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Annibale attraversa le Alpi

218 a.C. Alpi occidentali, tra Francia e Italia

In breve

Annibale, generale di Cartagine, partì dalla Spagna con un grande esercito e decine di elefanti da guerra. Superò i Pirenei e poi le Alpi in autunno, tra neve, freddo e sentieri strettissimi, perdendo molti uomini e animali. Arrivato in Italia sconfisse i Romani più volte, anche nella grande battaglia di Canne. Alla fine però fu richiamato in Africa e sconfitto a Zama nel 202 a.C.

Perché è importante La sua impresa è rimasta un esempio di coraggio e di strategia studiato ancora dagli storici militari.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Hannibal»

Illustrazione: Annibale attraversa le Alpi (Alpi occidentali, tra Francia e Italia)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Annibale attraversa le Alpi: Alpi occidentali, tra Francia e Italia
Dove: Alpi occidentali, tra Francia e Italia

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Il nemico venuto dalle Alpi

Annibale Barca era figlio di Amilcare, il generale cartaginese che aveva combattuto in Sicilia contro i Romani. Secondo un racconto tramandato dallo storico greco Polibio, da bambino il padre gli avrebbe fatto giurare di non essere mai amico di Roma. Gli studiosi di oggi dubitano che sia successo davvero, ma il racconto dice molto su come lo vedevano gli antichi: un nemico di Roma fin dall'infanzia.

Cartagine, dopo la prima guerra punica, si era rafforzata in Spagna. Lì Annibale, ancora giovane, divenne comandante. Nel 219 a.C. assediò Sagunto, una città spagnola alleata di Roma. L'assedio durò otto mesi e la città cadde. Roma chiese che Annibale fosse consegnato, Cartagine rifiutò e cominciò la seconda guerra punica.

La marcia verso l'Italia

Annibale prese una decisione audace: invece di aspettare i Romani in Spagna o di attaccarli dal mare, dove erano forti, avrebbe attraversato la Gallia e le Alpi e sarebbe sbucato nell'Italia del nord, dove nessuno se lo aspettava. Nella primavera del 218 a.C. partì da Nova Carthago, nella Spagna meridionale. Le fonti antiche danno cifre diverse e poco sicure: parlano di 90.000 fanti, 12.000 cavalieri e 37 elefanti, ma lungo il cammino ne lasciò molti a presidiare la Spagna e ne perse altri nelle marce.

Superò i Pirenei e attraversò il fiume Rodano, in Francia, usando barche e zattere. Gli elefanti furono fatti passare su zattere speciali. A questo punto, secondo Polibio, aveva circa 38.000 fanti e 8.000 cavalieri. Un esercito romano guidato dal console Publio Cornelio Scipione cercò di fermarlo, ma Annibale proseguì lungo il fiume.

Le Alpi

Il momento più celebre arrivò verso la fine di settembre. Salire sulle Alpi con migliaia di uomini, cavalli e elefanti, al freddo, tra sentieri stretti e neve precoce, fu un'impresa durissima. Livio racconta nove giorni di salita fino al valico. Si combatté anche contro le popolazioni di montagna, che attaccavano la colonna dall'alto. Dopo circa quindici giorni di marcia sulle Alpi, secondo Polibio, Annibale arrivò alla Pianura Padana con circa 20.000 fanti e 6.000 cavalieri: aveva perso più della metà dei soldati rispetto alla partenza dal Rodano.

Quale passo abbia usato non lo sappiamo con certezza. Gli studiosi discutono da secoli, e le ipotesi sono molte. Una ricostruzione più recente indica il Colle dell'Autaret, nelle Valli di Lanzo, in Piemonte, ma la questione resta aperta. Non esistono prove definitive, e va bene così: le grandi imprese hanno spesso un mistero.

Le vittorie in Italia

In Italia Annibale vinse battaglie su battaglie. Sul fiume Ticino sconfisse il console Publio Cornelio Scipione; nel dicembre del 218 a.C. vinse alla Trebbia, vicino a Piacenza; nel 217 al lago Trasimeno tese un'imboscata nella nebbia e il console Gaio Flaminio morì in battaglia. A Roma si decise allora di evitare lo scontro diretto, con la strategia attendista di Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore.

Ma la vittoria più famosa fu quella di Canne, in Puglia, nel 216 a.C. I Romani schierarono un esercito molto più numeroso, circa 80.000 fanti e 6.000 cavalieri. Annibale usò una tattica di accerchiamento: lasciò che il centro del suo schieramento arretrasse e poi chiuse i Romani in una morsa. Secondo le fonti antiche caddero tra i 50.000 e i 70.000 legionari (le cifre sono incerte), tra cui il console Lucio Emilio Paolo. Fu la peggiore sconfitta della storia romana.

Dopo Canne un suo comandante, Maarbale, lo rimproverò, secondo Livio, di non saper sfruttare la vittoria, cioè di non marciare su Roma. Annibale, però, non ritenne possibile un attacco diretto a una città così ben difesa, e preferì cercare di staccare le città alleate di Roma. Qualche città del sud passò dalla sua parte, ma la maggior parte restò fedele ai Romani.

La fine della guerra

I Romani, intanto, portarono la guerra altrove. Publio Cornelio Scipione, figlio del console sconfitto al Ticino, vinse in Spagna e poi sbarcò in Africa. Nel 203 a.C. Annibale fu richiamato in patria e nel 202 a.C., a Zama, fu sconfitto: Scipione ottenne il titolo di «Africano». La pace, nel 201, tolse a Cartagine i possedimenti in Spagna e la lasciò senza potere nel Mediterraneo occidentale.

Annibale governò per alcuni anni la sua città, poi dovette fuggire. Nel 195 a.C. si rifugiò presso Antioco III di Siria, e dopo la sconfitta di quest'ultimo presso il re di Bitinia Prusia I. Quando i Romani chiesero la sua consegna, si tolse la vita con il veleno, in un anno tra il 183 e il 181 a.C., a Libyssa, in Bitinia.

Perché successe

Dopo la prima guerra punica, Cartagine aveva perso la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, e doveva pagare pesanti somme ai Romani. Per recuperare forza la famiglia Barca si concentrò sulla Spagna, ricca di miniere d'argento e di soldati. Il trattato dell'Ebro, del 226 a.C., metteva un limite all'espansione cartaginese, ma ne esistono versioni diverse.

La scintilla fu l'assedio di Sagunto, città alleata di Roma, nel 219 a.C. Per Polibio le cause più profonde erano la volontà di vendetta di Amilcare, la perdita della Sardegna e della Corsica con un'ulteriore somma da pagare, e i successi cartaginesi in Spagna. Roma non volle consegnare né perdonare, Cartagine non cedette e la guerra cominciò.

Cosa cambiò

La seconda guerra punica durò circa sedici anni, dal 218 al 201 a.C. Quando finì, Cartagine aveva perso le terre in Spagna, doveva restare in pace e non poteva fare guerra senza permesso di Roma. Roma, invece, era diventata la padrona del Mediterraneo occidentale. Qualche decennio più tardi, nel 146 a.C., Cartagine fu distrutta nella terza guerra punica.

La guerra cambiò anche l'Italia. Il sud fu devastato dai combattimenti e molte campagne rimasero spopolate, mentre Roma conquistò nuove province, in Spagna e in Africa. Il suo esercito, formato da soldati-contadini che per anni restarono lontani da casa, cambiò per sempre.

Annibale è ancora oggi un esempio di coraggio e di strategia. La sua battaglia di Canne si studia nelle accademie militari di tutto il mondo come modello di manovra di accerchiamento. Le sue Alpi, con gli elefanti, sono entrate nell'immaginario collettivo; la sua figura ha ispirato scrittori, registi e storici.

Persone e luoghi chiave

Persone

Annibale
Generale cartaginese, morto tra il 183 e il 181 a.C. Portò la guerra in Italia attraversando le Alpi e vinse a Canne.
Publio Cornelio Scipione, detto l'Africano
Generale romano che vinse Annibale a Zama nel 202 a.C. e ricevette il titolo di «Africano».
Quinto Fabio Massimo
Generale romano detto «il Temporeggiatore»: evitava lo scontro diretto per logorare Annibale.
Polibio
Storico greco che scrisse la storia di queste guerre; la sua opera è una delle fonti principali.

Luoghi

Alpi
Catena montuosa tra Francia e Italia attraversata da Annibale nell'autunno del 218 a.C.; il passo preciso è ignoto.
Canne
Località della Puglia dove nel 216 a.C. i Romani subirono la peggiore sconfitta della loro storia.
Zama
Luogo vicino a Cartagine dove nel 202 a.C. Scipione sconfisse Annibale.
Sagunto
Città spagnola alleata di Roma, assediata da Annibale per otto mesi.

Da sapere

  • Annibale partì con 37 elefanti da guerra, secondo le fonti antiche; quanti arrivarono in Italia non è chiaro.
  • Secondo Polibio, durante la marcia nelle paludi dell'Arno Annibale si ammalò e perse la vista da un occhio.
  • Il passo delle Alpi usato da Annibale è ancora discusso: ci sono ricostruzioni diverse e nessuna prova definitiva.
  • A Canne caddero, secondo le fonti antiche, tra i 50.000 e i 70.000 legionari: fu la peggiore sconfitta romana.
  • Dopo Canne un suo comandante, Maarbale, gli disse, secondo Livio, che sapeva vincere ma non sapeva usare la vittoria.

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