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Cesare attraversa il Rubicone

49 a.C. Fiume Rubicone, Romagna

In breve

Il Rubicone è un piccolo fiume della Romagna che segnava il confine tra la Gallia Cisalpina e l'Italia vera e propria. La legge vietava a un generale di attraversarlo con l'esercito in armi. Giulio Cesare, dopo aver conquistato la Gallia, lo varcò lo stesso nel gennaio del 49 a.C., dando inizio a una guerra civile contro Pompeo e il Senato. Secondo lo storico Svetonio, in quel momento disse «Il dado è tratto».

Perché è importante Ancora oggi «passare il Rubicone» vuol dire prendere una decisione da cui non si torna indietro.

Fonte: Treccani, voce «Cesare, Gaio Giulio»

Illustrazione: Cesare attraversa il Rubicone (Fiume Rubicone, Romagna)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Cesare attraversa il Rubicone: Fiume Rubicone, Romagna
Dove: Fiume Rubicone, Romagna

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un piccolo fiume, una grande decisione

Il Rubicone è un fiume modesto. Lungo circa 35 chilometri, nasce sulle colline vicino a Sogliano al Rubicone, passa per Savignano sul Rubicone e sfocia nel mare Adriatico, poco a sud di Cesenatico, in provincia di Forlì-Cesena, in Romagna. Ha un regime torrentizio, cioè è quasi asciutto d'estate e gonfio dopo le piogge. Eppure una notte del gennaio 49 avanti Cristo il suo nome entrò nella storia.

Per capire perché, bisogna sapere che a quei tempi il Rubicone aveva una funzione molto importante. Tra il 59 e il 42 a.C. segnava il confine tra la provincia romana della Gallia Cisalpina e l'Italia vera e propria, cioè il territorio direttamente legato alla città di Roma. Esisteva una regola: un generale non poteva oltrepassare quel confine con il suo esercito in armi. Il motivo era semplice: la repubblica voleva evitare che un generale usasse i suoi soldati contro lo Stato.

Cesare e il Senato

Gaio Giulio Cesare era un generale e un uomo politico ambizioso. Per anni aveva governato la Gallia Cisalpina e aveva conquistato la Gallia, l'attuale Francia, con vittorie che l'avevano reso famosissimo e ricco, e avevano reso il suo esercito molto fedele. A Roma, però, aveva molti nemici. Tra questi c'era Pompeo, un altro grande generale, un tempo suo alleato, e una parte del Senato che lo temeva.

Tra la fine del 50 e i primi giorni del 49 a.C. il Senato gli ordinò di sciogliere l'esercito, lasciare il governo della provincia e tornare a Roma come privato cittadino. Cesare aveva paura. Temeva di essere processato e di perdere tutto, e pensava anche che i suoi sostenitori, i populares, fossero in pericolo. Rifiutò di obbedire.

La notte del Rubicone

Nelle prime ore del 10 o dell'11 gennaio del 49 a.C., secondo la ricostruzione degli studiosi, Cesare attraversò il fiume alla testa della Tredicesima legione, la Legio XIII Gemina, con circa 5.000 fanti e 300 cavalieri. Non erano molti, ma si muovevano in fretta. Così entrò in armi nel territorio dell'Italia, e quel gesto equivaleva a dichiarare guerra alla Repubblica. Il suo luogotenente Tito Labieno, che l'aveva seguito per anni in Gallia, passò invece dalla parte di Pompeo e del Senato. Il Senato aveva in Italia soltanto due legioni.

Cesare esitò, almeno secondo gli autori antichi. Poi, dicono, prese la decisione. Lo storico Svetonio, che scrisse oltre un secolo dopo i fatti, riporta la frase in latino: iacta alea est, che traduciamo «il dado è tratto». Un altro autore, Plutarco, scrive la stessa frase in greco, e dice che era una citazione del commediografo Menandro. Gli studiosi sono prudenti: nessuno sa se Cesare pronunciò davvero quelle parole, e in quale lingua. Potrebbe essere una frase attribuitagli dopo, per dare forma a un momento. L'umanista Erasmo da Rotterdam pensava che andasse letta come un ordine: «sia lanciato il dado». In latino alea indicava il gioco dei dadi e, per estensione, il rischio e l'azzardo.

Quale fiume è?

Nemmeno il fiume è sicuro. Il Rubicone antico scorreva tra Rimini e Cesena, ma non sappiamo se coincida con il fiume che oggi porta questo nome. Gli studiosi hanno proposto altri candidati, come il Pisciatello e l'Uso. In passato il fiume che oggi chiamiamo Rubicone si chiamava Fiumicino e fu ufficialmente rinominato Rubicone negli anni Trenta del Novecento. Molti elementi, come il ponte romano di Savignano e i resti di un presidio militare trovati vicino a Gatteo, fanno pensare che sia proprio quello giusto, ma la questione è ancora aperta. Secondo la tradizione, Cesare avrebbe parlato ai soldati a Rimini, dove una colonna ricorda il luogo.

Dopo il Rubicone

Passato il fiume, Cesare avanzò rapidamente. Pompeo e gran parte del Senato lasciarono Roma. Cominciò una guerra civile, cioè una guerra tra cittadini dello stesso Stato, che si sarebbe combattuta in Italia, in Grecia, in Africa e in Spagna e che si sarebbe conclusa solo con la vittoria di Cesare.

Il racconto dell'attraversamento è diventato così famoso che si usa ancora oggi come modo di dire: «passare il Rubicone», o «varcare il Rubicone», significa prendere una decisione irrevocabile, da cui non si torna indietro. In inglese si dice to cross the Rubicon. Anche il motto alea iacta est è diventato universale e compare, in forme leggermente diverse, negli stemmi del comune di Rimini e della provincia di Forlì-Cesena.

Perché successe

Dietro la scelta di Cesare c'era una lotta di potere. Con le conquiste in Gallia aveva guadagnato fama, soldi e un esercito fedele, e a Roma questo spaventava i suoi avversari. Il Senato, in cui molti sostenevano Pompeo, gli ordinò di congedare le truppe e di rientrare come privato cittadino, dove avrebbe potuto essere processato.

Cesare rifiutò perché temeva per la sua sicurezza e per il suo futuro politico. Ritenne che l'unico modo per difendersi fosse agire in fretta, con le legioni che gli erano fedeli, prima che il Senato si organizzasse. Il Rubicone, proprio perché era un confine con un significato legale così forte, trasformò una disputa politica in una guerra aperta.

Cosa cambiò

Il passaggio del Rubicone aprì la guerra civile tra Cesare e Pompeo. Cesare ne uscì vincitore e divenne l'uomo più potente di Roma. Pochi anni dopo, nel 44 a.C., fu ucciso da un gruppo di senatori che temevano che volesse diventare re. Le guerre civili continuarono con i suoi eredi e portarono alla fine della Repubblica e alla nascita dell'impero, con Augusto.

Il fiume è rimasto come simbolo. Quando oggi diciamo che qualcuno ha «passato il Rubicone» intendiamo che ha compiuto un passo senza ritorno. Ci ricorda che alcune scelte non si possono annullare, e che bisogna pensarci bene prima di farle.

Per la storia della Romagna il fiume è un motivo di orgoglio e di curiosità: la discussione su quale sia il vero Rubicone coinvolge storici e archeologi, e ogni nuova scoperta aggiunge un tassello.

Persone e luoghi chiave

Persone

Giulio Cesare
Generale e uomo politico romano, conquistatore della Gallia. Nel 49 a.C. attraversò il Rubicone con l'esercito.
Pompeo
Grande generale romano, rivale di Cesare e capo della parte favorevole al Senato.
Tito Labieno
Luogotenente di Cesare in Gallia che passò dalla parte di Pompeo.
Svetonio
Scrittore romano vissuto tra il I e il II secolo d.C.: nella Vita di Cesare riporta la frase «il dado è tratto».

Luoghi

Rubicone
Piccolo fiume della Romagna, lungo circa 35 chilometri, che sfocia nell'Adriatico vicino a Cesenatico.
Gallia Cisalpina
Provincia romana a nord del Rubicone, nell'Italia settentrionale.
Rimini
Città romagnola dove Cesare, secondo la tradizione, avrebbe parlato ai soldati; una colonna ricorda il luogo.

Da sapere

  • Fino agli anni Trenta del Novecento il fiume che oggi si chiama Rubicone si chiamava Fiumicino.
  • La frase, che oggi citiamo come «alea iacta est», è riportata da Svetonio in latino e da Plutarco in greco: per questo gli studiosi dubitano di che parole siano state davvero dette.
  • Erasmo da Rotterdam pensava che la frase originale fosse un ordine: «sia lanciato il dado».
  • Cesare passò il fiume con una sola legione, la XIII, di circa 5.000 fanti e 300 cavalieri.
  • Il motto «Alea iacta est» compare sullo stemma della provincia di Forlì-Cesena.

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