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Primi ominini

circa 7 milioni di anni fa Toros-Menalla, Ciad

In breve

In Africa, circa 7 milioni di anni fa, vivevano i primi ominini: primati che cominciavano a camminare su due zampe almeno per un tratto. Il fossile più antico conosciuto, chiamato Sahelanthropus, è stato trovato in Ciad nel 2001. Avevano ancora un cervello piccolo, simile a quello di uno scimpanzé.

Perché è importante Camminare su due zampe liberò le mani: è il primo passo della lunga storia umana.

Fonte: Smithsonian, Human Origins Program, «Sahelanthropus tchadensis»

Illustrazione: Primi ominini (Toros-Menalla, Ciad)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Primi ominini: Toros-Menalla, Ciad
Dove: Toros-Menalla, Ciad

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una famiglia con tante specie

Quando si parla di «uomo», gli scienziati di solito intendono tutto un gruppo di specie, non una sola. Il gruppo si chiama ominini, o ominidi nel linguaggio più vecchio, e nell'uso comune comprende la nostra specie e tutti i parenti estinti nati dopo la separazione dalla linea degli scimpanzé. Gli scimpanzé sono i nostri cugini viventi più vicini: il loro DNA somiglia al nostro per quasi tutto. Le due strade si divisero, secondo i calcoli genetici, tra circa 9 e 6 milioni di anni fa. Il punto esatto è difficile da stabilire, perché di quel periodo restano pochissimi fossili.

Ecco perché ogni nuovo ritrovamento di quell'epoca fa notizia. Sono ossa rare, spesso schiacciate o spezzate, trovate in terreni dove nel frattempo il paesaggio è cambiato del tutto. Per la linea umana, prima dei quattro milioni di anni fa, i resti sono pochissimi e quasi tutti frammenti.

Il cranio del deserto

Il 19 luglio 2001, nel deserto del Djurab, in Ciad, uno studente della squadra del paleontologo francese Michel Brunet vide spuntare dalla sabbia qualcosa di scuro. Era un cranio quasi intero, schiacciato dal peso del terreno ma riconoscibile. Il luogo si chiama Toros-Menalla e oggi è sabbia e vento; sette milioni di anni fa era un paesaggio di laghi, praterie e boschetti lungo le rive. Il cranio fu chiamato Sahelanthropus tchadensis, «uomo del Sahel del Ciad», e ricevette anche un soprannome in lingua locale: Toumaï, che vuol dire «speranza di vita».

Toumaï ha un misto di caratteri. Il cervello era piccolo, più o meno come quello di uno scimpanzé, circa un terzo del nostro. Il muso era però corto e i denti canini erano piccoli, caratteristiche che ricordano più gli ominini che le scimmie. La parte più discussa riguarda il foro alla base del cranio, da cui esce il midollo spinale: la sua posizione indica a molti studiosi che la testa poggiasse in alto sulla colonna, come in chi sta dritto. Altri non sono convinti, e il dibattito è ancora aperto. Anche un femore trovato nello stesso luogo è stato studiato di recente, e se ne è dedotta un'andatura parzialmente eretta; ma alcuni esperti ritengono che i dati non bastino.

Altri candidati

Sahelanthropus non è l'unico ominino molto antico. Nel 2000, nelle colline di Tugen, in Kenya, Brigitte Senut e Martin Pickford descrissero Orrorin tugenensis, di circa 6 milioni di anni, noto soprattutto per un femore la cui forma suggerisce che camminasse sulle due gambe. In Etiopia, nella valle dell'Awash, fu trovato un po' dopo Ardipithecus: prima una specie di 5,8-5,2 milioni di anni, poi Ardipithecus ramidus, di 4,4 milioni, di cui si trovò uno scheletro molto incompleto ma prezioso, soprannominato Ardi. Aveva i piedi ancora capaci di afferrare i rami e il bacino adatto sia alla camminata sia all'arrampicata.

Gli studiosi non sono tutti d'accordo su chi, tra questi, sia davvero un antenato nostro e chi un ramo senza discendenti. Il quadro più realistico è un cespuglio, non una scala: tante specie contemporanee, alcune delle quali si sono estinte senza lasciare traccia nel nostro albero.

Perché stare in piedi

Perché camminare su due gambe? Le idee sono molte e nessuna è certa. Forse aiutava a portare cibo o piccoli a distanza, o a vedere sopra l'erba alta, o a consumare meno energia sulle lunghe camminate tra un albero e l'altro quando le foreste si facevano più rade. Probabilmente furono più cose insieme. Quel che sappiamo è che questi primi ominini non lasciarono gli alberi: camminavano in piedi per un tratto e poi tornavano ad arrampicarsi. Camminare eretti liberò le mani da un compito. Per milioni di anni le mani non fecero molto di nuovo, ma divennero libere di portare, lanciare, scheggiare: è la premessa di tutto quello che racconteremo nelle prossime schede.

Con il Sahelanthropus questa storia comincia nei nostri libri. Che ne sia l'inizio vero, o una cugina vicina, i fossili futuri potranno dirlo.

Perché successe

Circa sette milioni di anni fa l'Africa era in cambiamento. In molte regioni il clima diventava più asciutto e le foreste fitte lasciavano il posto a boschi radi, con praterie e laghi. Quelle scimmie che vivevano ai margini dei boschi si trovarono a dover attraversare spazi aperti per andare da un gruppo di alberi all'altro.

In quell'ambiente, stare un po' più dritti poteva dare vantaggi, per esempio vedere i predatori da lontano, portare il cibo con le braccia o spostarsi con meno fatica. I discendenti di chi riusciva meglio a farlo sopravvivevano di più e il carattere si rafforzò, poco alla volta, per centinaia di migliaia di generazioni.

Non fu quindi una scelta, ma un lento adattamento. Nessuno decise di mettersi in piedi: l'evoluzione premiò chi, in certi ambienti, ci riusciva meglio.

Cosa cambiò

Dai primi ominini discendono tutte le specie del gruppo, compresa la nostra. La camminata eretta cambiò il corpo: il bacino si accorciò e si allargò, la colonna prese una forma a S, i piedi persero la capacità di afferrare e diventarono archi solidi. Alcuni di questi cambiamenti restano ancora oggi: sono una delle ragioni per cui il mal di schiena è così diffuso tra gli esseri umani.

Le mani libere ebbero conseguenze enormi nei milioni di anni successivi. Poterono tenere pietre, bastoni, bambini, cibo; più tardi poterono costruire. Gli utensili di pietra, il fuoco, le armi, la scrittura e lo smartphone che tieni in mano sono tutti passi lontani su quella strada, anche se tra l'uno e l'altro ci sono milioni di anni.

I primi ominini ci insegnano anche una cosa sul metodo scientifico. La storia della nostra origine non è scritta una volta per tutte: cambia con ogni nuovo fossile, ogni nuova datazione, ogni nuovo esame del DNA. Per questo gli scienziati parlano di «ipotesi più probabili» e non di verità definitive, quando si tratta di tempi così lontani.

Persone e luoghi chiave

Persone

Michel Brunet
Paleontologo francese (nato nel 1940). Guidò la squadra franco-ciadiana che trovò Toumaï nel 2001 e altri fossili antichi in Ciad.
Ahounta Djimdoumalbaye
Giovane studente ciadiano della squadra di Brunet: è lui che il 19 luglio 2001 vide per primo il cranio di Toumaï nella sabbia.
Brigitte Senut e Martin Pickford
Paleontologi che nel 2000 descrissero Orrorin tugenensis, un altro candidato tra i più antichi ominini, trovato in Kenya.
Tim White
Paleoantropologo americano. Guidò lo studio di Ardipithecus ramidus, detto Ardi, trovato in Etiopia e presentato al mondo nel 2009.

Luoghi

Toros-Menalla, deserto del Djurab (Ciad)
Zona oggi desertica nel nord del Ciad. Sette milioni di anni fa era un ambiente con laghi e boschi, e ci ha restituito il cranio di Sahelanthropus.
Colline di Tugen (Kenya)
Zona di colline nella Rift Valley dove furono trovati i resti di Orrorin tugenensis, di circa 6 milioni di anni.
Valle dell'Awash (Etiopia)
Regione dell'Etiopia ricchissima di fossili, dai primi ominini fino a Homo sapiens: qui fu trovata Ardi.

Da sapere

  • Toumaï, in una lingua locale del Ciad, è un nome che secondo alcune fonti si dà ai bambini nati nel passaggio tra le stagioni: significa «speranza di vita».
  • Il cranio di Toumaï è stato trovato schiacciato e deformato dal peso della sabbia: per studiarlo gli scienziati lo hanno ricostruito al computer con scansioni a raggi X.
  • Gli scimpanzé e gli esseri umani hanno quasi lo stesso DNA, per una differenza di circa l'1 per cento nelle parti che si confrontano più facilmente.
  • Ardi, cioè il fossile di Ardipithecus ramidus, fu trovata nel 1994 ma fu studiata per quindici anni prima di essere presentata al pubblico nel 2009.
  • Il termine ominini deriva dal latino homo, «uomo»; il suffisso -ini indica in biologia un gruppo di specie, la «tribù», più piccolo di una famiglia.

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