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9 · Età moderna arte

Prospettiva rinascimentale

circa 1420 Firenze, Italia

In breve

All'inizio del Quattrocento, a Firenze, Filippo Brunelleschi mostrò con un esperimento come disegnare lo spazio in modo realistico. Le linee che si allontanano da chi guarda sembrano correre verso un unico punto, detto punto di fuga. Il pittore Masaccio usò queste regole nell'affresco della Trinità, in Santa Maria Novella, e lo studioso Leon Battista Alberti le spiegò in un libro. Così i quadri cominciarono a sembrare finestre aperte sul mondo.

Perché è importante Da qui nasce il modo di rappresentare la profondità che usiamo ancora nel disegno, nella fotografia e nei videogiochi.

Fonte: Treccani, voce «Prospettiva»

Illustrazione: Prospettiva rinascimentale (Firenze, Italia)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Prospettiva rinascimentale: Firenze, Italia
Dove: Firenze, Italia

Scheda per studiare circa 4 minuti di lettura

Il racconto

Quadri senza profondità

Se guardi un dipinto del Medioevo, per esempio una pala d'altare del Duecento, noterai alcune cose strane. Le figure sembrano piatte, come ritagliate. Lo sfondo è spesso d'oro, senza paesaggio. Le dimensioni non rispettano la realtà: la Madonna è più grande dei santi accanto a lei, perché è più importante, e gli edifici sono più piccoli delle persone che vi entrano. I pittori medievali non cercavano di riprodurre ciò che l'occhio vede, ma di mostrare l'ordine spirituale del mondo.

Qualcosa cominciò a cambiare con Giotto, intorno al 1300, che fece le figure più solide e pose i personaggi in stanze o paesaggi con una certa profondità. Ma mancava una regola per rappresentare lo spazio in modo preciso. Fu a Firenze, all'inizio del Quattrocento, che un gruppo di artisti e di studiosi la trovò.

L'esperimento di Brunelleschi

Filippo Brunelleschi era un orafo e architetto fiorentino, appassionato di matematica e di geometria. Intorno al 1415-1420, secondo i racconti dei suoi biografi, fece un esperimento, quasi un gioco di prestigio. Dipinse una veduta del Battistero di Firenze, l'edificio ottagonale davanti al Duomo, su una piccola tavola, con un foro al centro. Poi si mise poco dentro la porta centrale del Duomo, a pochi metri da dove aveva dipinto, e guardò attraverso il foro, da dietro la tavola, con la parte dipinta rivolta verso il Battistero. Davanti alla tavola teneva uno specchio, in cui si rifletteva la pittura. Se, togliendo lo specchio, vedeva il Battistero vero e, rimettendolo, vedeva la pittura, non c'erano differenze: la pittura era così fedele da sembrare la realtà.

Il segreto era la «prospettiva lineare»: un metodo geometrico per disegnare gli oggetti come li vede un occhio posto in un punto preciso. Le linee parallele che si allontanano, come i bordi di una strada o le travi di un soffitto, sembrano convergere verso un unico punto lontano, il «punto di fuga», che sta sulla linea dell'orizzonte; e gli oggetti diventano più piccoli man mano che si allontanano, secondo una regola precisa.

Dalla pratica alla teoria

L'idea si diffuse rapidamente. Il giovane Masaccio la applicò per primo in modo spettacolare nella «Trinità», un affresco dipinto intorno al 1425-28 in Santa Maria Novella, a Firenze: sulla parete sembra aprirsi una cappella con una volta a botte, così reale che i visitatori restavano a bocca aperta. Donatello la usò nei suoi rilievi scolpiti, Lorenzo Ghiberti nelle porte del Battistero, Paolo Uccello nella «Battaglia di San Romano», pieno di lance e di cavalli in scorcio.

Nel 1435-36 un umanista e architetto, Leon Battista Alberti, scrisse il primo trattato sulla pittura, «De pictura», dedicando la versione italiana a Brunelleschi, e spiegando come costruire lo spazio dipinto: immagina il quadro, diceva, come una «finestra aperta» attraverso la quale guardare il mondo. Più tardi Piero della Francesca, pittore e matematico, scrisse un trattato sull'argomento, «De prospectiva pingendi», e Leonardo da Vinci e Raffaello portarono la prospettiva alla perfezione, con opere come l'«Ultima cena» e la «Scuola di Atene».

La parola «prospettiva» viene dal latino «perspicere», che significa «vedere attraverso»: ricorda proprio la finestra di Alberti. Gli artisti imparavano la tecnica con griglie di fili e strumenti di misura, e spesso disegnavano prima lo schema geometrico, con le linee che convergono, e solo dopo mettevano i colori.

Una rivoluzione del modo di guardare

La prospettiva non era solo una tecnica. Ponendo al centro l'occhio di chi guarda, rifletteva la nuova mentalità dell'umanesimo, in cui l'uomo è la misura del mondo. Il mondo diventava qualcosa che si può misurare, calcolare e rappresentare con la matematica.

Perché successe

La prospettiva nacque da un incontro tra arte e scienza. Gli artisti del Quattrocento, in una Firenze ricca di botteghe, di commerci e di curiosità, volevano rappresentare il mondo in modo più vero. I matematici conoscevano la geometria di Euclide e l'ottica degli studiosi arabi, come Ibn al-Haytham, tradotta in latino.

Contò anche il nuovo ruolo degli artisti: non più semplici artigiani, ma uomini di cultura. Brunelleschi, Alberti, Piero della Francesca erano insieme architetti, matematici, scrittori e pittori.

Cosa cambiò

Con la prospettiva, la pittura occidentale diventò per quasi cinque secoli un'arte che imitava lo spazio reale. Cambiarono anche l'architettura, la scenografia del teatro, l'urbanistica, con le città pensate come immagini di ordine, con grandi viali che convergono su un punto.

Le sue regole, dopo cinque secoli, sono alla base della fotografia, del cinema e della grafica al computer. I videogiochi in 3D e gli occhiali per la realtà virtuale usano calcoli di prospettiva derivati da quelli del Quattrocento.

All'inizio del Novecento artisti come Picasso e Kandinskij abbandonarono la prospettiva, mostrando gli oggetti da più punti di vista, o rinunciando del tutto a rappresentarli. Ma capire la prospettiva aiuta a guardare e a capire meglio anche le altre forme d'arte.

Persone e luoghi chiave

Persone

Filippo Brunelleschi
Architetto e orafo fiorentino (1377-1446): ideò la prospettiva lineare con i suoi esperimenti.
Leon Battista Alberti
Umanista e architetto (1404-1472): scrisse il primo trattato sulla pittura, «De pictura».
Masaccio
Pittore toscano (1401-1428): applicò per primo la prospettiva in un grande affresco, la «Trinità».
Piero della Francesca
Pittore e matematico (circa 1412-1492): scrisse un trattato sulla prospettiva.
Paolo Uccello
Pittore fiorentino (1397-1475): appassionato di prospettiva, la usò nella «Battaglia di San Romano».

Luoghi

Battistero e Duomo di Firenze
Il luogo dell'esperimento di Brunelleschi: dalla porta del Duomo si vedeva il Battistero.
Santa Maria Novella, Firenze
La chiesa che custodisce la «Trinità» di Masaccio, uno dei primi esempi di prospettiva.

Da sapere

  • Brunelleschi dipinse una veduta del Battistero di Firenze con un foro al centro per fare un esperimento.
  • Alberti, nel 1435-36, descrisse il quadro come una «finestra aperta» sul mondo.
  • Nel Medioevo le figure importanti venivano dipinte più grandi di quelle meno importanti.
  • La «Trinità» di Masaccio sembra aprire una cappella nella parete.
  • Le regole della prospettiva sono ancora usate nei videogiochi in 3D.

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