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Popolamento dell'Australia

circa 48.000 anni fa Australia settentrionale

In breve

Gli esseri umani raggiunsero l'Australia circa 50.000 anni fa, forse anche prima, attraversando tratti di mare con delle imbarcazioni. Furono gli antenati dei popoli aborigeni, le cui culture sono tra le più antiche ancora vive. Per arrivarci servivano coraggio e capacità di navigare.

Perché è importante È uno dei primi grandi viaggi per mare della storia umana.

Fonte: University of Western Australia, «People voyaged to Australia by boat more than 50,000 years ago»

Illustrazione: Popolamento dell'Australia (Australia settentrionale)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Popolamento dell'Australia: Australia settentrionale
Dove: Australia settentrionale

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Un continente isolato dal mare

L'Australia è, e fu sempre, un'isola enorme. Per arrivarci dall'Asia non c'è mai stata una strada di terra. Anche nei periodi più freddi dell'ultima glaciazione, quando tanta acqua era imprigionata nei ghiacci e il livello del mare scendeva di un centinaio di metri, tra l'Asia sud-orientale e l'Australia restava sempre il mare. In quei tempi l'Australia, la Nuova Guinea e la Tasmania erano unite in un solo grande continente, che gli scienziati chiamano Sahul. Dalla parte asiatica c'era un altro continente emerso, Sunda, che comprendeva la Malesia, Sumatra, Giava e il Borneo. Tra i due c'era una zona di isole, detta Wallacea, con acque profonde e correnti forti.

Chi voleva arrivare a Sahul doveva quindi navigare, in più riprese. Alcuni tratti da attraversare erano lunghi decine di chilometri, fino a un centinaio, e la terra di arrivo era spesso fuori dalla vista. Un gruppo internazionale di ricercatori ha provato a simulare al computer, in studi del 2018 e del 2019, i possibili percorsi, con venti, correnti e livelli del mare di quell'epoca. La conclusione: non è plausibile che questi viaggi siano stati casuali, trascinati dalle onde. Dovevano essere progettati, con imbarcazioni capaci di reggere il mare.

Quando arrivarono

La data è discussa. Un sito nel nord del continente, chiamato Madjedbebe, nella terra dei Mirarr, vicino al parco di Kakadu, ha restituito strumenti di pietra, ocra e frammenti di asce levigate. Nel 2017 gli archeologi guidati da Chris Clarkson hanno annunciato che i primi segni di presenza umana lì risalgono a circa 65.000 anni fa. Altri studiosi pensano che una parte degli strumenti si sia spostata verso il basso nel terreno e che la data più sicura sia di circa 50.000 anni. La stessa data, 50.000 anni, è oggi accettata da quasi tutti.

Un'altra prova viene da una regione molto diversa, il lago Mungo, nel sud-est, dove una serie di laghi oggi asciutti sono circondati da dune. Alla fine degli anni Sessanta lo scienziato Jim Bowler vi trovò i resti di una donna, la cosiddetta «Lady di Mungo», che era stata cremata: è tra le più antiche cremazioni conosciute. Nel 1974 trovò anche lo scheletro di un uomo, «Mungo Man», deposto con cura e cosparso di ocra. Le due persone avevano circa 40.000 anni. Nel 2017 i resti sono stati restituiti alle comunità aborigene locali.

Se in 10.000 anni si è passati dall'Africa all'Australia, il ritmo è impressionante. Ma ricorda che erano gruppi piccoli, che si spostavano a poco a poco lungo le coste, dove trovavano molluschi, pesci e frutti.

Una terra di animali giganti

L'Australia che incontrarono era diversa da quella di oggi. Vivevano il Diprotodon, un marsupiale grande come un rinoceronte, il Genyornis, un grande uccello che non volava, alto circa due metri, e il Thylacoleo, il «leone marsupiale». Quasi tutti i grandi animali scomparvero in un periodo che gli studiosi collocano tra 45.000 e 40.000 anni fa. Si discute da decenni sul perché: il clima, la caccia, gli incendi provocati dall'uomo o un insieme di cause. Non c'è una risposta sola e accettata da tutti.

Culture che continuano

I popoli aborigeni e gli isolani dello Stretto di Torres discendono da questi primi abitanti. Studi sul DNA mostrano che le popolazioni aborigene sono tra le più antiche del mondo fuori dall'Africa, separate da tempi molto lontani da quelle di Eurasia. Quando arrivarono gli europei, nel Settecento, si parlavano circa 250 lingue diverse, in un continente grande come l'Europa, con modi di vivere adatti a deserti, foreste, coste e montagne. Molte lingue sono scomparse dopo la colonizzazione, ma altre sono ancora vive, e il loro studio e la loro difesa sono oggi molto importanti.

Le comunità aborigene conservano storie che raccontano luoghi e fatti del passato più lontano. Alcune parlano di territori sommersi dal mare alla fine dell'ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, un evento che gli scienziati hanno ricostruito con i dati geologici. Sono storie trasmesse a voce per generazioni. Altre storie legate al «Tempo del Sogno» spiegano come furono creati le montagne, i fiumi e gli animali, e collegano le persone al luogo in cui vivono in modo molto profondo.

In un sito chiamato Budj Bim, nel sud-est, la comunità Gunditjmara ha costruito, almeno 6.600 anni fa, canali e vasche di pietra per allevare le anguille: uno dei più antichi sistemi di acquacoltura al mondo. Mostra che i cacciatori-raccoglitori australiani non erano affatto «semplici»: sapevano gestire il territorio con un'ingegneria raffinata.

Perché successe

Le cause della grande traversata sono state probabilmente varie. Il livello del mare basso rendeva l'Asia sud-orientale una vasta pianura di coste ricche di cibo. Con la crescita delle popolazioni, i gruppi si spostavano alla ricerca di nuovi territori.

Dalle coste più orientali di Sunda, forse, in giornate limpide si vedevano le isole vicine, e un buon osservatore poteva notare altre tracce: fumo di incendi lontani, stormi di uccelli che volavano in una direzione. La curiosità e il desiderio di scoprire possono aver fatto il resto.

Non conosciamo il tipo di barca. Forse zattere di bambù, la pianta che cresce abbondante in quelle regioni, o canoe scavate in tronchi. Il materiale si decompone e non ne resta nulla: sono prove che possiamo solo immaginare.

Cosa cambiò

Il popolamento dell'Australia fu il primo grande viaggio per mare della storia umana e il primo arrivo di esseri umani in un continente dove non vivevano altri primati e quasi nessun grande mammifero placentato. Cambiò il paesaggio: gli aborigeni usarono il fuoco per gestire la vegetazione e favorire gli animali di cui si nutrivano, e questo ha plasmato per migliaia di anni la natura australiana.

Per decine di millenni le società australiane si sono sviluppate in modo indipendente, senza contatti con il resto del mondo se non con le isole più vicine. È uno dei motivi per cui le loro lingue, arti e conoscenze sono così uniche e preziose.

Oggi l'Australia riconosce sempre più il valore di queste culture. Siti come Madjedbebe, Mungo e Budj Bim sono tutelati, le comunità partecipano agli scavi e decidono come trattare i resti dei loro antenati, e molte università collaborano con gli anziani aborigeni.

Persone e luoghi chiave

Persone

Chris Clarkson
Archeologo australiano dell'Università del Queensland. Nel 2017 guidò gli scavi di Madjedbebe che suggerirono una presenza umana di 65.000 anni.
Jim Bowler
Geologo australiano (nato nel 1930). Alla fine degli anni Sessanta scoprì la Lady di Mungo e nel 1974 Mungo Man, al lago Mungo.
Michael Bird
Scienziato dell'Università James Cook, in Australia, autore principale dello studio del 2018 sui viaggi per mare verso l'Australia.

Luoghi

Madjedbebe (Territorio del Nord, Australia)
Riparo sotto roccia nella terra dei Mirarr, vicino al parco di Kakadu, con tracce di presenza umana di 50.000 anni o più.
Lago Mungo (Nuovo Galles del Sud, Australia)
Antico lago asciutto con dune di sabbia, dove sono state trovate le sepolture di circa 40.000 anni fa.
Wallacea (Indonesia)
Zona di isole profonde e separate dal mare tra l'Asia e l'Australia, che i primi navigatori dovettero attraversare.
Budj Bim (Victoria, Australia)
Paesaggio vulcanico dove i Gunditjmara costruirono vasche per le anguille più di 6.600 anni fa.

Da sapere

  • Durante l'ultima glaciazione la Nuova Guinea e l'Australia erano unite da un ponte di terra, che si sommerse circa 8.000 anni fa formando lo Stretto di Torres.
  • Il Diprotodon pesava circa tre tonnellate ed era il più grande marsupiale mai esistito.
  • L'ocra trovata a Madjedbebe, insieme a macine per ridurla in polvere, mostra che quei primi australiani usavano i colori molto presto.
  • La Lady di Mungo è tra le più antiche cremazioni conosciute: le sue ossa erano state bruciate e poi frantumate e deposte in una piccola fossa.
  • I cani selvatici australiani, i dingo, arrivarono molto più tardi, circa 4.000 anni fa, portati probabilmente dai marinai asiatici.

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