Spedizione dei Mille
1860 Da Quarto (Genova) a Marsala, Sicilia
In breve
Nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 Giuseppe Garibaldi partì da Quarto, vicino a Genova, con poco più di mille volontari su due piroscafi. Molti indossavano la camicia rossa e venivano soprattutto dal Nord Italia. Sbarcati a Marsala, in Sicilia, sconfissero l'esercito del Regno delle Due Sicilie e risalirono fino a Napoli. In ottobre, a Teano, Garibaldi incontrò il re Vittorio Emanuele II e gli lasciò le terre conquistate.
Perché è importante Con questa impresa il Sud entrò nel nuovo Stato italiano, e Garibaldi diventò l'eroe più famoso del Risorgimento.
Fonte: Treccani, voce «Spedizione dei Mille»

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Il racconto
L'Italia a metà
Nel 1860 l'Italia non esisteva ancora come stato. Dopo il Congresso di Vienna era divisa in tanti stati. Ma qualcosa era cambiato: nel 1859, con l'aiuto della Francia di Napoleone III, il Regno di Sardegna, guidato dal re Vittorio Emanuele II e dal primo ministro Camillo Benso, conte di Cavour, aveva sconfitto l'Austria in una seconda guerra d'indipendenza, con le battaglie di Magenta e di Solferino, e aveva ottenuto la Lombardia. L'anno dopo, con i plebisciti, cioè votazioni popolari, la Toscana, l'Emilia e la Romagna si erano unite al regno. In cambio, la Francia aveva avuto Nizza e la Savoia: Nizza era la città natale di Giuseppe Garibaldi, che ne soffrì.
Restavano fuori il Veneto, ancora austriaco, il Lazio e Roma, governati dal papa, e tutto il sud, il Regno delle Due Sicilie, governato dai Borbone, una monarchia antica e potente, con un esercito numeroso, ma debole e con un governo spesso accusato di essere arretrato e di non concedere libertà.
L'eroe dei due mondi
Garibaldi, nato nel 1807, era già una leggenda. Marinaio, aveva combattuto per la libertà in Sud America, in Brasile e in Uruguay, dove aveva conosciuto Anita, la donna coraggiosa che divenne sua moglie e che combatté al suo fianco. Per questo fu chiamato «l'eroe dei due mondi». Nel 1849 aveva guidato la difesa della Repubblica Romana, ed era diventato il simbolo del patriota italiano. Portava una camicia rossa e un poncho, e i suoi uomini erano pronti a seguirlo ovunque.
Nell'aprile 1860 scoppiò una rivolta a Palermo, subito soffocata, ma altre insurrezioni continuarono in Sicilia. Alcuni patrioti, tra cui il siciliano Francesco Crispi, chiesero a Garibaldi di intervenire. Garibaldi esitò: sapeva che era pericoloso, e sapeva che Cavour non voleva compromettere il regno con un'avventura che poteva far arrabbiare la Francia e l'Inghilterra. Ma alla fine accettò.
La notte tra il 5 e il 6 maggio
Nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860, a Quarto, vicino a Genova, circa mille volontari salirono di nascosto su due piroscafi, il «Piemonte» e il «Lombardo». Erano in realtà circa 1.100 uomini, e una donna, Rosalia Montmasson, moglie di Crispi, la sola riconosciuta tra i Mille. Erano studenti, avvocati, medici, artigiani, operai, ex soldati, molti dei quali giovanissimi, provenienti da tutta Italia, soprattutto dalla Lombardia, in particolare da Bergamo. Non erano soldati di professione, avevano fucili vecchi, e indossavano la camicia rossa. Sembrava un'impresa disperata.
I due piroscafi sbarcarono a Marsala, in Sicilia, l'11 maggio, sotto gli occhi di navi da guerra britanniche che si trovavano lì, e che, forse volontariamente, impedirono alle navi borboniche di attaccare subito. Il 15 maggio, a Calatafimi, i garibaldini, in inferiorità, affrontarono l'esercito borbonico, in una battaglia dura. Sul punto di cedere, Garibaldi, si racconta, disse al suo luogotenente Nino Bixio: «Qui si fa l'Italia o si muore». Vinsero, e la notizia spinse molti siciliani, i «picciotti», a unirsi a lui.
Palermo, Napoli, Teano
Alla fine di maggio Garibaldi entrò a Palermo, dopo giorni di combattimento nelle strade. A luglio vinse a Milazzo. Il 19 agosto attraversò lo stretto di Messina e sbarcò in Calabria: a quel punto l'esercito borbonico si sfaldava, e le città si arrendevano. Il 7 settembre Garibaldi entrò a Napoli, quasi da solo, in treno, accolto dalla folla in festa. Il re Francesco II si era ritirato a Gaeta.
Garibaldi era un repubblicano, ma volle che il sud fosse unito al Regno di Sardegna. Intanto un esercito piemontese entrò nello Stato pontificio, passando per le Marche e l'Umbria, e scese verso sud. Dopo la battaglia del Volturno, il 1° e 2 ottobre, in cui i garibaldini sconfissero i Borbone, il 26 ottobre 1860, a Teano, vicino a Napoli, Garibaldi incontrò Vittorio Emanuele II e lo salutò come «re d'Italia», consegnandogli il sud. Pochi giorni prima, il 21 ottobre, un plebiscito aveva approvato l'unione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte. Garibaldi rifiutò ricompense e tornò nella sua isola di Caprera, con una piccola quantità di sementi e un sacco di stoccafisso, come si racconta.
Perché successe
La spedizione nacque da una situazione di crisi del Regno delle Due Sicilie, dalle rivolte in Sicilia e dal desiderio di molti italiani di unire il paese. Garibaldi aveva un grande carisma, e molti giovani erano pronti a seguirlo.
Contò anche il gioco politico: Cavour, pur sembrando contrario, lasciò partire la spedizione e la favorì in modo indiretto, perché l'impresa poteva servire all'unità. Ebbero un ruolo la Gran Bretagna, che vedeva con simpatia il fallimento dei Borbone, e l'abilità militare di Garibaldi.
Cosa cambiò
L'impresa dei Mille portò all'unità d'Italia, proclamata il 17 marzo 1861 con il re Vittorio Emanuele II. Mancavano ancora il Veneto, che sarebbe stato unito nel 1866, e Roma, nel 1870.
Fu un grande evento della storia italiana, e ha lasciato canzoni, monumenti, nomi di strade e di piazze in tutta Italia. Ma ha anche lasciato molte domande. Gli storici discutono ancora su come si sia unito il Sud: ci furono entusiasmi, ma anche delusioni e rivolte, e nei primi anni dell'Unità si ebbe una lunga guerra contro il «brigantaggio». La «questione meridionale», cioè il divario tra Nord e Sud, nacque proprio in quegli anni.
Garibaldi, dopo il 1860, continuò a battersi: tentò due volte di conquistare Roma, nel 1862 e nel 1867, e partecipò alle guerre successive. Morì a Caprera nel 1882, e il suo ricordo è ancora vivo. Il 17 marzo, Giornata dell'unità nazionale, gli italiani ricordano il cammino che portò alla nascita del paese.
Persone e luoghi chiave
Persone
- Giuseppe Garibaldi
- Generale e patriota italiano (1807-1882): guidò la spedizione dei Mille.
- Nino Bixio
- Generale e patriota genovese (1821-1873): fu il braccio destro di Garibaldi.
- Francesco Crispi
- Patriota e politico siciliano (1818-1901): tra gli organizzatori della spedizione, poi presidente del Consiglio.
- Rosalia Montmasson
- Patriota di origine francese (1823-1904): la sola donna riconosciuta tra i Mille.
- Camillo Benso di Cavour
- Politico piemontese (1810-1861): primo ministro del Regno di Sardegna, grande tessitore dell'unità.
Luoghi
- Quarto, Genova
- Il luogo da cui partirono i Mille nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860.
- Teano, Campania
- Il luogo dell'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il 26 ottobre 1860.
Da sapere
- I Mille erano in realtà circa 1.100 uomini e una donna riconosciuta.
- Garibaldi indossava una camicia rossa, e i suoi volontari furono detti «camicie rosse».
- A Calatafimi, il 15 maggio 1860, si racconta che Garibaldi dicesse a Nino Bixio: «Qui si fa l'Italia o si muore».
- Garibaldi entrò a Napoli in treno, il 7 settembre 1860.
- Dopo l'impresa Garibaldi tornò nella sua isola di Caprera, rifiutando onori e ricompense.
Per approfondire
- Wikipedia, «Spedizione dei Mille» it.wikipedia.org
- Wikipedia, «Giuseppe Garibaldi» it.wikipedia.org
- Wikipedia, «Rosalia Montmasson» it.wikipedia.org
- Treccani, voce «Garibaldi, Giuseppe» treccani.it
Eventi collegati
- Moti del 18481848 · RivoluzioniNel 1848-49 Garibaldi aveva difeso la Repubblica Romana.
- Unità d'Italia1861 · RivoluzioniPochi mesi dopo l'impresa nacque il Regno d'Italia.
- Congresso di Vienna1815 · RivoluzioniIl Congresso di Vienna aveva diviso l'Italia.
- I promessi sposi di Manzoni1827 · RivoluzioniI Promessi sposi avevano contribuito a creare una lingua comune per l'Italia.
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