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6 · Roma scienza e tecnica

Calendario giuliano

46 a.C. Roma

In breve

Il vecchio calendario romano era sfasato di parecchie settimane rispetto alle stagioni. Giulio Cesare chiese aiuto all'astronomo Sosigene di Alessandria e creò un anno di 365 giorni, con un giorno in più ogni quattro anni. Per rimettere le cose a posto, il 46 a.C. durò ben 445 giorni e fu chiamato «l'anno della confusione». Il nuovo calendario entrò in vigore il primo gennaio dell'anno seguente.

Perché è importante Il calendario che usiamo oggi è una correzione di quello giuliano, decisa nel 1582.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Julian calendar»

Illustrazione: Calendario giuliano (Roma)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Calendario giuliano: Roma
Dove: Roma

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un calendario che non tornava

Pensa se il tuo compleanno cadesse un anno in primavera e quello dopo in autunno: non capiresti più quando festeggiare. Qualcosa di simile accadeva ai Romani prima della riforma di Giulio Cesare. Il loro calendario era così pasticciato che le date non corrispondevano più alle stagioni. La festa del raccolto poteva cadere quando i campi erano ancora verdi.

Il problema nasceva dal fatto che l'anno solare, cioè il tempo che la Terra impiega a girare intorno al Sole, dura circa 365 giorni e un quarto, mentre il vecchio calendario romano aveva anni più corti. Per rimettere le cose a posto ogni tanto si aggiungeva un mese in più, chiamato mercedonio, dopo febbraio: durava 27 o 28 giorni. Ma c'era una complicazione: a decidere quando inserirlo erano i pontefici, i sacerdoti che si occupavano del calendario. Non sempre lo facevano con precisione. Così il calendario si spostava sempre di più rispetto alle stagioni.

L'astronomo di Alessandria

Giulio Cesare, che era anche pontefice massimo, cioè il capo dei sacerdoti, volle porre fine al disordine. Chiese aiuto a un astronomo greco, Sosigene di Alessandria, una città d'Egitto famosa per i suoi studiosi. La riforma fu elaborata da lui e promulgata da Cesare nel 46 a.C.

L'idea fu semplice e geniale. Si stabilì che l'anno durasse 365 giorni, e che ogni quattro anni se ne aggiungesse uno in più, per recuperare il quarto di giorno che mancava. Questo giorno extra si inseriva dopo il 24 febbraio, che per i Romani era il «sesto giorno prima delle calende di marzo». Nell'anno in cui c'era il giorno in più si diceva bis sexto die, cioè «due volte il sesto giorno»: da qui deriva la parola «bisestile».

L'anno della confusione

Prima di far partire il nuovo sistema bisognava rimettere in ordine le date. Per questo il 46 a.C. fu un anno eccezionale. Si aggiunsero due mesi tra novembre e dicembre e l'anno durò ben 445 giorni. I Romani lo chiamarono annus confusionis, «l'anno della confusione». Il nuovo calendario entrò in vigore il 1° gennaio del 45 a.C. Già dal 153 a.C. i consoli entravano in carica il 1° gennaio e l'anno civile partiva da gennaio; i nomi da settembre a dicembre ricordano invece l'antichissimo anno romano, che cominciava a marzo.

I mesi cambiano nome

Il calendario giuliano diede il nome ad alcuni mesi che usiamo ancora. Il settimo mese, che si chiamava Quintilis, fu dedicato a Cesare nel 44 a.C. e diventò Iulius, il nostro luglio. L'ottavo mese, Sextilis, fu dedicato ad Augusto nell'8 a.C. e diventò Augustus, cioè agosto. Gli altri nomi rimasero quelli dell'antico anno romano che cominciava a marzo: ecco perché settembre, ottobre, novembre e dicembre, che vogliono dire «settimo», «ottavo», «nono» e «decimo» mese, sono oggi il nono, il decimo, l'undicesimo e il dodicesimo.

Gli errori e le correzioni

Neanche la riforma di Cesare fu subito perfetta. Dopo la sua morte, nel 44 a.C., i sacerdoti incaricati commisero degli errori e inserirono il giorno in più troppo spesso, forse un anno bisestile ogni tre anni invece che ogni quattro, secondo una spiegazione possibile. Augusto, nell'8 a.C., sistemò la faccenda sospendendo per un certo periodo gli anni bisestili, finché il calendario non fu rimesso in regola.

Un'altra riforma, sedici secoli dopo

L'anno giuliano durava circa 11 minuti e 14 secondi più dell'anno reale delle stagioni. Sembra pochissimo, ma anno dopo anno questa differenza si accumulava: circa un giorno ogni 128 anni. Nel Cinquecento il ritardo era diventato di circa dieci giorni rispetto alle stagioni. Per questo papa Gregorio XIII, con una bolla del 24 febbraio 1582, introdusse il calendario che usiamo noi, detto gregoriano. Per recuperare il ritardo si saltarono 10 giorni in un colpo solo. Non tutti i Paesi lo adottarono subito: la sostituzione avvenne in tempi diversi, tra il Settecento e il Novecento.

Alcune Chiese ortodosse usano ancora oggi il calendario giuliano per le feste religiose. Per questo il Natale cade il 25 dicembre per alcune Chiese e il 7 gennaio per altre. Nel 1923 lo scienziato serbo Milutin Milanković propose una versione corretta, usata da diverse Chiese, ma non da tutte.

Perché successe

Il calendario romano precedente era troppo corto rispetto all'anno solare e andava corretto aggiungendo ogni tanto un mese. Ma a decidere quando farlo erano i pontefici, e non sempre ci riuscivano bene. Con il tempo la differenza tra le date e le stagioni era diventata evidente, con gravi conseguenze per un popolo di agricoltori.

Cesare voleva ordinare il sistema una volta per tutte, e dopo le sue vittorie ne aveva il potere. Chiamò un esperto, Sosigene, e scelse un metodo semplice, basato su un anno regolare di 365 giorni e un giorno in più ogni quattro anni. Era una soluzione facile da ricordare, che non dipendeva dalla volontà dei sacerdoti.

Cosa cambiò

Il calendario giuliano rimase in vigore per oltre milleseicento anni in gran parte d'Europa. Diede ai popoli un modo comune per contare il tempo, e ancora oggi usiamo i suoi mesi, con i nomi Iulius e Augustus, e la regola dell'anno bisestile ogni quattro anni.

Il calendario gregoriano del 1582 non l'ha cancellato, ma corretto: la regola degli anni bisestili è stata affinata per ridurre l'errore. Quello giuliano è ancora usato per le feste da alcune Chiese ortodosse, il che spiega perché in certi Paesi il Natale si festeggia a gennaio.

La storia mostra anche come misurare il tempo sia stato sempre un'impresa collettiva, che richiede astronomi, governi e religioni. E ci ricorda perché i nomi dei mesi hanno un'origine romana: ogni volta che scriviamo «luglio» o «agosto» parliamo di Cesare e di Augusto.

Persone e luoghi chiave

Persone

Giulio Cesare
Generale e uomo politico romano che nel 46 a.C. riformò il calendario in veste di pontefice massimo.
Sosigene di Alessandria
Astronomo greco che elaborò la riforma del calendario su richiesta di Cesare.
Papa Gregorio XIII
Introdusse nel 1582 il calendario gregoriano, che corresse il ritardo accumulato da quello giuliano.
Milutin Milanković
Scienziato serbo che nel 1923 propose il «calendario giuliano riveduto», adottato da alcune Chiese ortodosse.

Luoghi

Roma
Dove Cesare promulgò la riforma nel 46 a.C. e dove i pontefici gestivano il calendario.
Alessandria d'Egitto
Città dove lavorava Sosigene, famosa nell'antichità per la sua scienza.

Da sapere

  • Il 46 a.C. durò 445 giorni ed è considerato l'anno più lungo della storia: i Romani lo chiamarono «anno della confusione».
  • La parola «bisestile» viene dal latino bis sexto, «due volte il sesto» giorno prima delle calende di marzo.
  • L'antichissimo anno romano cominciava il 1° marzo (dal 153 a.C. l'anno civile partiva già da gennaio): per questo settembre significa «settimo mese», anche se oggi è il nono.
  • Il calendario giuliano è più lungo dell'anno solare di circa 11 minuti e 14 secondi: accumulati nei secoli diventavano giorni.
  • Nel 1582, per passare al calendario gregoriano, si saltarono 10 giorni.

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