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4 · Civiltà del mare scienza e tecnica

Navigazione fenicia

circa 1000 a.C. Sidone (oggi Libano) e rotte del Mediterraneo

In breve

Le navi fenicie da carico erano larghe e panciute, mentre quelle da guerra erano strette e veloci, spinte da file di rematori. Per orientarsi di notte i marinai fenici guardavano le stelle dell'Orsa Minore, che i Greci chiamavano proprio «la Fenicia». Di solito navigavano lungo le coste e la sera si fermavano nei porti, ma sapevano anche attraversare il mare aperto. Costruivano gli scafi con il legno di cedro del Libano, robusto e profumato.

Perché è importante Le loro conoscenze sul mare e sulle stelle passarono a Greci e Romani.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Phoenicia»

Illustrazione: Navigazione fenicia (Sidone (oggi Libano) e rotte del Mediterraneo)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Navigazione fenicia: Sidone (oggi Libano) e rotte del Mediterraneo
Dove: Sidone (oggi Libano) e rotte del Mediterraneo

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un popolo che viveva sulle navi

Se dovessimo scegliere un solo mestiere per i Fenici, sarebbe il marinaio. Le loro città si affacciavano sul mare, la terra coltivabile era poca, e il legno per le navi, il cedro dei monti del Libano, stava a un passo dai porti. Fin dall'inizio del secondo millennio a.C., come ricorda l'enciclopedia Treccani, le città fenicie vivevano soprattutto di commercio marittimo. Per molti secoli, fra l'Egitto, la Spagna e la Sicilia, molte delle navi che incontravi nel Mediterraneo erano fenicie.

Come erano fatte le navi

Non possediamo nessuna nave fenicia intera: il legno si disfa sott'acqua e gli archeologi hanno trovato solo relitti e frammenti. Dobbiamo perciò ricostruire gli scafi da disegni, rilievi e dai pochi relitti scoperti. Sappiamo che le navi da carico avevano uno scafo profondo e panciuto, per contenere molta merce. Si muovevano a remi e con una grande vela quadra. I Greci le chiamavano gauloi. Le navi da guerra erano invece lunghe e strette, con file di rematori, per essere veloci. Le tecniche dei costruttori fenici si diffusero in tutto il Mediterraneo e furono imitate da altri popoli.

Un relitto del VII secolo a.C. (forse dell'inizio del VI), scoperto a Mazarrón, vicino a Cartagena, in Spagna, mostra che navi di questo tipo potevano affrontare lunghe rotte.

Come trovavano la strada

Per molto tempo si è pensato che i Fenici navigassero solo di giorno e sotto costa, fermandosi la sera nei porti. Oggi gli storici hanno corretto questa idea: usavano anche il Sole, i venti, le correnti e le stelle. Si racconta che il loro punto di riferimento fosse la stella polare, nella costellazione dell'Orsa Minore, e secondo una tradizione i Greci la chiamavano proprio «Fenicia». Non è però ben dimostrato che fossero loro i primi a servirsene di notte, e va presa come tradizione, non come fatto sicuro. Si muovevano comunque con prudenza, tra i porti e le coste che conoscevano.

Il giro dell'Africa?

La storia più affascinante riguarda un viaggio che forse fu compiuto, e forse no. Lo racconta lo storico greco Erodoto, nel V secolo a.C. Secondo lui, il faraone Necao II (che regnò dal 610 al 595 a.C. circa) mandò dei marinai fenici dal Mar Rosso con un ordine: navigare verso sud, girare intorno alla Libia, cioè all'Africa, e tornare in Egitto passando dalle Colonne d'Ercole, lo stretto di Gibilterra.

Il viaggio, dice Erodoto, durò tre anni. Ogni autunno i marinai sbarcavano in un punto adatto della costa, seminavano un pezzo di terra e aspettavano il raccolto. Poi tagliavano il grano, lo caricavano e ripartivano. Nel terzo anno passarono le Colonne d'Ercole e tornarono in Egitto. Riferirono anche una cosa che a Erodoto sembrò incredibile: mentre navigavano verso ovest, intorno alla punta meridionale dell'Africa, avevano il Sole sulla destra, cioè a nord. Erodoto scrive di non crederci. Per noi quel dettaglio è l'indizio più convincente: se i marinai erano davvero nell'emisfero sud, il Sole stava proprio a nord. Un racconto inventato difficilmente l'avrebbe previsto.

Gli studiosi restano divisi. Erodoto è l'unica fonte antica, non è stata trovata nessuna prova materiale lungo la costa africana, e già autori greci e romani ne dubitavano. Resta, quindi, un viaggio plausibile ma non provato.

Verso l'Atlantico

Due viaggi sono attribuiti ai Cartaginesi, discendenti dei Fenici: quello di Annone lungo la costa dell'Africa occidentale e quello di Imilcone verso nord, lungo le coste dell'Europa atlantica. Ne parliamo in un'altra scheda. Mostrano che la tradizione marinara fenicia continuò a Cartagine, e che il Mediterraneo non bastava più a chi sapeva navigare.

Un assedio famoso

Quando Alessandro Magno assediò Tiro, nel 332 a.C., la città si difese per circa sette mesi, prima di capitolare. Dopo di allora le rotte del Mediterraneo passarono in gran parte in mano ad altri popoli, prima i Greci e poi i Romani.

Perché successe

I Fenici dovevano navigare per vivere. Le loro città avevano poca terra, e quasi tutto ciò che serviva (grano, metalli, pietre preziose) andava cercato altrove, e venduto in cambio di legname, vetro, stoffe e porpora. Un popolo con questi bisogni, su una costa piena di porti naturali, diventò esperto di mare.

Il cedro del Libano fece la differenza. Era un legno resistente e facile da lavorare, e le montagne erano vicine ai cantieri. Costruire navi più solide e più capienti di quelle dei rivali significava poter caricare più merce e viaggiare più lontano. Con l'esperienza, ogni generazione di marinai migliorava le tecniche e le tramandava alla successiva.

Cosa cambiò

La navigazione fenicia unì il Mediterraneo. Le navi portarono merci, ma anche scrittura, tecniche, idee religiose e artistiche. Dove i Fenici si fermavano nascevano porti e colonie, alcuni dei quali sono diventati città ancora oggi esistenti, come Cadice.

I Greci e i Romani, che impararono molto dai Fenici e dai loro discendenti cartaginesi, si servirono delle stesse rotte e di tecniche simili per i loro commerci e per le loro guerre. La storia navale del Mediterraneo prosegue senza interruzioni da quei marinai fino ai nostri giorni.

Il racconto del giro dell'Africa è diventato un esempio famoso di come gli storici lavorano: un testo antico, un dettaglio che sembra incredibile all'autore ma che oggi ci pare un indizio di verità, e nessuna prova definitiva. Ci ricorda che il passato si ricostruisce con pazienza, accettando di non sapere tutto.

Persone e luoghi chiave

Persone

Necao II
Faraone egiziano che regnò dal 610 al 595 a.C. circa: secondo Erodoto mandò i Fenici a fare il giro dell'Africa.
Erodoto
Storico greco del V secolo a.C. che racconta il viaggio e dice di non crederci del tutto.
Annone
Navigatore di Cartagine che esplorò la costa atlantica dell'Africa, probabilmente nel V secolo a.C.
Imilcone
Navigatore di Cartagine che avrebbe esplorato le coste atlantiche dell'Europa.

Luoghi

Sidone e Tiro
Le due grandi città portuali della Fenicia, da cui partivano le navi.
Monti del Libano
Montagne con foreste di cedro, il legno usato per costruire le navi.
Colonne d'Ercole
Nome antico dello stretto di Gibilterra, porta dell'oceano Atlantico.

Da sapere

  • Nessuna nave fenicia è stata trovata intera: le conosciamo da disegni, rilievi e relitti.
  • Erodoto racconta che i marinai di Necao seminavano e raccoglievano grano lungo la costa africana durante il viaggio.
  • Il dettaglio del Sole «sulla destra» è per gli studiosi moderni un indizio a favore del racconto, anche se Erodoto non ci credeva.
  • I Greci chiamavano le navi fenicie da carico gauloi.
  • Tiro resistette ad Alessandro Magno per circa sette mesi.

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