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Prime sepolture intenzionali

circa 100.000 anni fa Grotte di Skhul e Qafzeh, Israele

In breve

Circa 100.000 anni fa, nelle grotte di Skhul e Qafzeh in Israele, alcuni gruppi di Homo sapiens seppellirono i loro morti, a volte con oggetti accanto. Anche i Neanderthal seppellivano i defunti. Una sepoltura fatta apposta ci dice che quelle persone avevano cura dei loro cari anche dopo la morte.

Perché è importante È uno dei primi segni di pensiero simbolico, cioè di idee che vanno oltre la vita pratica.

Fonte: Smithsonian, Human Origins Program, «Qafzeh: Oldest Intentional Burial»

Illustrazione: Prime sepolture intenzionali (Grotte di Skhul e Qafzeh, Israele)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Prime sepolture intenzionali: Grotte di Skhul e Qafzeh, Israele
Dove: Grotte di Skhul e Qafzeh, Israele

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una grotta vicino a Nazaret

Le colline della Galilea, nel nord di Israele, nascondono molte grotte. Una, a poca distanza dalla città di Nazaret, si chiama Qafzeh. Negli anni Trenta del Novecento l'archeologo francese René Neuville, console in Palestina e studioso di preistoria, vi scavò per due stagioni e trovò scheletri umani sepolti nel terreno della grotta. Altre campagne, tra il 1965 e il 1979, ne trovarono altri. In tutto si contano i resti di una quindicina di persone, o di quasi trenta secondo altri conteggi, di tutte le età, e diverse sepolture. Hanno circa 100.000 anni, forse un po' di più.

Gli scheletri appartengono a Homo sapiens, ma a un gruppo molto antico, con un viso quasi moderno e un cranio ancora robusto. Non erano Neanderthal, per quanto vissero in una regione dove, in altri periodi, vissero anche loro. Questa è una delle prove che i primi sapiens uscirono dall'Africa molto prima di quanto si pensasse, e che il Vicino Oriente fu una terra di incontri tra specie.

Il ragazzo con le corna di cervo

La tomba più famosa è quella di un ragazzo o di una ragazza di dodici-tredici anni, chiamato dagli archeologi Qafzeh 11. Fu deposto in una fossa scavata apposta nel suolo. Sul petto, tra le braccia, erano appoggiate le corna di un grosso cervo, intere e disposte con cura. Un'altra sepoltura mostra una giovane donna con accanto un bambino piccolo, posto ai suoi piedi. In alcuni punti della grotta erano stati lasciati pezzi di ocra rossa, un minerale colorato, e conchiglie marine forate, venute dalla costa del Mediterraneo, a decine di chilometri.

Perché sono importanti? Una fossa scavata, un corpo sistemato, oggetti accanto: sono gesti che hanno un senso solo se qualcuno pensa che il morto meriti attenzione. Gli archeologi li chiamano «sepolture intenzionali». Non possiamo sapere se le persone credessero in un'altra vita o volessero soltanto salutare in un certo modo chi se ne andava. Ma possiamo vedere che c'era un rito.

Skhul e il monte Carmelo

A circa quaranta chilometri di distanza, sul monte Carmelo, vicino alla città di Haifa, si trova un'altra grotta, Skhul. Là, tra il 1931 e il 1932, l'americano Theodore McCown, che lavorava con l'archeologa britannica Dorothy Garrod, trovò i resti di una decina di persone. Sono più o meno della stessa età, anche se la datazione è un po' incerta e va dai 120.000 agli 80.000 anni fa. Uno scheletro maschile, chiamato Skhul V, aveva tra le braccia la mandibola di un cinghiale selvatico: forse un'offerta, forse un simbolo di caccia.

Anche i Neanderthal

Non dobbiamo pensare che questa sia un'invenzione solo nostra. Anche i Neanderthal seppellivano i loro morti, almeno in alcuni luoghi: lo mostrano le tombe di La Chapelle-aux-Saints, in Francia, e di Kebara, sempre in Israele, di circa 60.000 anni fa. Il confine tra le due specie, in questo, è sfumato.

In Africa, la sepoltura più antica oggi nota si trova in Kenya, nella grotta di Panga ya Saidi, vicino alla costa: nel 2021 un gruppo di ricercatori ha mostrato che un bambino di circa tre anni, chiamato Mtoto («bambino» in swahili), fu deposto in una piccola fossa 78.000 anni fa, con il corpo raggomitolato e la testa appoggiata su un cuscino di materiale deperibile, scomparso nel tempo ma ricostruito dalla posizione delle ossa. Un'idea fa discutere: in alcuni studi molto recenti si è sostenuto che anche una specie ancora più antica, Homo naledi, avrebbe sepolto i propri morti in Sudafrica, ma la maggior parte degli esperti per ora aspetta altre prove.

Come si riconosce una sepoltura

Gli archeologi seguono alcuni indizi: una fossa scavata e poi riempita, uno scheletro intero e con le ossa ancora nei punti giusti (se un corpo resta all'aperto, gli animali lo disperdono), una posizione particolare, oggetti vicini. Anche così, sono possibili dubbi, perché un corpo può finire in una buca anche per cause naturali. Per questo ogni nuovo caso viene discusso a lungo.

Perché successe

Non sappiamo perché cominciò l'abitudine di seppellire, ma possiamo immaginare alcune ragioni. Una è pratica: allontanare un corpo che si decompone dal luogo dove si vive e tenerlo al riparo da animali carnivori. Un'altra è affettiva: i gruppi umani erano piccoli, e la perdita di una persona era un lutto per tutti.

La terza è la più interessante: la capacità di pensare simbolicamente, cioè di dare a un gesto o a un oggetto un significato che va oltre ciò che si vede. Colorare con l'ocra, forare conchiglie per farne collane, deporre un palco di corna accanto a un corpo sono tutti atti simbolici.

Queste capacità si sviluppavano insieme al linguaggio e alla vita in gruppo. Raccontare la morte e dire «chi eravamo» ai figli è già una forma di cultura.

Cosa cambiò

Le sepolture sono una grande fortuna per la scienza: un corpo deposto in una fossa si conserva molto meglio di uno lasciato all'aperto. Oggi dobbiamo a queste tombe quasi tutto ciò che sappiamo della forma del corpo dei nostri antenati, delle malattie, della dieta, e perfino del loro DNA.

Dal punto di vista culturale, la sepoltura intenzionale è il primo passo verso i grandi riti funebri della storia: tumuli, piramidi, templi, cimiteri. Ogni civiltà ha un suo modo di accompagnare i morti, e in questo senso la tomba di Qafzeh è un'antenata delle tombe dei faraoni e dei cimiteri di oggi.

Ci dice anche qualcosa sulla nostra natura. L'idea che un essere umano meriti rispetto anche dopo la morte è alla base di molte leggi e morali. Rispettare i defunti è una delle abitudini più antiche e più diffuse della nostra specie.

Persone e luoghi chiave

Persone

René Neuville
Archeologo francese (1899-1952), console di Francia a Gerusalemme. Scavò nella grotta di Qafzeh tra il 1933 e il 1935.
Theodore McCown
Antropologo americano (1908-1969). Con Dorothy Garrod studiò i resti della grotta di Skhul, sul monte Carmelo.
Dorothy Garrod
Archeologa britannica (1892-1968). Fu la prima donna a diventare professoressa a Cambridge e diresse gli scavi sul monte Carmelo.
Maria Martinón-Torres
Antropologa spagnola. Ha guidato lo studio del piccolo Mtoto, la più antica sepoltura nota in Africa.

Luoghi

Grotta di Qafzeh (Israele)
Grotta vicino a Nazaret, in Galilea, con sepolture di circa 100.000 anni fa di Homo sapiens.
Grotta di Skhul, monte Carmelo (Israele)
Grotta sul monte Carmelo, vicino a Haifa, con resti di circa 120.000-80.000 anni fa.
Panga ya Saidi (Kenya)
Grotta vicino alla costa dell'Oceano Indiano dove fu seppellito il bambino Mtoto, 78.000 anni fa.

Da sapere

  • Le conchiglie trovate a Qafzeh sono conchiglie marine (bivalvi del genere Glycymeris) con un foro naturale, alcune con tracce di ocra: furono portate da una costa a circa 35 chilometri.
  • L'ocra usata a Qafzeh doveva essere portata da lontano: nei dintorni non ce n'era di quel tipo, quindi qualcuno la cercò apposta.
  • Il piccolo Mtoto fu seppellito con la testa appoggiata a un cuscino di materiale morbido che non è sopravvissuto, ma le ossa conservano la posizione che lo dimostra.
  • Dorothy Garrod è stata la prima donna a ricoprire una cattedra a Cambridge, nel 1939.
  • La parola «sepolcro» viene dal latino sepelire, «seppellire», e «sepolto» ha la stessa radice.

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