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2 · Preistoria scienza e tecnica

Ceramica diffusa

circa 9000 anni fa Vicino Oriente, Cina e Giappone

In breve

I vasi di terracotta servivano a conservare il cibo e a cuocerlo sul fuoco. In Cina, nella grotta di Xianrendong, sono stati trovati cocci di circa 20.000 anni, fatti da cacciatori e raccoglitori. Nel Vicino Oriente i vasi diventarono comuni molto più tardi, nei villaggi di agricoltori, circa 9.000 anni fa. Le decorazioni dei vasi aiutano gli archeologi a riconoscere i diversi popoli.

Perché è importante Per gli archeologi i cocci sono come una carta d'identità di chi li ha fatti.

Fonte: Science News Explores, «World's oldest pots»

Illustrazione: Ceramica diffusa (Vicino Oriente, Cina e Giappone)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Ceramica diffusa: Vicino Oriente, Cina e Giappone
Dove: Vicino Oriente, Cina e Giappone

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Argilla, acqua e fuoco

L'argilla è una terra finissima che, bagnata, diventa morbida e si può modellare come la plastilina. Basta lasciarla asciugare al sole e si indurisce, ma al primo temporale torna fango. Un giorno qualcuno scoprì che, se la si mette nel fuoco e la si scalda a lungo a temperature alte, qualcosa cambia per sempre: l'argilla diventa dura come pietra e non si scioglie più nell'acqua. Si era inventata la ceramica, cioè la terracotta. Era un cambiamento chimico irreversibile, uno dei primi che l'umanità imparò a provocare.

A pensarci, è una scoperta sorprendente. Gli esseri umani lavoravano la pietra, l'osso e il legno cambiando solo la forma. La ceramica trasformava la materia stessa. Ed è un materiale quasi indistruttibile: un vaso si rompe, ma i cocci restano per millenni, anche in terreni dove tutto il resto marcisce.

I più antichi cocci del mondo

Per molto tempo si pensò che la ceramica fosse nata con gli agricoltori, dopo l'invenzione dei villaggi. Poi arrivarono sorprese. Nella grotta di Xianrendong, nella provincia cinese dello Jiangxi, un gruppo di archeologi dell'Università di Pechino e di Harvard ha trovato frammenti di vasi che, secondo le datazioni al radiocarbonio, hanno circa 20.000 anni, risalgono cioè all'ultima glaciazione. Lo studio, pubblicato nel 2012 sulla rivista Science, guidato da Xiaohong Wu, ha mostrato che i cocci sono anneriti dal fumo sul lato esterno: significa che i vasi stavano sul fuoco per cuocere il cibo. Chi li usava non era agricoltore, ma cacciatore e raccoglitore.

Anche in Giappone la ceramica comparve molto presto. I cacciatori-raccoglitori della cultura Jōmon, che significa «a cordicella» perché decoravano i vasi premendovi corde attorcigliate, producevano vasi già circa 16.000 anni fa. Analisi chimiche dei residui nei loro vasi, fatte nel 2013, hanno mostrato che servivano a cuocere pesce, anche quello di mare e di fiume. Le zone in cui la ceramica comparve così presto erano ricche di pesci e molluschi, e questo spiega forse il bisogno di pentole.

In Africa, nella regione del Sahel, vasi decorati comparvero circa 11.000 anni fa, e nell'America del Sud, in Amazzonia, oltre 7.000 anni fa. Lo stesso accadde in molti luoghi, quindi, e probabilmente in modo indipendente.

Nel Vicino Oriente e in Italia

Nel Vicino Oriente la storia è diversa. I primi villaggi di agricoltori, come Gerico, per molto tempo fecero a meno dei vasi: contenitori di pietra, gesso, cesti rivestiti di bitume e di argilla. I vasi di terracotta diventarono comuni solo circa 9.000 anni fa, quando l'agricoltura era già in piena diffusione, in luoghi come i siti della Siria settentrionale. Fu il periodo che gli archeologi chiamano Neolitico con ceramica.

Con la diffusione degli agricoltori in Europa, la ceramica arrivò anche in Italia, circa 8.000 anni fa. Era decorata con impronte di conchiglie o con ditate: per questo si parla di «ceramica impressa» o «cardiale», dal nome del mollusco Cardium. Chi seguiva le coste del Mediterraneo portava con sé vasi e semi.

A cosa servivano i vasi

Un vaso cambia molte cose. Permette di conservare i cereali al riparo dai topi e dall'umidità, di tenere l'acqua, di cuocere zuppe e porridge. La cottura in acqua rende digeribili cibi duri come i legumi e i cereali, e permette di dare da mangiare a bambini e anziani che non possono masticare. Le analisi dei residui di cibo rimasti nelle pareti, di grasso, latte e carne, ci dicono cosa si cucinava in quei vasi, quasi come leggere una ricetta.

Una carta d'identità fatta di cocci

Per gli archeologi la ceramica è uno strumento prezioso. Ogni popolo e ogni epoca aveva il suo modo di fare vasi: per forma, argilla, decorazione. Cambiavano come cambiano le mode. Studiando i cocci si può capire a che epoca appartiene uno strato di scavo e se due luoghi lontani erano in contatto. Già alla fine dell'Ottocento l'archeologo inglese Flinders Petrie mise in ordine centinaia di tombe egizie solo grazie a come cambiava la forma dei vasi. Oggi una scheggia di terracotta con una decorazione particolare è per l'archeologo ciò che un documento d'identità è per la polizia.

Perché successe

Chi vive spostandosi preferisce oggetti leggeri e che non si rompono, come cesti e pelli. Un vaso di argilla è pesante e fragile: ha senso solo se ci si ferma. Per questo molti studiosi pensano che la ceramica sia legata all'abitudine di restare più a lungo nello stesso luogo.

Ma c'è un'altra causa: la voglia di cuocere. In luoghi con molti pesci, molluschi o piante dure, un contenitore resistente al fuoco permetteva di sfruttare meglio il cibo. Nel caso del Giappone e della Cina, sembra proprio che la ceramica sia nata per questo.

L'invenzione avvenne probabilmente dopo molti tentativi accidentali: argilla ammorbidita da un'acqua che gocciolava vicino al fuoco, un cesto rivestito di fango che si indurì tra le fiamme. Qualcuno osservò, ricordò e riprovò.

Cosa cambiò

La ceramica trasformò la cucina. Cuocere in acqua permise nuove ricette e un'alimentazione più sicura; conservare il grano e l'olio, più tardi, permise il commercio di alimenti a lunga distanza, con anfore e giare.

Nacque un mestiere: il vasaio. In Mesopotamia, tra circa 6.500 e 5.500 anni fa, si sviluppò il tornio da vasaio, una ruota piatta che gira e permette di fare vasi sempre più simili tra loro e più in fretta. È quasi contemporaneo alla ruota dei carri, e alcuni studiosi pensano che la ruota sia nata proprio per il vasaio.

La ceramica è anche la grande fonte d'informazione sull'antichità: i cocci sono il materiale più numeroso in quasi tutti gli scavi. E il materiale ceramico è un'invenzione ancora oggi vivissima: piatti, tazze, mattoni, tegole, sanitari, piastrelle e perfino le piastrelle dei razzi spaziali discendono dalla stessa idea.

Persone e luoghi chiave

Persone

Xiaohong Wu
Archeologa cinese dell'Università di Pechino. Ha guidato lo studio sui cocci di Xianrendong, i più antichi del mondo.
Oliver Craig
Archeologo britannico dell'Università di York. Ha mostrato nel 2013 che i vasi giapponesi di 15.000 anni fa servivano a cuocere il pesce.
Flinders Petrie
Archeologo inglese (1853-1942). Usò le forme dei vasi per ordinare nel tempo le tombe egizie e fu un pioniere della datazione relativa.

Luoghi

Grotta di Xianrendong (Cina)
Grotta nella provincia dello Jiangxi, nella Cina orientale, con i cocci di circa 20.000 anni fa.
Regione Jōmon (Giappone)
Isole giapponesi dove cacciatori-raccoglitori fabbricavano vasi decorati con corde già 16.000 anni fa.
Mesopotamia
Terra tra il Tigri e l'Eufrate dove, tra circa 6.500 e 5.500 anni fa, si sviluppò il tornio da vasaio.

Da sapere

  • Alcuni vasi Jōmon sono decorati con rilievi così elaborati che sembrano fiamme: sono tra i più spettacolari della preistoria.
  • Una sola giara può dire cosa conteneva: dentro le pareti porose restano per migliaia di anni tracce di latte, vino, olio o miele.
  • La parola «ceramica» viene dal greco keramos, «argilla», e dal nome di un quartiere di Atene, il Ceramico, dove lavoravano i vasai.
  • Nelle fornaci moderne l'argilla si cuoce a temperature di oltre mille gradi, mentre i primi vasi si cuocevano in un fuoco aperto, a temperature più basse.
  • Alcune statuette di argilla cotta, come la Venere di Dolní Věstonice in Moravia, nella Repubblica Ceca, hanno circa 29.000-25.000 anni: furono fatte molto prima dei vasi, ma mostrano che si conosceva già la cottura.

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