Anche su Schliemann il giudizio è complesso. Fu un uomo geniale e tenace, ma anche vanitoso e poco rigoroso. Ammise di aver inventato la storia di sua moglie Sophia che, a Troia, avrebbe portato via il tesoro nello scialle: lei in quel momento era ad Atene. I suoi metodi furono definiti «brutali»: a Troia scavò così in profondità da distruggere strati importanti, e non prendeva abbastanza appunti. Un altro archeologo, Carl Blegen, lo difese osservando che la scienza dello scavo, nel 1876, ancora non esisteva. Con il collaboratore Wilhelm Dörpfeld, Schliemann tornò poi a scavare a Tirinto e a Troia, e morì a Napoli nel dicembre del 1890.

Chi erano i signori delle tombe?

Le tombe del Circolo A appartengono ai primi re di cui abbiamo traccia nella Grecia continentale, forse una dinastia di guerrieri e capi. Nelle tombe c'erano armi e oggetti di lusso: segno di una società guidata da guerrieri, abituati alla guerra e in contatto con paesi lontani. Il Circolo A si trova dentro le mura della cittadella, vicino alla Porta dei Leoni, di cui parliamo in un'altra scheda.

Perché successe

Perché i primi re greci avessero tanto oro è una domanda aperta. Gli studiosi pensano che a metà del II millennio a.C. i capi del Peloponneso si arricchissero con la guerra, con il saccheggio e con il commercio di metalli e di oggetti preziosi lungo le rotte del Mediterraneo. In quel periodo i contatti con Creta erano frequenti e molte forme d'arte micenee imitano quelle minoiche.

In una società dove il potere stava nelle mani di guerrieri, ostentare l'oro anche nella morte era un modo di dire chi si era stati. La maschera non è un ritratto: è un modo di mostrare lo status del defunto agli occhi di chi veniva a onorarlo. Il fatto che sia stata fatta in un unico pezzo d'oro battuto dimostra grande abilità degli orafi, che forse avevano imparato il mestiere guardando i maestri cretesi.

Cosa cambiò

Le scoperte di Schliemann a Micene mostrarono per la prima volta, in modo spettacolare, che nella Grecia dell'età del bronzo era esistita una civiltà ricca e potente, ben prima della Grecia classica. Il mondo di Omero smise di essere solo un racconto e diventò, almeno in parte, oggetto di studio. Dal nome della città, quella civiltà è oggi detta micenea.

Il caso Schliemann ha insegnato anche una lezione sul metodo. Chi cerca solo la conferma di un'idea rischia di sbagliare: la maschera non era di Agamennone, e il «tesoro di Priamo» apparteneva a una Troia più antica di oltre mille anni rispetto alla guerra dei poemi. Gli archeologi che vennero dopo impararono a scavare con molto più metodo.

Oggi la maschera di Agamennone è nel Museo archeologico nazionale di Atene ed è una delle immagini simbolo della Grecia antica.

Persone e luoghi chiave

Persone

Heinrich Schliemann
Commerciante e archeologo tedesco (1822-1890): scavò a Troia, Micene e Tirinto; fu un pioniere ma anche molto criticato per i suoi metodi.
Panagiotis Stamatakis
Archeologo greco incaricato di controllare lo scavo di Schliemann a Micene nel 1876.
Sophia Schliemann
Moglie greca di Heinrich, sposata nel 1869 quando aveva circa 17 anni; ebbero due figli.
Agamennone
Re di Micene nell'Iliade e capo dei Greci contro Troia; personaggio del mito, non sappiamo se sia mai esistito.

Luoghi

Micene
Cittadella fortificata nel Peloponneso, centro dei re micenei; Patrimonio dell'Umanità.
Circolo A
Recinto circolare di tombe regali dentro le mura di Micene, scavato da Schliemann nel 1876.
Museo archeologico nazionale di Atene
Il museo di Atene dove si trova la maschera d'oro.
Hissarlik
Collina in Turchia che Schliemann scavò dal 1870, identificata con l'antica Troia.

Da sapere

  • Schliemann diceva di poter imparare una lingua nuova in circa sei settimane.
  • I figli di Heinrich e Sophia si chiamavano Andromaca e Agamennone, come personaggi dei poemi di Omero.
  • La famosa frase sul volto di Agamennone potrebbe non essere mai stata scritta nel modo in cui la ricordiamo.
  • La maschera è fatta con un solo foglio d'oro battuto con il martello su una forma di legno.
  • Ammise di aver inventato il racconto dello scialle di Sophia con cui, a Troia, avrebbe nascosto il tesoro.

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