Resistenza italiana
1943-1945 Italia centrale e settentrionale
In breve
L'8 settembre 1943 fu annunciato l'armistizio tra l'Italia e gli Alleati, e i tedeschi occuparono il Centro e il Nord del Paese. Molti italiani scelsero di opporsi: si formarono gruppi di partigiani sulle montagne e nelle città, di idee politiche diverse ma uniti contro nazisti e fascisti. Tantissime donne fecero da staffette, portando messaggi, armi e cibo. Il 25 aprile 1945 il Comitato di liberazione proclamò l'insurrezione generale nelle città del Nord.
Perché è importante Il 25 aprile si festeggia la Liberazione, e i valori della Resistenza sono alla base della Costituzione.
Fonte: Treccani, voce «Resistenza»

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Il racconto
L'8 settembre 1943
Nell'estate del 1943 l'Italia era in guerra da tre anni, e la situazione era disastrosa: le città erano bombardate, mancava il cibo, molti soldati erano morti sui fronti lontani, e gli Alleati erano sbarcati in Sicilia. Il 25 luglio il re, Vittorio Emanuele III, fece arrestare Mussolini e affidò il governo al maresciallo Pietro Badoglio. Ma la guerra continuò, mentre il governo trattava in segreto la resa.
L'8 settembre, alla radio, Badoglio annunciò che l'Italia aveva firmato un armistizio con gli Alleati. Non diede alcuna indicazione precisa all'esercito, e il re e il governo fuggirono al sud, a Brindisi. I soldati italiani, sparsi in Italia, in Francia, nei Balcani e in Grecia, rimasero senza ordini, e l'esercito tedesco, ex alleato, ne approfittò: occupò rapidamente tutto il centro-nord del paese e disarmò i soldati italiani. Oltre seicentomila di loro, che rifiutarono di continuare a combattere con i nazisti, furono deportati nei campi di prigionia in Germania, dove molti soffrirono la fame e il freddo. Sull'isola greca di Cefalonia i tedeschi uccisero migliaia di soldati italiani che avevano tentato di resistere.
La scelta
Il 12 settembre i tedeschi liberarono Mussolini, che si trovava prigioniero sul Gran Sasso, e lo misero a capo di un nuovo stato fascista nel nord, la Repubblica sociale italiana, detta anche Repubblica di Salò. Era in realtà dipendente dalla Germania. Il paese era diviso in due, con un fronte che attraversava la penisola, e ogni italiano si trovò davanti a una scelta: aderire, aspettare, nascondersi o resistere.
Molti giovani, per non essere arruolati nell'esercito della Repubblica sociale o mandati in Germania a lavorare, scelsero di andare in montagna e di unirsi ai gruppi che si stavano formando, i partigiani. Altri si unirono nelle città, nelle fabbriche, nelle campagne. Nel giro di poche settimane si formarono bande di ex soldati, operai, studenti, contadini, sacerdoti, insegnanti. Il 9 settembre a Roma i partiti antifascisti avevano formato il Comitato di liberazione nazionale (CLN), per coordinare la lotta.
Come si combatteva
Combattere nei boschi e sui monti era difficile. I partigiani avevano poche armi, spesso vecchie, poche scarpe e poco cibo, e vivevano in baite e in rifugi nascosti, con l'aiuto dei contadini. Facevano azioni rapide e poi sparivano: sabotavano ponti e ferrovie, attaccavano pattuglie, trasmettevano informazioni agli Alleati, liberavano prigionieri. Combattevano in gruppi diversi, di ispirazione comunista, cattolica, liberale, socialista, azionista, monarchica, ma uniti nella lotta contro il nazifascismo.
Una parte decisiva fu quella delle donne: le «staffette» portavano messaggi, armi, medicine, viveri, spesso in bicicletta, attraverso posti di blocco, e molte donne combatterono, curarono i feriti, nascosero fuggiaschi ed ebrei. Importante fu anche la resistenza «civile»: scioperi nelle fabbriche, assistenza ai perseguitati, sacerdoti e suore che nascondevano ebrei e ricercati.
La reazione dei tedeschi e dei fascisti fu durissima. Dopo un attentato a Roma, il 24 marzo 1944, uccisero trecentotrentacinque civili e prigionieri alle Fosse Ardeatine. Nell'agosto del 1944 a Sant'Anna di Stazzema, in Toscana, e tra settembre e ottobre a Marzabotto, in Emilia, furono massacrati centinaia di abitanti, in gran parte donne, bambini e anziani. Sono ferite che l'Italia ricorda ancora.
La liberazione
Nella primavera del 1945 gli Alleati sfondarono la linea tedesca e il Comitato di liberazione per l'Alta Italia ordinò l'insurrezione generale. Il 25 aprile i partigiani liberarono Milano e Torino, mentre Genova si era liberata da sola negli stessi giorni, prima dell'arrivo degli Alleati. Mussolini, che cercava di fuggire verso la Svizzera, fu catturato dai partigiani a Dongo, sul lago di Como, e fu ucciso il 28 aprile. Il 2 maggio i tedeschi in Italia si arresero.
Perché successe
La Resistenza nacque dal vuoto lasciato dall'8 settembre e dalla stanchezza per una guerra voluta da una dittatura. Molti italiani, che per vent'anni avevano vissuto sotto il fascismo, scelsero di riscattare l'onore del paese combattendo per la libertà.
Ebbe radici anche in una tradizione antifascista che non era mai scomparsa: gli oppositori in esilio o in carcere, gli scioperi del 1943, le idee di chi non aveva accettato il regime. Molti giovani non avevano mai conosciuto la libertà politica.
Cosa cambiò
Gli storici stimano che i partigiani furono circa duecentomila e che i caduti siano stati oltre quarantamila. Il contributo della Resistenza fu importante per liberare il paese, anche se decisiva fu l'avanzata degli Alleati, ma ebbe soprattutto un valore morale e politico: restituì all'Italia dignità e fiducia dopo il fascismo.
Dalla Resistenza nacquero i partiti e i leader che costruirono la Repubblica, e i suoi valori sono scritti nella Costituzione del 1948: libertà, uguaglianza, democrazia, ripudio della guerra. Ogni anno, il 25 aprile, si celebra la festa della Liberazione.
Ricordare la Resistenza significa ricordare anche le sue pagine più dolorose, senza semplificare: la guerra civile fra italiani, i massacri, le violenze compiute dalle due parti. Ma oggi, in Italia, la libertà di cui godiamo ha le sue radici in quella scelta di coraggio.
Persone e luoghi chiave
Persone
- Ferruccio Parri
- Partigiano e politico italiano (1890-1981): comandante partigiano col nome «Maurizio», presidente del Consiglio nel 1945.
- Sandro Pertini
- Partigiano e politico italiano (1896-1990): combatté nella Resistenza, fu presidente della Repubblica dal 1978 al 1985.
- Tina Anselmi
- Staffetta partigiana a 17 anni (1927-2016): poi la prima donna ministro in Italia.
- Irma Bandiera
- Partigiana bolognese (1915-1944): detta «Mimma», uccisa dai fascisti dopo aver resistito agli interrogatori.
- Italo Calvino
- Scrittore italiano (1923-1985): da giovane partigiano, raccontò la Resistenza nei suoi primi romanzi.
Luoghi
- Fosse Ardeatine, Roma
- Il luogo del massacro del 24 marzo 1944, oggi sacrario nazionale.
- Marzabotto e Monte Sole, Emilia-Romagna
- Il luogo di uno dei peggiori massacri di civili, nel settembre-ottobre 1944.
Da sapere
- Oltre seicentomila soldati italiani che dissero no ai tedeschi dopo l'8 settembre furono deportati in Germania.
- Le «staffette partigiane» portavano messaggi e armi, spesso in bicicletta, attraverso i posti di blocco.
- Il 25 aprile 1945 i partigiani liberarono Milano e Torino; oggi è la festa della Liberazione.
- Tina Anselmi, staffetta partigiana a diciassette anni, divenne la prima donna ministro d'Italia.
- Sandro Pertini, partigiano, fu presidente della Repubblica dal 1978 al 1985.
Per approfondire
- ANPI, Associazione nazionale partigiani d'Italia anpi.it
- Wikipedia, «Resistenza italiana» it.wikipedia.org
- Wikipedia, «Armistizio di Cassibile» it.wikipedia.org
- Rete Parri, Istituti della Resistenza reteparri.it
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