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Venere di Willendorf

circa 28.000 anni fa Willendorf, Austria

In breve

È una statuetta di pietra calcarea alta circa 11 centimetri, trovata nel 1908 a Willendorf, in Austria. Rappresenta una donna dalle forme abbondanti e ha circa 29.500 anni. La pietra viene probabilmente dal Nord Italia, vicino al lago di Garda, e fece quindi un lungo viaggio attraverso le Alpi. Non sappiamo a cosa servisse: forse era un portafortuna, o un simbolo di abbondanza.

Perché è importante È una delle opere d'arte più famose del Paleolitico.

Fonte: Naturhistorisches Museum Wien, comunicato «Der Stein, aus dem die Venus von Willendorf ist» (2022)

Illustrazione: Venere di Willendorf (Willendorf, Austria)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Venere di Willendorf: Willendorf, Austria
Dove: Willendorf, Austria

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una piccola donna di pietra

Se tieni una mano chiusa a pugno, hai davanti più o meno la sua grandezza: undici centimetri. La Venere di Willendorf è una statuetta di pietra calcarea di un colore chiaro, con un corpo di donna rotondo e pieno. Non ha un viso: dove dovrebbe esserci, c'è una testa inclinata e coperta da file orizzontali di piccole forme, che possono essere trecce, boccoli o una specie di copricapo. Le braccia, sottili, riposano sul petto; le gambe finiscono presto, con piedi quasi invisibili. Sulla superficie restano tracce di colore rosso, ocra, e si pensa che in origine fosse tutta dipinta.

È stata scolpita circa 29.500 anni fa, in un periodo che gli archeologi chiamano Gravettiano, quando in Europa il clima era freddo e i cacciatori inseguivano mandrie di mammut, cavalli e renne. Per molto tempo l'ultima glaciazione era considerata un'epoca di vita dura e di pochi pensieri; la statuetta ci dice che gli esseri umani di allora sapevano pensare, creare e dare un significato a un oggetto.

La scoperta

Nel 1908 nel paese di Willendorf, in Austria, lungo il Danubio, nella valle chiamata Wachau, fervevano i lavori per una nuova linea ferroviaria. Gli operai, scavando nel terreno di loess, una polvere giallastra portata dal vento, trovarono tracce di antichi accampamenti. Gli archeologi del Museo di storia naturale di Vienna, tra cui Josef Szombathy, Hugo Obermaier e Josef Bayer, scavarono sul posto. Il 7 agosto 1908 una statuetta venne alla luce da uno strato del terreno. Chi la trovò per primo? Secondo i racconti fu un operaio; ma il merito di averne capito il valore è degli archeologi che dirigevano gli scavi.

Gli studiosi la chiamarono «Venere», dal nome della dea romana dell'amore e della bellezza. Fu forse un po' uno scherzo: la figura così diversa da quella ideale classica sembrava quasi una «Venere» alla rovescia. Oggi molti pensano che il nome sia fuorviante, perché non sappiamo se la statuetta rappresentasse una dea, una donna reale, una madre o un simbolo, e alcuni studiosi preferiscono chiamarla semplicemente «donna di Willendorf».

Un viaggio di centinaia di chilometri

La sorpresa più recente riguarda la pietra. Si tratta di un calcare oolitico, cioè fatto di tantissime sferette minuscole, simili a uova di pesce (da cui il nome, dal greco òon, «uovo»). Nella zona di Willendorf questa pietra non esiste. Uno studio pubblicato nel 2022 dall'Università di Vienna e dal Museo di storia naturale ha usato la tomografia, un tipo di scansione a raggi X, per vedere dentro la statuetta e confrontare i granelli con rocce di molti paesi. Il risultato è che l'oolite più simile si trova in Italia settentrionale, nella zona dei monti Lessini e a nord del lago di Garda.

Questo vuol dire che la pietra, o la statuetta già pronta, ha percorso centinaia di chilometri, attraversando le Alpi o aggirandole, in un'epoca senza strade né ruote. Forse la portarono cacciatori durante gli spostamenti stagionali, forse fu scambiata tra gruppi. In ogni caso, la statuetta era così importante per chi la possedeva che qualcuno la fece viaggiare lontano da casa.

A cosa serviva?

Nessuno lo sa. Le ipotesi sono tante: un simbolo di fertilità, di abbondanza, un portafortuna, un oggetto da tenere in mano durante un rito, un modello di bellezza, un ritratto, un giocattolo, un autoritratto di chi la scolpì. Non esistono testi o racconti che spieghino. Anche l'idea che fosse una «dea madre» è un'interpretazione moderna, non una prova.

Non è sola. In Europa si conoscono oltre cento statuette del Paleolitico chiamate «veneri», trovate dalla Francia alla Russia. Una, trovata nel 2008 a Hohle Fels, in Germania, è d'avorio di mammut e ha circa 40.000 anni: è considerata la più antica «Venere» conosciuta. In Italia ne esistono alcune, come la Venere di Savignano, in Emilia, e le statuette dei Balzi Rossi, in Liguria. La Venere di Willendorf è oggi custodita al Museo di storia naturale di Vienna, dove richiama ogni anno moltissimi visitatori.

Perché successe

Nel Gravettiano i gruppi umani vivevano in un'Europa fredda, con grandi mandrie e lunghi inverni. Avevano bisogno di cooperare e di mantenere i rapporti con altri gruppi lontani, per scambiarsi cibo, pietre buone e, forse, mogli e mariti. Gli oggetti simbolici aiutavano a creare legami.

Scolpire richiedeva tempo, e il tempo veniva dal cibo accumulato durante l'estate: una società capace di conservare provviste aveva giorni liberi, in inverno, per costruire e pensare.

Inoltre i sapiens, da qualche decina di migliaia di anni, avevano sviluppato una forte abilità nell'uso di simboli. Scolpire un corpo umano, anche se stilizzato, era un passo naturale di questa capacità.

Cosa cambiò

La Venere di Willendorf è diventata una delle immagini più famose della preistoria. Appare nei libri di scuola, nei musei, nelle opere di artisti moderni. È anche un'immagine di cui si discute: sul modo di rappresentare il corpo femminile, e su come non dare per scontato che sappiamo cosa pensavano i nostri antenati.

Gli studi sulla pietra hanno aperto un metodo nuovo. Analizzare la composizione di un oggetto permette di capire da dove viene il materiale e di ricostruire le reti di scambi tra gruppi preistorici, un'informazione che non si può leggere dalla forma.

La statuetta ci ricorda infine una cosa semplice: l'arte non è un lusso nato dopo la civiltà. Gruppi di cacciatori e raccoglitori in un'Europa gelida trovavano il tempo e la voglia di creare qualcosa di bello.

Persone e luoghi chiave

Persone

Josef Szombathy
Archeologo austriaco (1853-1943) del Museo di storia naturale di Vienna. Diresse gli scavi di Willendorf nel 1908.
Hugo Obermaier
Preistorico tedesco (1877-1946). Partecipò agli scavi di Willendorf nel 1908 e fu poi professore a Madrid.
Gerhard Weber
Antropologo dell'Università di Vienna. Ha guidato lo studio del 2022 che ha ricondotto la pietra della Venere all'Italia settentrionale.

Luoghi

Willendorf in der Wachau (Austria)
Villaggio lungo il Danubio, circa 80 chilometri a ovest di Vienna, dove nel 1908 fu trovata la statuetta.
Lago di Garda e monti Lessini (Italia)
Zona del Nord Italia da cui, secondo uno studio del 2022, proviene la pietra della Venere.
Hohle Fels (Germania)
Grotta del Giura svevo dove nel 2008 fu trovata una Venere d'avorio di circa 40.000 anni.
Balzi Rossi, Ventimiglia (Liguria)
Grotte sul mare, al confine con la Francia, con statuette preistoriche chiamate Veneri.

Da sapere

  • La Venere di Willendorf è alta 11,1 centimetri: più piccola di un telefono cellulare, sta comodamente nel palmo di una mano.
  • Sulla testa ci sono file di piccole forme, sistemate attorno al capo come un cappello: gli studiosi non sono sicuri se siano capelli, una treccia o un copricapo.
  • La parola «oolite» viene dal greco òon, «uovo», perché la pietra sembra fatta di uova di pesce pietrificate.
  • La valle della Wachau, dove fu trovata la statuetta, è oggi famosa per i suoi vigneti e per le albicocche.
  • La Venere di Willendorf è conservata in una vetrina speciale del Museo di storia naturale di Vienna, con luce e temperatura controllate.

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