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Scuola elementare obbligatoria (legge Coppino)

1877 Roma, Italia

In breve

Quando l'Italia si unì, quasi otto italiani su dieci non sapevano leggere né scrivere. Nel 1877 la legge voluta dal ministro Michele Coppino rese obbligatoria la scuola elementare per i bambini dai 6 ai 9 anni. I comuni dovevano aprire le scuole, e i genitori che non mandavano i figli potevano ricevere una multa. Nelle campagne però molti bambini continuarono a lavorare, e l'obbligo fu rispettato solo poco alla volta.

Perché è importante Fu un passo decisivo verso l'idea che studiare sia un diritto di ogni bambino.

Fonte: Treccani, Dizionario Biografico, voce «Coppino, Michele»

Illustrazione: Scuola elementare obbligatoria (legge Coppino) (Roma, Italia)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Scuola elementare obbligatoria (legge Coppino): Roma, Italia
Dove: Roma, Italia

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un paese di analfabeti

Nel 1861, quando nacque il Regno d'Italia, tre italiani su quattro non sapevano leggere né scrivere. In alcune regioni, soprattutto al Sud e nelle campagne, gli analfabeti erano più di nove su dieci. Molti bambini, a sei o sette anni, lavoravano già nei campi, nelle miniere o nelle botteghe, e le famiglie povere non avevano né tempo né soldi per mandarli a scuola. In molti paesi non c'erano neanche gli edifici scolastici, e i maestri, pagati poco, spesso erano poco preparati.

Il problema era già stato visto prima dell'unità. Nel Regno di Sardegna, nel 1859 il ministro Gabrio Casati aveva fatto approvare una legge che organizzava l'istruzione: dopo l'unità del 1861 fu estesa a tutta l'Italia. La legge Casati prevedeva due anni di scuola elementare gratuita e in teoria obbligatoria per i bambini. Ma in realtà era lasciata ai comuni, che dovevano pagare maestri e locali, e molti comuni poveri non lo facevano. Nessuno controllava se i bambini andassero a scuola, e non c'erano sanzioni per i genitori che non li mandavano.

La legge Coppino

Dopo anni di discussioni, il 15 luglio 1877 il Parlamento approvò una nuova legge, proposta dal ministro dell'Istruzione Michele Coppino. La «legge Coppino» stabiliva che tutti i bambini, maschi e femmine, dai sei ai nove anni, dovessero frequentare la scuola elementare, per un corso di tre anni. I genitori che non mandavano i figli a scuola dovevano pagare multe, anche se nella pratica queste sanzioni furono applicate di rado. I comuni dovevano organizzare le scuole e pagare gli insegnanti.

C'erano altre novità. La legge toglieva l'insegnamento della religione cattolica dalle materie obbligatorie, e lo sostituiva con le «prime nozioni dei doveri dell'uomo e del cittadino»: era il segno di una scuola dello Stato più laica. Prevedeva inoltre che i maestri avessero una preparazione adeguata, e che la scuola si occupasse anche di insegnare a leggere, scrivere, far di conto, e i fondamenti della storia, della geografia e delle scienze.

Una scuola difficile da riempire

Fare la scuola obbligatoria non bastò. Molte famiglie, poverissime, non volevano rinunciare al lavoro dei figli, che portavano a casa pochi soldi, o spesso non capivano a cosa servisse. Mancavano aule, banchi, libri, e in molti paesi i maestri e le maestre vivevano in condizioni difficili. Molte maestre, spesso giovanissime, insegnavano in piccoli paesi di montagna o di campagna, isolati, con stipendi molto bassi. I bambini che frequentavano erano spesso lontani da casa, con pochi libri, d'inverno senza scarpe.

Eppure le cose, lentamente, cambiarono. Nelle scuole circolavano libri che raccontavano storie per la nuova Italia: «Cuore» di Edmondo De Amicis (1886), il diario di un ragazzo, che mostrava la vita di una classe di Torino e insegnava il senso del dovere e della solidarietà, e «Le avventure di Pinocchio» di Carlo Collodi (1881-83), la storia di un burattino che cresce.

Una classe di quegli anni era molto diversa da quella di oggi: spesso un'unica stanza fredda, con banchi di legno a due posti, la lavagna nera, il calamaio e il pennino per scrivere sui quaderni, e il maestro o la maestra che teneva insieme bambini di età diverse. Si imparava a memoria, si recitavano le tabelline in coro e si copiavano le pagine del sillabario.

Le tappe successive

Nel 1904 la legge Orlando portò l'obbligo scolastico a dodici anni; nel 1911 la legge Daneo-Credaro affidò le scuole elementari allo Stato, togliendole ai comuni poveri; nel 1923 la riforma Gentile portò l'obbligo a quattordici anni. Nel 1962 fu istituita la scuola media unica, uguale per tutti, e nel 2007 l'obbligo di istruzione fu portato a dieci anni, fino a sedici anni di età.

Perché successe

La legge Coppino nacque dalla consapevolezza che l'Italia, per diventare un paese moderno, doveva istruire il suo popolo. Gli uomini politici dell'Italia unita capivano che l'analfabetismo era un ostacolo per l'economia, per la democrazia e per l'unità nazionale: per esempio, un contadino che non sapeva leggere non poteva capire le leggi né partecipare alla vita pubblica.

Fu favorita dall'idea, diffusa nell'Ottocento in tutta Europa, che l'istruzione fosse un diritto e un dovere. Altri paesi, come la Prussia, avevano già reso la scuola obbligatoria, e la Francia lo fece pochi anni dopo, nel 1882.

Cosa cambiò

La scuola elementare obbligatoria fece diminuire lentamente l'analfabetismo: dal 78% del 1861, al 48% del 1901, al 38% del 1911, fino a meno del 13% nel 1951. Oggi in Italia quasi tutti sanno leggere e scrivere. Il cambiamento fu accelerato anche dal servizio militare, dall'emigrazione e, nel Novecento, dalla radio e dalla televisione.

La scuola ebbe un ruolo importante anche nell'unire il paese, perché insegnava una lingua comune, l'italiano, a bambini che parlavano dialetti diversi. Molti italiani di allora non parlavano mai l'italiano a casa, ma lo imparavano a scuola.

Il diritto all'istruzione è oggi scritto nell'articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita». Nel mondo, però, ci sono ancora milioni di bambini, soprattutto bambine, che non vanno a scuola: la strada iniziata nel 1877 non è finita.

Persone e luoghi chiave

Persone

Michele Coppino
Politico e letterato piemontese (1822-1901): ministro dell'Istruzione, propose la legge del 1877.
Gabrio Casati
Politico lombardo (1798-1873): ministro della Pubblica istruzione nel 1859, autore della legge Casati.
Edmondo De Amicis
Scrittore italiano (1846-1908): autore di «Cuore», romanzo scolastico.
Carlo Collodi
Scrittore italiano (1826-1890): autore di «Pinocchio».
Maria Montessori
Medico e pedagogista (1870-1952): con la sua scuola cambiò il modo di insegnare ai bambini.

Luoghi

Roma, Parlamento del Regno
La sede in cui il 15 luglio 1877 fu approvata la legge Coppino.
Torino
La città dove insegnò Michele Coppino e dove è ambientato «Cuore».

Da sapere

  • La legge Coppino è del 15 luglio 1877 e rese obbligatorie le prime tre classi della scuola elementare.
  • Nel 1861 circa tre italiani su quattro erano analfabeti.
  • Con la legge Coppino l'insegnamento della religione non era più obbligatorio.
  • Il libro «Cuore», del 1886, racconta un anno di scuola in una classe di Torino.
  • Oggi, secondo la Costituzione, l'istruzione è obbligatoria e gratuita per almeno otto anni.

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