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10 · Rivoluzioni scienza e tecnica

Fotografia di Niépce

circa 1826 Saint-Loup-de-Varennes, Francia

In breve

Nicéphore Niépce, inventore francese, cercava un modo per fissare le immagini che si formano dentro una camera oscura. Mise una lastra di peltro coperta di bitume, una sostanza che indurisce alla luce, davanti alla finestra della sua casa di campagna a Saint-Loup-de-Varennes. Dopo un'esposizione lunghissima, di ore o forse di giorni, comparve la veduta dei tetti e del cortile. È la più antica fotografia di un paesaggio reale che si sia conservata.

Perché è importante Da quella lastra sfocata nasce la fotografia, che ha cambiato il modo di ricordare e raccontare il mondo.

Fonte: Harry Ransom Center, University of Texas at Austin, «The First Photograph»

Illustrazione: Fotografia di Niépce (Saint-Loup-de-Varennes, Francia)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Fotografia di Niépce: Saint-Loup-de-Varennes, Francia
Dove: Saint-Loup-de-Varennes, Francia

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Catturare la luce

Fin dall'antichità gli uomini conoscevano un fenomeno curioso: se in una stanza buia c'è un piccolo foro in una parete, sulla parete opposta si forma l'immagine capovolta di ciò che si trova fuori, con i suoi colori e i suoi movimenti. È il principio della «camera oscura», cioè «stanza buia». Gli scienziati arabi, come Ibn al-Haytham, nell'XI secolo la studiarono con cura, e i pittori del Rinascimento, come Leonardo, la usarono per capire la prospettiva. Con l'aggiunta di una lente, la camera oscura diventò un apparecchio portatile: una scatola in cui si poteva vedere il paesaggio e ricalcarlo a matita.

Ma nessuno sapeva come fissare quell'immagine: la luce passava, l'immagine appariva sulla parete, ma spariva appena si spostava la scatola. Bisognava trovare una sostanza che cambiasse sotto l'azione della luce e conservasse la traccia.

Un inventore di provincia

Joseph Nicéphore Niépce nacque nel 1765 a Chalon-sur-Saône, in Francia, in una ricca famiglia di avvocati. Durante la Rivoluzione fu soldato, poi tornò alle sue terre, dove si dedicò agli esperimenti: con il fratello Claude inventò perfino un motore, il «pireolofòro», con cui fecero navigare una barca sul fiume. Era un inventore appassionato, ma era anche sempre a corto di soldi.

Verso il 1816 Niépce si interessò a un'invenzione nuova, la litografia, una tecnica di stampa che si faceva disegnando su pietra. Non sapeva disegnare bene e il figlio, che lo faceva per lui, era partito per l'esercito: così cominciò a cercare un modo per far disegnare le immagini alla luce. Fece prove con sali d'argento, che si scurivano alla luce, ma non riusciva a fissarli. Poi trovò una sostanza diversa: il bitume di Giudea, una specie di asfalto naturale che, esposto alla luce, diventa duro e non si scioglie più nei solventi.

«Veduta dalla finestra a Le Gras»

Niépce ricoprì una lastra di peltro con un velo di bitume e la mise dentro una camera oscura, davanti alla finestra della sua casa di campagna, a Saint-Loup-de-Varennes, in Borgogna. La lasciò esposta per molte ore, forse per giorni, mentre il sole si spostava. Poi lavò la lastra con olio di lavanda e petrolio bianco: il bitume che non aveva preso luce si sciolse, e rimase soltanto quello indurito dalla luce. Sulla lastra comparve l'immagine: i tetti, un cortile, un pezzo di cielo, sfocati ma riconoscibili. Era tra il 1826 e il 1827: nasceva la prima fotografia che si conosca.

Niépce chiamò il suo procedimento «eliografia», cioè «scrittura con il sole». L'immagine, però, era fioca, richiedeva un'esposizione lunghissima, e non era facile da rifare. Nel 1829 si associò con un altro uomo che studiava la stessa cosa, Louis Daguerre, un pittore e inventore di spettacoli luminosi, a Parigi. Niépce morì nel 1833, senza vedere il successo.

Dopo Niépce

Daguerre continuò e inventò, nel 1839, il «dagherrotipo»: una lastra d'argento lucidata come uno specchio, resa sensibile ai vapori di iodio e sviluppata con vapori di mercurio, che dava un'immagine molto nitida in pochi minuti di posa. Il governo francese comprò l'invenzione e la regalò al mondo, il 19 agosto 1839: in pochi mesi, gli studi dei fotografi si moltiplicarono. Nel frattempo, in Inghilterra, William Henry Fox Talbot inventò un sistema con un negativo su carta, dal quale si potevano stampare molte copie: è il principio della fotografia a pellicola.

Nel 1888 l'americano George Eastman presentò la macchina fotografica Kodak, piccola, con la pellicola già dentro, che chiunque poteva usare: lo slogan era «Voi premete il bottone, al resto pensiamo noi». Poi arrivarono il colore, la fotografia istantanea, la pellicola a 35 millimetri e, nel 1975, la prima macchina digitale, costruita da un ingegnere della Kodak, Steven Sasson: pesava circa quattro chili, registrava immagini in bianco e nero da pochissimi pixel e ci metteva ventitré secondi a salvarne una.

Perché successe

La fotografia nacque dall'incontro di due conoscenze antiche: l'ottica, cioè la camera oscura, e la chimica, cioè le sostanze sensibili alla luce. Nel Settecento e nei primi dell'Ottocento erano stati scoperti molti composti che cambiavano di colore con la luce, come i sali d'argento.

Il desiderio di fissare le immagini era antico, e nell'Ottocento, in un'epoca di grande interesse per la natura e per il realismo, molti cercavano il modo di riuscirci. Niépce ebbe la pazienza e la capacità di sperimentare materiali diversi.

Cosa cambiò

La fotografia cambiò il modo di vedere il mondo. Per la prima volta si potevano avere immagini fedeli di persone, luoghi ed eventi: i ritratti non erano più un lusso per ricchi, i viaggiatori potevano portare a casa immagini di luoghi lontani, i giornali mostrarono guerre e disastri. La pittura, non più obbligata a riprodurre la realtà, si aprì a nuove strade, come l'impressionismo.

La fotografia ha avuto un ruolo anche nella scienza: nell'astronomia, nella medicina con i raggi X, nella fisica con le tracce delle particelle. Nel 1878 Eadweard Muybridge, con una fila di apparecchi, riuscì a mostrare, in una serie di fotografie, come un cavallo al galoppo stacchi tutti gli zoccoli da terra: un passo verso il cinema.

Oggi, con gli smartphone, ogni anno si scattano molti più di mille miliardi di fotografie. L'invenzione di Niépce è diventata un linguaggio di tutti i giorni; e chi la usa può chiedersi, come ci ha insegnato la storia, che cosa raccontino davvero le immagini, e come riconoscere quelle false.

Persone e luoghi chiave

Persone

Nicéphore Niépce
Inventore francese (1765-1833): realizzò la prima fotografia conservata.
Louis Daguerre
Pittore e inventore francese (1787-1851): inventò il dagherrotipo nel 1839.
William Henry Fox Talbot
Scienziato e inventore inglese (1800-1877): inventò il sistema negativo-positivo.
George Eastman
Imprenditore americano (1854-1932): fondò la Kodak e rese la fotografia popolare.
Eadweard Muybridge
Fotografo inglese (1830-1904): fece le famose serie di foto di cavalli in movimento.

Luoghi

Saint-Loup-de-Varennes, Borgogna (Francia)
Il paese dove Niépce, nella sua casa, scattò la prima fotografia.
Harry Ransom Center, Austin, Texas (Stati Uniti)
Il museo universitario dove si conserva la lastra originale.

Da sapere

  • La prima fotografia, del 1826-27, richiese un'esposizione di molte ore, forse di giorni.
  • Niépce chiamò il suo sistema «eliografia», cioè «scrittura con il sole».
  • La Kodak del 1888 aveva lo slogan «Voi premete il bottone, al resto pensiamo noi».
  • La prima macchina fotografica digitale (1975) pesava circa quattro chili e impiegava 23 secondi per registrare un'immagine.
  • Ogni anno si scattano molti più di mille miliardi di fotografie, quasi tutte con il telefono.

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