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10 · Rivoluzioni arte

I promessi sposi di Manzoni

1827 Milano, Italia

In breve

Alessandro Manzoni, scrittore milanese, raccontò la storia di Renzo e Lucia, due giovani di un paese sul lago di Como a cui un signorotto prepotente, don Rodrigo, impedisce di sposarsi. Il romanzo è ambientato nel Seicento, tra carestia, guerra e peste, quando la Lombardia era sotto il dominio spagnolo. La prima edizione uscì tra il 1825 e il 1827; poi Manzoni la riscrisse in una lingua più vicina al fiorentino parlato. L'edizione definitiva fu pubblicata tra il 1840 e il 1842.

Perché è importante Aiutò a costruire una lingua italiana comune, e ancora oggi si studia in tutte le scuole.

Fonte: Treccani, voce «Promessi sposi, I»

Illustrazione: I promessi sposi di Manzoni (Milano, Italia)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
I promessi sposi di Manzoni: Milano, Italia
Dove: Milano, Italia

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

«Quel ramo del lago di Como»

Così comincia il romanzo più famoso della letteratura italiana: «Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi...». Chi l'ha studiato a scuola, ricorda questa lunga frase, e ricorda forse anche la fatica di leggerla. Ma dietro quel romanzo, «I promessi sposi», c'è una storia piena di avventura, di umorismo e di coraggio.

L'autore, Alessandro Manzoni, nacque a Milano nel 1785, in una famiglia nobile, e visse in un periodo di grandi cambiamenti: la Rivoluzione francese, Napoleone, la Restaurazione. Era nipote, dal lato materno, di Cesare Beccaria, l'illuminista autore di «Dei delitti e delle pene». Da giovane visse a Parigi, dove conobbe le idee dell'Illuminismo, ma tornato a Milano, dopo una crisi spirituale, si avvicinò di nuovo alla fede cattolica, che influenzò tutto il suo lavoro.

Una storia del Seicento

Manzoni lavorò al romanzo per anni, dal 1821, scrivendo una prima versione intitolata «Fermo e Lucia». Rielaborò poi tutto per anni e tra il 1825 e il 1827 pubblicò la prima edizione dei «Promessi sposi», in tre volumi. La storia è ambientata nella Lombardia del 1628-1630, quando il paese era governato dagli spagnoli, un periodo di prepotenze, di carestia e di peste. Manzoni dichiara, all'inizio, di aver trovato la storia in un vecchio manoscritto del Seicento, e di averlo soltanto riscritto in un linguaggio più comprensibile: era un espediente letterario, un gioco.

I protagonisti sono due giovani del popolo, Renzo, un filatore di seta, e Lucia, una ragazza onesta. Stanno per sposarsi, ma un signorotto prepotente, don Rodrigo, si è invaghito di Lucia e, con una scommessa con il cugino, vuole impedire le nozze. Manda i suoi «bravi», uomini armati, a minacciare il curato del paese, don Abbondio, un uomo pauroso, che dice: «Questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai». Don Abbondio, per paura, rifiuta di celebrare le nozze.

Fuga, tumulti e peste

Renzo e Lucia, con l'aiuto di un frate coraggioso, fra Cristoforo, cercano di sfuggire alla persecuzione di don Rodrigo, e devono separarsi. Lucia si rifugia in un convento a Monza, dove incontra la misteriosa monaca, Gertrude, vittima delle imposizioni della sua famiglia. Renzo va a Milano, dove si trova in mezzo a una rivolta popolare per il prezzo del pane, nel novembre 1628, e viene scambiato per un capo dei rivoltosi: deve fuggire in un altro stato.

Lucia, rapita da uomini di don Rodrigo, è condotta al castello di un potente signore, l'Innominato, un uomo crudele. Ma, sconvolto dalla sua tristezza e dalle sue preghiere, l'Innominato ha una crisi e si converte: la libera. Il cardinale Federigo Borromeo, arcivescovo di Milano, lo accoglie con grande umanità.

Poi la guerra e la peste, portata dalle truppe straniere dei lanzichenecchi, sconvolgono la Lombardia. Milano è colpita da un terribile contagio, e Renzo, che l'ha preso e guarito, torna in città a cercare Lucia nel lazzaretto, l'ospedale dove si ammassavano i malati. Qui ritrova fra Cristoforo, che muore assistendo i malati, e Lucia, ammalata e guarita. Don Rodrigo muore di peste. Alla fine, i due giovani possono sposarsi.

Una lingua per l'Italia

Manzoni non voleva solo raccontare una storia. All'epoca l'Italia era divisa in vari stati, e non c'era una lingua parlata da tutti: ciascuno usava il proprio dialetto, e l'italiano scritto era una lingua letteraria, lontana da quella di ogni giorno. Manzoni pensava che l'Italia unita avrebbe avuto bisogno di una lingua comune, viva e comprensibile.

Perciò, dopo la prima edizione, rivide tutto il romanzo, e nel 1840-42 pubblicò una nuova edizione, «la Quarantana», con le illustrazioni di Francesco Gonin. Per farlo, andò a Firenze, dove, diceva, si parlava l'italiano più vivo, «a sciacquare i panni in Arno»: sostituì molte parole lombarde e letterarie con quelle fiorentine. Il romanzo diventò un modello di lingua per milioni di italiani. Per il primo anniversario della morte di Manzoni (1874), il compositore Giuseppe Verdi scrisse per lui una grande Messa da Requiem.

Perché successe

Manzoni scrisse il romanzo per far riflettere i lettori della sua epoca. Il Seicento spagnolo, con le sue ingiustizie e i suoi abusi, gli serviva per parlare dei problemi dell'Italia del suo tempo, dominata da stranieri, e per raccontare la sofferenza degli umili.

Fu influenzato dai romanzi storici dello scrittore scozzese Walter Scott, che avevano un grande successo in Europa, e dalle sue convinzioni religiose: credeva che la Provvidenza, cioè l'aiuto di Dio, guidasse la storia, e che anche i poveri e i deboli avessero dignità e valore.

Cosa cambiò

«I promessi sposi» è considerato il primo grande romanzo italiano, e ha ispirato scrittori, registi, fumetti, sceneggiati televisivi. Molte frasi sono entrate nel linguaggio di tutti i giorni: «Questo matrimonio non s'ha da fare», «Carneade! Chi era costui?», «Addio, monti sorgenti dall'acque».

Il romanzo ebbe un effetto importante sulla lingua: contribuì a creare un italiano comune, parlato e scritto, che in seguito si diffuse con la scuola, il servizio militare e poi la radio e la televisione. Manzoni, che divenne senatore del Regno d'Italia nel 1860, fu considerato un padre della patria letteraria.

Ancora oggi viene letto e studiato nelle scuole italiane. Alcuni lo trovano difficile, altri lo amano per la sua ironia e per la profondità dei personaggi: don Abbondio, per esempio, è il ritratto di chi, per paura, rinuncia a fare il proprio dovere. Resta un'opera sull'ingiustizia, la speranza e la capacità degli umili di resistere.

Persone e luoghi chiave

Persone

Alessandro Manzoni
Scrittore e poeta italiano (1785-1873): autore de «I promessi sposi».
Walter Scott
Scrittore scozzese (1771-1832): maestro del romanzo storico, fonte di ispirazione per Manzoni.
Francesco Gonin
Pittore e illustratore piemontese (1808-1889): realizzò le illustrazioni della «Quarantana».
Giuseppe Verdi
Compositore italiano (1813-1901): scrisse la Messa da Requiem in memoria di Manzoni.
Federigo Borromeo
Arcivescovo di Milano (1564-1631): personaggio storico, presente nel romanzo.

Luoghi

Lecco e il lago di Como, Lombardia
I luoghi dove è ambientato l'inizio del romanzo.
Casa del Manzoni, Milano
L'abitazione dove Manzoni visse per molti anni, oggi museo.

Da sapere

  • La prima edizione dei «Promessi sposi» è del 1825-27, la definitiva, con le illustrazioni, del 1840-42.
  • Manzoni andò a Firenze per «sciacquare i panni in Arno», cioè per rendere la lingua più viva.
  • Il romanzo è ambientato nella Lombardia del 1628-1630, durante il dominio spagnolo e la peste.
  • Verdi scrisse la sua Messa da Requiem in ricordo di Manzoni, morto nel 1873.
  • La frase «Questo matrimonio non s'ha da fare» è una delle più famose della letteratura italiana.

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