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12 · Oggi arte

Pop art

circa 1962 Stati Uniti (New York e Los Angeles) e Gran Bretagna

In breve

Negli anni Cinquanta e Sessanta, prima in Gran Bretagna e poi negli Stati Uniti, alcuni artisti cominciarono a prendere come soggetto gli oggetti di tutti i giorni: barattoli, fumetti, pubblicità, divi del cinema. Nel 1962 Andy Warhol espose 32 tele, ognuna con un diverso barattolo di zuppa Campbell. Roy Lichtenstein ingrandiva vignette dei fumetti, compresi i puntini della stampa. Il nome pop viene dall'inglese popular, cioè popolare.

Perché è importante La pop art portò nei musei il mondo dei consumi e della pubblicità, e influenza ancora grafica e moda.

Fonte: MoMA, «Andy Warhol, Campbell's Soup Cans, 1962»

Illustrazione: Pop art (Stati Uniti (New York e Los Angeles) e Gran Bretagna)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Pop art: Stati Uniti (New York e Los Angeles) e Gran Bretagna
Dove: Stati Uniti (New York e Los Angeles) e Gran Bretagna

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una zuppa in galleria

Nell'estate del 1962, in una piccola galleria d'arte di Los Angeles, apparve una cosa strana: trentadue quadri allineati sul muro, come i barattoli su uno scaffale del supermercato. Ognuno mostrava lo stesso soggetto, una lattina di zuppa Campbell's, in un gusto diverso: pomodoro, pollo e riso, funghi, manzo. Chi entrava restava perplesso. Era arte, o una presa in giro? L'autore era un giovane artista di New York, Andy Warhol.

Warhol, nato nel 1928 a Pittsburgh da una famiglia di immigrati dell'Europa orientale, aveva prima lavorato come disegnatore pubblicitario, e conosceva bene i trucchi di giornali, vetrine e cartelloni. Dipingere una zuppa in scatola, qualcosa che tutti gli americani vedevano ogni giorno, era una scelta voluta. Diceva che gli piaceva ciò che era semplice, ripetuto, uguale per tutti: un panino, una bottiglia di Coca-Cola, una lattina. Non c'era niente di nobile, di antico o di romantico: era la vita di tutti i giorni, trasformata in opera d'arte.

Che cos'è la pop art

«Pop» è una parola inglese che viene da «popular», popolare. La pop art nacque negli anni Cinquanta e Sessanta, in Inghilterra e soprattutto negli Stati Uniti, quando i paesi più ricchi avevano scoperto il benessere: supermercati, televisione, fumetti, pubblicità, automobili, star del cinema e della musica. Gli artisti pop presero proprio quei simboli di massa e li misero nei musei. Prima di allora l'arte «seria» dipingeva paesaggi, ritratti, soggetti religiosi o forme astratte; ora entravano nelle gallerie i fumetti e i prodotti in vendita.

Tra i primi a lavorarci, in Inghilterra, ci fu Richard Hamilton, con un collage del 1956 che mostrava una casa moderna piena di oggetti pubblicitari. Negli Stati Uniti si distinse Roy Lichtenstein, che ingrandiva le vignette dei fumetti con i loro puntini colorati e le onomatopee, come in «Whaam!». Claes Oldenburg realizzò enormi sculture morbide di hamburger e di oggetti comuni. In Italia, a Roma, un gruppo di artisti, tra cui Mario Schifano e Tano Festa, portò la pop art nella città dei monumenti antichi.

La fabbrica delle immagini

Warhol voleva che la sua arte fosse prodotta come in fabbrica. Nelle opere successive usò la serigrafia, una tecnica di stampa in cui la tinta passa attraverso una rete tesa e permette di ripetere la stessa immagine tante volte. Il suo studio di New York si chiamava «The Factory», la Fabbrica: un grande spazio rivestito di carta stagnola argentata dove lavoravano assistenti, passavano musicisti e attori. Negli anni seguenti dipinse anche i volti delle persone famose. Dopo la morte improvvisa di Marilyn Monroe, nell'agosto 1962, ne fece un'opera, il «Marilyn Diptych», ripetendo il suo viso in cinquanta immagini, in colori vivaci da una parte e in bianco e nero dall'altra, quasi a dire che la fama dura come una pubblicità.

Le trentadue «Campbell's Soup Cans» furono messe in vendita a cento dollari l'una. Il gallerista Irving Blum le comprò tutte per tenerle insieme e, nel 1996, vendette l'intera serie al Museum of Modern Art di New York, il MoMA, per quindici milioni di dollari. Oggi i quadri di Warhol sono tra i più costosi e conosciuti al mondo.

Arte per tutti

La pop art fece arrabbiare molte persone: critici e collezionisti dicevano che non era vera arte. Ma ebbe un grande successo perché parlava di cose conosciute da tutti, con colori forti e immagini chiare. Fece capire che la cultura popolare, quella dei supermercati e della pubblicità, merita attenzione come tutto il resto, e invitò a guardare con occhi diversi gli oggetti di ogni giorno. A Warhol si attribuisce anche una frase famosa: «In futuro, tutti saranno famosi per quindici minuti».

Perché successe

Dopo la Seconda guerra mondiale le società occidentali cambiarono: gli Stati Uniti, e poi l'Europa, entrarono in un periodo di grande benessere, con produzione di massa, grandi magazzini, pubblicità in televisione e consumi per tutti. Gli artisti si resero conto che il mondo intorno a loro era pieno di immagini che l'arte tradizionale ignorava.

Gli artisti pop reagirono anche all'espressionismo astratto, la corrente che dominava gli anni Cinquanta, fatta di grandi tele con gesti e colori sentiti e personali. I nuovi pittori volevano invece un'arte fredda, chiara, impersonale, fatta con le stesse immagini che vedevano ovunque.

Cosa cambiò

La pop art cambiò l'idea di che cosa sia arte e di chi possa fare un artista. Da Warhol in poi, un'opera può nascere da un oggetto quotidiano, da una fotografia, da uno slogan, e può essere riprodotta in tante copie. Molti artisti successivi hanno continuato su questa strada, da Keith Haring, con i suoi disegni nelle metropolitane, a Jeff Koons, fino ai disegnatori di strada.

Ha influenzato anche la grafica, la moda, la pubblicità, i fumetti, i manifesti dei concerti e le copertine dei dischi. I colori accesi e le immagini ripetute di Warhol si ritrovano ovunque, dalle magliette ai manifesti.

Oggi i musei di tutto il mondo hanno sale dedicate alla pop art, e molte persone arrivano nei musei proprio per vedere i suoi quadri più famosi, che sono diventati essi stessi un simbolo della cultura del Novecento.

Persone e luoghi chiave

Persone

Andy Warhol
Artista americano (1928-1987): il più noto dei pittori pop; fondò la Factory a New York.
Roy Lichtenstein
Artista americano (1923-1997): ingrandì i fumetti con i loro puntini colorati.
Claes Oldenburg
Scultore svedese-americano (1929-2022): creò enormi sculture di oggetti quotidiani.
Richard Hamilton
Artista inglese (1922-2011): con un collage del 1956 anticipò la pop art.
Mario Schifano
Pittore italiano (1934-1998): tra gli artisti pop di Roma.

Luoghi

Ferus Gallery, Los Angeles
La galleria dove nell'estate del 1962 furono esposte per la prima volta le zuppe di Warhol.
The Factory, New York
Lo studio di Warhol, rivestito di carta stagnola argentata.

Da sapere

  • Le «Campbell's Soup Cans» sono trentadue quadri, uno per ognuno dei gusti di zuppa venduti in quel periodo.
  • Warhol fece molti dei suoi quadri con la serigrafia, una tecnica di stampa che permette di ripetere la stessa immagine.
  • Warhol faceva il disegnatore pubblicitario prima di diventare artista.
  • Lichtenstein dipingeva persino i puntini della stampa dei fumetti, uno per uno, in grande.
  • Il MoMA comprò le trentadue zuppe nel 1996 per quindici milioni di dollari.

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