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Anna Frank scrive il diario

1942 Amsterdam, Paesi Bassi

In breve

Per il suo tredicesimo compleanno, il 12 giugno 1942, Anna Frank ricevette un diario. Pochi giorni dopo la sua famiglia, ebrea, dovette nascondersi ad Amsterdam in un alloggio segreto dietro gli uffici della ditta del padre, per sfuggire alla persecuzione nazista. Per più di due anni Anna scrisse pensieri, paure e speranze. Nel 1944 il nascondiglio fu scoperto; Anna morì in un campo di concentramento nel 1945, e il padre Otto, unico sopravvissuto della famiglia, fece pubblicare il diario.

Perché è importante Il Diario di Anna Frank, letto in tutto il mondo, dà una voce e un volto ai milioni di vittime della Shoah.

Fonte: Anne Frank House, Amsterdam

Illustrazione: Anna Frank scrive il diario (Amsterdam, Paesi Bassi)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Anna Frank scrive il diario: Amsterdam, Paesi Bassi
Dove: Amsterdam, Paesi Bassi

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una bambina di Francoforte

Anne Frank, in italiano Anna Frank, nacque a Francoforte, in Germania, il 12 giugno 1929, in una famiglia ebrea benestante: il padre Otto, la madre Edith, la sorella maggiore Margot. Quando in Germania, nel 1933, Hitler salì al potere e cominciarono le persecuzioni contro gli ebrei, la famiglia capì che non c'era più futuro e si trasferì nei Paesi Bassi, ad Amsterdam, dove Otto aprì un'azienda che vendeva sostanze per fare la marmellata. Anne, vivace, curiosa, chiacchierona, si adattò in fretta: parlava olandese, aveva molte amiche, andava a scuola, giocava a ping pong e amava il cinema.

Ma nel maggio 1940 la Germania nazista invase i Paesi Bassi, e anche lì cominciarono le regole contro gli ebrei: non potevano più andare nei cinema, nei parchi o in piscina, salire sui tram, fare la spesa se non in certe ore, e dovevano portare una stella gialla cucita sui vestiti. I ragazzi ebrei furono mandati in scuole separate.

Un diario rosso a quadretti

Il 12 giugno 1942 Anne compì tredici anni. Fra i regali, c'era un quaderno con la copertina a quadretti rossi e bianchi, chiuso con un lucchetto, che aveva scelto in un negozio pochi giorni prima. Decise di usarlo come diario e di scrivere, come se parlasse a un'amica, e gli diede un nome, Kitty. «Spero di poterti confidare tutto, come non ho potuto fare con nessuno», scrisse. Raccontava la scuola, i compagni, i ragazzi che le piacevano, le piccole liti con i genitori.

La clandestinità

Poche settimane dopo, nel luglio 1942, Margot ricevette una convocazione: gli ebrei erano chiamati a presentarsi per essere deportati in un campo di lavoro. Otto aveva già preparato un nascondiglio: un appartamento nascosto sul retro del suo ufficio, al terzo piano di una casa sul canale Prinsengracht, il cui accesso era mascherato da una libreria girevole. Il 6 luglio la famiglia sparì, portando con sé più vestiti possibile addosso. Presto li raggiunsero un'altra famiglia, i van Pels, con il figlio Peter, e poi un dentista, Fritz Pfeffer: otto persone in pochi locali.

Vivere nel nascondiglio era difficile. Non si poteva parlare ad alta voce, né tirare lo sciacquone o camminare con le scarpe durante il giorno, per non farsi sentire dagli operai del magazzino sottostante. Le finestre restavano oscurate. Ad aiutarli c'erano alcuni impiegati di Otto, Miep Gies, Bep Voskuijl, Johannes Kleiman e Victor Kugler, che portavano cibo, libri e notizie, rischiando la vita. Anne scriveva molto, riempiendo quaderni, e studiava, leggeva, sognava di diventare giornalista e scrittrice. Aveva voglia di uscire a respirare l'aria, e la fine della guerra sembrava vicina, ma non arrivava mai.

4 agosto 1944

Dopo due anni e un mese di nascondiglio, il 4 agosto 1944 arrivarono la polizia segreta e dei poliziotti olandesi, avvisati da qualcuno che ancora oggi non è stato identificato con certezza. Gli otto clandestini furono arrestati e portati via. Dopo un periodo nel campo di Westerbork, furono deportati in treno ad Auschwitz. Anne e Margot furono poi trasferite al campo di Bergen-Belsen, in Germania, dove nell'inverno 1944-45 si diffuse il tifo. Margot e Anne morirono a pochi giorni di distanza l'una dall'altra, nel febbraio o nel marzo 1945, poche settimane prima della liberazione del campo. Anne aveva quindici anni. Di tutti gli abitanti del nascondiglio, soltanto Otto sopravvisse.

Il diario torna a casa

Dopo l'arresto, Miep Gies e Bep Voskuijl entrarono nel nascondiglio e trovarono il diario e le carte di Anne sparse sul pavimento. Miep li raccolse e li conservò nel cassetto della sua scrivania, senza leggerli, sperando di poterli restituire un giorno ad Anne. Quando, nell'estate del 1945, fu certo che Anne non sarebbe tornata, li consegnò a Otto. Otto lesse il diario con grande emozione, scoprendo una figlia che non conosceva: capì quanto fosse matura e quanto fosse brava a scrivere.

Su sollecitazione di amici, Otto decise di pubblicarlo. Il libro uscì nei Paesi Bassi nel 1947, con il titolo «Het Achterhuis», «La casa sul retro». Ebbe un successo enorme e oggi è stato tradotto in più di settanta lingue, e venduto in decine di milioni di copie.

Perché successe

La storia di Anne Frank nasce dalla persecuzione nazista degli ebrei. Dopo l'occupazione dei Paesi Bassi, i nazisti organizzarono la deportazione di quasi tutti gli ebrei olandesi: circa centomila persone, il 75% di loro, furono uccise. Chi riusciva a nascondersi dipendeva dal coraggio di chi lo aiutava.

Ma c'è anche una causa più semplice del successo del diario: il talento di Anne. Non era una scrittrice professionista, eppure con parole chiare e schiette riuscì a descrivere le paure, le speranze e le piccole cose di tutti i giorni di una ragazza che sta crescendo.

Cosa cambiò

Il diario di Anne Frank è diventato uno dei libri più letti del mondo: ha dato un volto a milioni di vittime della Shoah e ha fatto capire a tanti ragazzi che dietro ai numeri ci sono persone. Una frase che si trova nel diario è diventata famosa: «Nonostante tutto, continuo a credere che la gente sia veramente buona nel profondo del cuore».

La casa di Amsterdam è oggi un museo, la Casa di Anne Frank, aperto dal 1960 e visitato ogni anno da più di un milione di persone. Il nascondiglio si può ancora vedere. Il diario è stato inserito dall'UNESCO tra i documenti da conservare per l'umanità.

Il suo messaggio è attuale: ricorda i pericoli del razzismo, il coraggio di chi aiuta, l'importanza della libertà di pensiero e di espressione. Molte scuole, in Italia e nel mondo, portano il suo nome.

Persone e luoghi chiave

Persone

Anne Frank
Ragazza ebrea tedesca (1929-1945): autrice del diario scritto durante la clandestinità ad Amsterdam.
Otto Frank
Padre di Anne (1889-1980): unico sopravvissuto del nascondiglio, pubblicò il diario.
Margot Frank
Sorella maggiore di Anne (1926-1945): morì a Bergen-Belsen pochi giorni prima di lei.
Miep Gies
Impiegata olandese di Otto Frank (1909-2010): aiutò la famiglia e conservò il diario.
Peter van Pels
Ragazzo ebreo (1926-1945): visse con i Frank nel nascondiglio.

Luoghi

Prinsengracht 263, Amsterdam
L'indirizzo della casa dove la famiglia Frank restò nascosta per due anni.
Bergen-Belsen, Germania
Il campo dove morirono Anne e Margot nel 1945.

Da sapere

  • Il diario di Anne aveva la copertina a quadretti rossi e bianchi e un piccolo lucchetto.
  • Anne diede al suo diario un nome, Kitty, e scriveva come se parlasse a un'amica.
  • La famiglia Frank restò nascosta per due anni e un mese, in otto persone, in poche stanze.
  • Il diario è stato tradotto in più di settanta lingue.
  • La Casa di Anne Frank ad Amsterdam è un museo dal 1960.

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