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6 · Roma politica

Assassinio di Cesare

44 a.C. Curia di Pompeo, Roma

In breve

Il 15 marzo del 44 a.C., giorno chiamato Idi di marzo, Giulio Cesare fu ucciso durante una riunione del Senato a Roma. Si era fatto nominare dittatore a vita e molti senatori temevano che volesse diventare re. Tra i congiurati c'erano Bruto e Cassio, che si consideravano difensori della repubblica. La sua morte però non salvò la repubblica e aprì un'altra lunga serie di guerre civili.

Perché è importante Proprio la lotta per l'eredità di Cesare portò alla fine della repubblica e alla nascita dell'impero.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Julius Caesar»

Illustrazione: Assassinio di Cesare (Curia di Pompeo, Roma)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Assassinio di Cesare: Curia di Pompeo, Roma
Dove: Curia di Pompeo, Roma

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Le Idi di marzo

Nel calendario romano non si contavano i giorni come facciamo noi, ma ci si riferiva a tre date fisse di ogni mese: le calende, le none e le idi. Le Idi cadevano il 13 del mese, ma in marzo, maggio, luglio e ottobre cadevano il 15. Erano sacre a Giove. Per noi le «Idi di marzo» sono diventate sinonimo di un tradimento, a causa di quanto accadde il 15 marzo del 44 avanti Cristo.

Quel giorno Giulio Cesare, il più potente uomo di Roma, fu ucciso durante una seduta del Senato. Dopo aver vinto la guerra civile contro Pompeo, era diventato dittatore, e poco prima si era fatto nominare dittatore a vita. Molti senatori pensavano che stesse per diventare re, e per i Romani, che da quasi cinque secoli avevano cacciato i re, questa era l'accusa più grave che si potesse fare a un cittadino.

Il complotto

I congiurati furono numerosi. Le fonti antiche parlano di una sessantina di senatori, forse fino a ottanta persone, coinvolte nella congiura o informate. A guidarli erano Gaio Cassio Longino, Marco Giunio Bruto e Decimo Giunio Bruto. Nel gruppo c'erano anche amici e sostenitori di Cesare, che si erano risentiti per delusioni o rancori personali. Si consideravano i difensori della Repubblica e chiamavano se stessi «liberatori».

Prima di quel giorno, raccontano gli autori antichi, ci furono molti presagi. Svetonio elenca cavalli sacri che si rifiutavano di mangiare e sembravano piangere, un uccellino con un ramoscello di alloro ucciso davanti alla Curia, i sogni di Cesare e di sua moglie Calpurnia. Un indovino, l'aruspice Spurinna, aveva avvertito Cesare di stare attento al pericolo che non sarebbe durato oltre le Idi di marzo. Quando Cesare, quel giorno, lo incontrò e gli disse sorridendo che le Idi erano arrivate, Spurinna rispose che erano arrivate, sì, ma non ancora passate. Questi racconti vanno presi con cautela: molti furono forse aggiunti dopo, quando tutti sapevano come era finita.

Il colpo

Quel giorno il Senato si riuniva nella Curia di Pompeo, una grande sala accanto al teatro costruito da Pompeo, il vecchio rivale di Cesare. Nella sala c'era una statua di Pompeo e, secondo la tradizione, Cesare cadde ai suoi piedi. La statua, ritrovata nel Cinquecento, è oggi a Palazzo Spada, a Roma.

Come fu l'attacco? Secondo Svetonio, uno dei congiurati, Cimbro Tillio, avvicinatosi con una scusa, afferrò la toga di Cesare, e uno dei fratelli Casca lo colpì per primo, alla spalla o al collo secondo le fonti. Cesare si coprì il capo con la toga. In tutto fu colpito, dice Svetonio, da 23 coltellate; un medico di nome Antistio riferì che soltanto la seconda ferita, al petto, era stata mortale. Alcuni autori raccontano che Cesare abbia detto a Marco Bruto, che lo colpiva: «Anche tu, figlio?». Non sappiamo se sia vero: è una tradizione. Il corpo fu portato a casa da tre schiavi.

Il giorno dopo

I congiurati contavano di essere accolti come eroi. Invece i senatori scapparono, la città fu presa dal panico e i liberatori non riuscirono a prendere il controllo. Avrebbero voluto gettare il corpo di Cesare nel Tevere, ma rinunciarono per timore di Marco Antonio e di Lepido, sostenitori di Cesare.

Pochi giorni dopo, Antonio pronunciò un discorso funebre e fu aperto il testamento di Cesare, che nominava erede il figlio adottivo Ottaviano. La folla, commossa e arrabbiata, bruciò il corpo nel Foro, e Antonio dovette riportare la calma. La Curia fu murata, le Idi di marzo furono chiamate «giorno del parricidio» e il Senato non si riunì più in quella data.

La resa dei conti

Ottaviano, il giovane erede, si fece avanti. Con Quinto Pedio fece approvare una legge, la lex Pedia, che condannava all'esilio i congiurati. La maggior parte di loro morì già nel 43 a.C. Nel 42 a.C., a Filippi, in Grecia, Bruto e Cassio furono sconfitti da Antonio e Ottaviano e si tolsero la vita. Pochi anni dopo l'uccisione di Cesare, Roma non era tornata ai tempi della Repubblica: era in guerra, e alla fine Ottaviano avrebbe fondato l'impero.

Oggi, nel centro di Roma, il luogo dell'assassinio si trova nell'area sacra di Largo di Torre Argentina, dove gli archeologi hanno riportato alla luce templi e resti di edifici. Nel 2012 alcuni studiosi hanno indicato di nuovo il punto in cui sedeva Cesare.

Perché successe

Dopo la guerra civile Cesare aveva accumulato un potere che nella Repubblica non si era mai visto: dittatore, con un esercito fedele e il comando sul Senato. Aveva fatto riforme e perdonato molti avversari, ma tanti senatori vedevano nelle sue cariche, soprattutto in quella a vita, la fine delle libertà tradizionali.

Si aggiunsero rivalità personali, delusioni e la paura che Cesare volesse farsi chiamare re. I congiurati pensavano che eliminandolo avrebbero salvato la Repubblica. Non avevano un piano per il dopo, ed è uno dei motivi per cui il loro gesto fallì.

Cosa cambiò

La morte di Cesare non salvò la Repubblica. Anzi, aprì un'altra fase di guerre civili. Antonio e Ottaviano si allearono per vendicare Cesare e sconfissero Bruto e Cassio a Filippi. Poi si scontrarono tra loro, e alla fine vinse Ottaviano, che nel 27 a.C. ricevette il titolo di Augusto e fondò l'impero.

Cesare, dopo la morte, fu onorato come un dio da una parte dei Romani. Il suo nome, Caesar, divenne un titolo imperiale: da lì vengono le parole «zar» in Russia e «kaiser» in Germania. Anche il calendario che aveva riformato rimase in uso per secoli.

Le Idi di marzo sono ancora oggi un modo per ricordare che il potere e la politica possono essere pericolosi, e che il gesto violento raramente risolve i problemi: la scelta dei congiurati aprì un periodo ancora più duro. Gli storici lo studiano per capire come finiscono le repubbliche.

Persone e luoghi chiave

Persone

Giulio Cesare
Generale e dittatore romano. Fu ucciso il 15 marzo del 44 a.C. nella Curia di Pompeo.
Marco Giunio Bruto
Uno dei capi dei congiurati. Fu sconfitto a Filippi nel 42 a.C. e si uccise.
Gaio Cassio Longino
Altro capo della congiura, sconfitto a Filippi insieme a Bruto.
Marco Antonio
Sostenitore di Cesare: pronunciò il discorso funebre e si alleò con Ottaviano.

Luoghi

Curia di Pompeo
Sala accanto al teatro di Pompeo dove si riuniva il Senato il giorno dell'assassinio.
Largo di Torre Argentina
Area di Roma dove si trovano i resti dei templi e della Curia di Pompeo; nel 2012 alcuni studiosi hanno indicato di nuovo il punto dell'assassinio.
Filippi
Città della Grecia dove nel 42 a.C. furono sconfitti Bruto e Cassio.

Da sapere

  • Le Idi erano il 15° giorno di marzo, maggio, luglio e ottobre, e il 13° degli altri mesi.
  • Secondo Svetonio Cesare fu colpito da 23 coltellate, ma solo una, al petto, fu mortale.
  • Dopo l'assassinio la Curia fu murata, e il Senato non si riunì mai più nel giorno delle Idi di marzo.
  • La statua di Pompeo ai cui piedi cadde Cesare, ritrovata nel Cinquecento, è oggi a Palazzo Spada.
  • Il nome «Caesar» è all'origine delle parole «kaiser» e «zar».

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