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Gerico fortificata

circa 10.300 anni fa Gerico, valle del Giordano

In breve

Gerico, vicino al fiume Giordano, è uno degli insediamenti abitati più antichi del mondo. Più di 10.000 anni fa i suoi abitanti costruirono un muro di pietra e una torre alta più di 8 metri. Non sappiamo con certezza se servissero a difendersi dai nemici o dalle inondazioni.

Perché è importante Mostra che un villaggio poteva già organizzare grandi lavori fatti insieme.

Fonte: Treccani, voce «Gerico»

Illustrazione: Gerico fortificata (Gerico, valle del Giordano)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Gerico fortificata: Gerico, valle del Giordano
Dove: Gerico, valle del Giordano

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una collina nel punto più basso della Terra

Gerico si trova nella valle del fiume Giordano, a circa 250 metri sotto il livello del mare: è una delle città più basse del mondo. Il clima è caldo e secco, d'estate quasi insopportabile, ma c'è un dono prezioso: una sorgente che sgorga ancora oggi, chiamata Ain es-Sultan, la «sorgente del Sultano», che fa crescere un'oasi di palme e frutteti nel deserto. Per questo, da più di diecimila anni, la gente si ferma qui. Il luogo antico è una collina artificiale, alta circa venti metri e fatta di strati di case sovrapposte, che si chiama Tell es-Sultan.

Una collina del genere in arabo si chiama «tell» e si forma quando un villaggio di mattoni crudi viene abbandonato, crolla, e altri abitanti ricostruiscono sopra. Nel corso dei millenni, strato dopo strato, il livello si alza. Scavando in una collina così, gli archeologi leggono la storia dall'alto al basso: in cima le epoche recenti, in fondo le più antiche.

Un secolo di scavi

Il primo a scavare a Gerico, nell'Ottocento, fu l'inglese Charles Warren. All'inizio del Novecento arrivarono due tedeschi, Ernst Sellin e Carl Watzinger; poi, negli anni Trenta, l'inglese John Garstang. Garstang credette di aver trovato le mura crollate della città conquistata da Giosuè, di cui parla la Bibbia. Ma la risposta decisiva arrivò dalla archeologa britannica Kathleen Kenyon, che scavò a Gerico tra il 1952 e il 1958 con metodi molto più precisi, strato per strato. Kenyon dimostrò che le mura trovate da Garstang erano molto più antiche di Giosuè, di circa un migliaio di anni; e che per l'epoca della Bibbia, intorno al 1400 a.C., la collina era in gran parte erosa o distrutta. Il dibattito su quella storia è ancora vivo, ma tra le due vicende ci sono migliaia di anni.

Sotto le mura dell'età del bronzo, però, Kenyon scoprì qualcosa di ancora più antico e inatteso: i resti di un villaggio del Neolitico.

Il muro e la torre

Intorno all'8000 a.C., quindi circa 10.000 anni fa, gli abitanti di Gerico costruirono un muro di pietra, spesso circa un metro e ottanta e alto più di tre, con davanti un fossato scavato nella roccia. All'interno del muro, sul lato ovest, fu eretta una torre rotonda di pietra, alta circa otto metri e mezzo e larga nove, con una scala interna di ventidue gradini scavata nei blocchi. Per costruire tutto questo servirono migliaia di giornate di lavoro, e non c'erano ancora né metalli né ruote né animali da traino: solo pietra, cestini e braccia.

Lo scopo non è chiaro. Kenyon pensò a un sistema di difesa contro nemici, e la torre come posto di guardia. Altri studiosi, come l'archeologo israeliano Ofer Bar-Yosef, ritengono che il muro servisse a proteggere il villaggio dalle alluvioni e dalle frane di fango che scendevano dai pendii in caso di forti piogge. Altri ancora pensano che avesse un valore simbolico, per mostrare il prestigio e la forza della comunità. Forse furono vere tutte e tre le cose insieme.

Chi viveva a Gerico?

Gli abitanti vivevano in case rotonde di mattoni di fango, grandi alcuni metri, con tetti di rami. Erano ancora in gran parte cacciatori-raccoglitori, ma coltivavano già qualche pianta, come l'orzo e il grano, e sfruttavano l'acqua della sorgente. Quanti fossero è incerto: Kenyon stimò duemila-tremila abitanti, ma oggi le stime più prudenti dicono qualche centinaio, forse un migliaio. In ogni caso era un villaggio molto grande per quei tempi.

Poco più tardi, circa 9.000 anni fa, a Gerico comparve un'usanza strana: i morti venivano sepolti sotto i pavimenti delle case, ma il cranio veniva staccato, ricoperto di gesso modellato come un volto e decorato con conchiglie al posto degli occhi. Sono i famosi «crani intonacati», che forse servivano a ricordare gli antenati. Alcuni di questi crani sono esposti oggi nei musei di Amman e di Londra.

Un sito ancora vivo

Dal 1997 a Gerico lavora una missione italo-palestinese guidata da archeologi dell'Università La Sapienza di Roma e del Ministero palestinese del Turismo e delle Antichità. Il sito, che si chiama Tell es-Sultan, è stato inserito nel 2023 tra i luoghi del Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Chi lo visita oggi può vedere la torre di pietra, protetta da una copertura, e il fossato che le girava intorno.

Perché successe

L'acqua fu la causa principale. In una regione arida come la valle del Giordano, una sorgente abbondante diventa un magnete. Intorno a quell'acqua si formò un'oasi con terra fertile, piante, selvaggina: un luogo ideale per fermarsi.

La vicinanza dei Natufiani, che già vivevano in villaggi e raccoglievano cereali selvatici, aveva preparato il terreno. Le conoscenze sulla raccolta, sulla macinazione e sulla conservazione dei semi erano già diffuse nella regione.

Per costruire il muro serviva organizzazione: qualcuno doveva decidere, distribuire il lavoro, procurare il cibo ai lavoratori. Una comunità così coordinata fa pensare a capi, a regole e a una forma di governo, anche se non sappiamo come fossero.

Cosa cambiò

Gerico mostra che le persone, prima ancora di avere città, metalli e scrittura, sapevano fare grandi opere collettive. L'idea che servano un re e un esercito per costruire grandi cose è smentita da una torre fatta da cacciatori e agricoltori.

Il sito ha anche cambiato il modo di fare archeologia. Il metodo di scavo di Kathleen Kenyon, con sezioni di terreno che mostrano gli strati uno sopra l'altro e una documentazione precisa di ogni singolo livello, è diventato un modello per tutto il mondo.

Oggi Gerico è una città viva, con decine di migliaia di abitanti. È uno dei luoghi abitati più a lungo del mondo, e ricorda che le città moderne poggiano su strati di storia molto più profondi di quanto sembri.

Persone e luoghi chiave

Persone

Kathleen Kenyon
Archeologa britannica (1906-1978). Tra il 1952 e il 1958 scavò Gerico con un metodo rigoroso e scoprì le mura e la torre neolitiche.
John Garstang
Archeologo britannico (1876-1956). Scavò a Gerico negli anni Trenta e credette di aver trovato le mura di Giosuè.
Ofer Bar-Yosef
Archeologo israeliano (1937-2020). Propose che il muro di Gerico proteggesse il villaggio dalle alluvioni.
Lorenzo Nigro
Archeologo italiano dell'Università La Sapienza di Roma. Dirige la missione italo-palestinese a Tell es-Sultan.

Luoghi

Tell es-Sultan, Gerico (Cisgiordania)
Collina artificiale nella valle del Giordano, con strati di villaggi sovrapposti da oltre 10.000 anni fa.
Sorgente di Ain es-Sultan
Sorgente che da migliaia di anni irriga l'oasi di Gerico.
Valle del Giordano
Lunga fenditura nella crosta terrestre, tra il lago di Tiberiade e il Mar Morto, uno dei punti più bassi della superficie terrestre.

Da sapere

  • Gerico si trova a più di 250 metri sotto il livello del mare e viene spesso chiamata «la città più bassa del mondo».
  • La torre di Gerico ha una scala interna di 22 gradini ricavata nei blocchi di pietra: è una delle scale costruite più antiche che si conoscano.
  • I crani intonacati di Gerico hanno gli occhi di conchiglia e i volti modellati con il gesso; alcuni conservano tracce di pittura rossa.
  • Nel racconto biblico le mura di Gerico crollano al suono delle trombe: secondo Kenyon e molti archeologi, però, nel periodo in cui si colloca Giosuè non ci sono tracce di una città fortificata.
  • Gerico è abitata ancora oggi, e il suo nome compare in testi di più di tremila anni fa.

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