Vai al contenuto
Storiascopio
IT
Torna a: Oggi

12 · Oggi scienza e tecnica

Prima immagine di un buco nero

2019 Galassia M87, osservata da otto radiotelescopi nel mondo (tra cui ALMA, in Cile)

In breve

Un buco nero ha una gravità così forte che neppure la luce riesce a uscirne, per questo non si può vedere direttamente. Collegando otto radiotelescopi sparsi nel mondo, gli scienziati dell'Event Horizon Telescope ottennero l'equivalente di un telescopio grande quasi come la Terra. Il 10 aprile 2019 mostrarono la prima immagine dell'ombra di un buco nero, circondata da un anello luminoso. Si trova al centro della galassia M87, a circa 55 milioni di anni luce, e ha una massa di 6,5 miliardi di Soli.

Perché è importante Ha confermato con un'immagine vera ciò che la teoria della relatività di Einstein prevedeva.

Fonte: ESO, «Astronomers Capture First Image of a Black Hole» (comunicato eso1907)

Illustrazione: Prima immagine di un buco nero (Galassia M87, osservata da otto radiotelescopi nel mondo (tra cui ALMA, in Cile))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Prima immagine di un buco nero: Galassia M87, osservata da otto radiotelescopi nel mondo (tra cui ALMA, in Cile)
Dove: Galassia M87, osservata da otto radiotelescopi nel mondo (tra cui ALMA, in Cile)

Scheda per studiare circa 4 minuti di lettura

Il racconto

Una stella così pesante

Un buco nero è uno degli oggetti più strani dell'universo. Nasce, di solito, quando una stella molto più grande del Sole finisce il combustibile e crolla su sé stessa: tutta la sua materia si concentra in uno spazio piccolissimo. La gravità, cioè la forza che attira le cose, diventa così forte che niente, nemmeno la luce, riesce più a scappare. Per questo non si vede: è «nero». Il suo confine si chiama «orizzonte degli eventi»: chi lo oltrepassa non può più tornare indietro.

L'idea risale a Einstein. Nel 1915 egli pubblicò la teoria della relatività generale, secondo cui la gravità è una curvatura dello spazio e del tempo. Pochi mesi dopo, l'astronomo tedesco Karl Schwarzschild, che si trovava al fronte durante la Prima guerra mondiale, trovò una soluzione delle sue equazioni che descriveva proprio un oggetto così. Einstein stesso, però, non credeva che potesse esistere davvero. Il nome «buco nero» fu reso famoso nel 1967 dal fisico americano John Wheeler.

Prove indirette

Per decenni i buchi neri rimasero un'ipotesi. Poi gli astronomi cominciarono a trovarne le tracce: stelle che giravano intorno a un punto invisibile, gas che cadeva in un vortice e diventava caldissimo, emettendo raggi X, e perfino, nel 2015, le onde gravitazionali, piccolissime vibrazioni dello spazio provocate dalla fusione di due buchi neri, captate dagli strumenti LIGO. Mancava però una cosa: vederne uno.

Un telescopio grande come la Terra

Fotografare un buco nero è un'impresa enorme. Anche quelli più grandi sono lontanissimi e, visti dalla Terra, sembrano minuscoli, come se si volesse vedere un'arancia sulla Luna. Per ottenere un'immagine così nitida servirebbe un telescopio grande quanto il nostro pianeta. Gli scienziati ebbero un'idea: collegare tra loro telescopi radio in luoghi molto distanti, e far lavorare tutti insieme come un unico telescopio gigante. Nacque così l'Event Horizon Telescope, il «telescopio dell'orizzonte degli eventi».

Nell'aprile 2017 otto radiotelescopi, in Cile, alle Hawaii, in Arizona, in Messico, in Spagna e al Polo Sud, puntarono per alcuni giorni verso lo stesso bersaglio: il centro di una grande galassia, chiamata M87, a circa cinquantacinque milioni di anni luce dalla Terra. I telescopi registrarono quantità enormi di dati, circa cinque petabyte, tanti che non si potevano inviare via Internet: furono caricati su centinaia di dischi e portati con aerei fino a due centri di calcolo, negli Stati Uniti e in Germania. Per due anni oltre duecento scienziati, di tanti paesi, lavorarono per ricostruire l'immagine: tra loro, una giovane informatica, Katie Bouman, diventata famosa quando una sua fotografia accanto ai dischi girò sul web, anche se fu un lavoro di squadra, a cui contribuirono molte persone.

L'immagine

Il 10 aprile 2019, in conferenze stampa a Bruxelles, Washington, Tokyo, Santiago e altre città, fu mostrata la prima fotografia di un buco nero: un anello arancione, di luce sfocata, attorno a una macchia nera al centro. L'anello è il gas che gira a velocità altissima intorno al buco nero e si scalda; la zona buia è la sua ombra. Il buco nero di M87 pesa circa sei miliardi e mezzo di volte il Sole, e il suo orizzonte è più grande di tutto il Sistema solare.

Nel 2022 lo stesso gruppo pubblicò la fotografia di un altro buco nero, quello al centro della nostra galassia, la Via Lattea, chiamato Sagittarius A*, lontano circa ventisettemila anni luce e con una massa di circa quattro milioni di Soli. Anche qui, un anello luminoso intorno a un centro scuro.

Perché successe

La fotografia nacque da una teoria vecchia di un secolo, la relatività generale, che prevedeva l'esistenza e l'aspetto dei buchi neri. Servivano però tecnologie nuove: radiotelescopi molto sensibili, orologi atomici capaci di sincronizzare i dati di luoghi lontani, supercomputer e algoritmi per ricostruire l'immagine.

Contò anche la collaborazione: nessun paese avrebbe potuto fare tutto da solo. L'idea di unire telescopi in tutto il mondo era stata sostenuta soprattutto da scienziati come Heino Falcke, in Olanda, e Sheperd Doeleman, negli Stati Uniti.

Cosa cambiò

L'immagine del 2019 ha confermato che Einstein aveva ragione anche in un caso estremo: la forma dell'ombra corrispondeva a quella calcolata con la relatività. Ha aperto un nuovo campo di studi, in cui si cercano i filmati dei buchi neri e i loro «getti» di materia.

I buchi neri non sono «aspirapolvere» che inghiottono tutto: lontano da loro, un buco nero attira le cose come una qualunque stella della stessa massa. Sono però fondamentali per capire come nascono e crescono le galassie: quasi tutte, compresa la nostra, ne hanno uno gigante nel centro.

Nel 2020 il premio Nobel per la fisica è stato assegnato a Roger Penrose, per aver dimostrato che i buchi neri sono una conseguenza della relatività generale, e a Reinhard Genzel e Andrea Ghez, per aver scoperto il buco nero al centro della nostra galassia.

Persone e luoghi chiave

Persone

Albert Einstein
Fisico tedesco (1879-1955): con la relatività generale (1915) previde le basi teoriche dei buchi neri.
Karl Schwarzschild
Astronomo tedesco (1873-1916): trovò la prima soluzione delle equazioni di Einstein che descrive un buco nero.
Heino Falcke
Astrofisico tedesco (nato nel 1966): propose di fotografare l'ombra di un buco nero.
Sheperd Doeleman
Astrofisico americano (nato nel 1967): diresse l'Event Horizon Telescope.
Katie Bouman
Informatica americana (nata nel 1989): tra i ricercatori che ricostruirono l'immagine del buco nero.

Luoghi

Galassia M87, nella costellazione della Vergine
Il buco nero fotografato nel 2019 si trova al centro di questa grande galassia, a circa 55 milioni di anni luce.
Deserto di Atacama, Cile
Qui si trova ALMA, uno dei radiotelescopi dell'Event Horizon Telescope.

Da sapere

  • L'Event Horizon Telescope usò telescopi in Cile, Hawaii, Arizona, Messico, Spagna e al Polo Sud.
  • I dati registrati nel 2017 occupavano circa cinque petabyte e furono portati in aereo su centinaia di dischi.
  • Il buco nero di M87 ha una massa circa 6,5 miliardi di volte quella del Sole.
  • La parola «buco nero» fu resa famosa nel 1967 dal fisico John Wheeler.
  • L'immagine mostra un anello di luce arancione: è gas caldissimo che gira intorno al buco nero.

Per approfondire

Eventi collegati

Prima e dopo, nell'era «Oggi»

Evento 23 di 25

Tutti i 25 eventi dell'era · Apri la linea grande

Ascolta / Leggi anche

  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Cosa succedeva altrove nello stesso periodo

Altri eventi dell'era «Oggi»

Foto di Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Sono Ciro Simone Irmici e costruisco siti gratuiti per imparare e giocare. Ho costruito Storiascopio con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno storico: se trovi un errore o vuoi un evento in più per la tua classe, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music