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12 · Oggi politica

Accordo di Parigi sul clima

2015 Le Bourget, Parigi, Francia

In breve

Il 12 dicembre 2015, alla conferenza sul clima di Parigi, i rappresentanti di quasi tutti i Paesi del mondo approvarono un accordo per limitare il riscaldamento globale. L'obiettivo è tenere l'aumento della temperatura media ben sotto i 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale, cercando di non superare 1,5 gradi. Ogni Paese decide da sé i propri impegni per ridurre i gas serra e deve aggiornarli ogni cinque anni. L'accordo è entrato in vigore nel novembre 2016.

Perché è importante È il primo patto sul clima che coinvolge quasi tutte le nazioni, ricche e povere insieme.

Fonte: Nazioni Unite (UNFCCC), «The Paris Agreement»

Illustrazione: Accordo di Parigi sul clima (Le Bourget, Parigi, Francia)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Accordo di Parigi sul clima: Le Bourget, Parigi, Francia
Dove: Le Bourget, Parigi, Francia

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un pianeta che si scalda

Quando bruciamo carbone, petrolio e gas per produrre elettricità, muovere le auto e riscaldare le case, nell'aria finisce un gas invisibile, l'anidride carbonica. Insieme ad altri gas, forma intorno alla Terra una specie di coperta: lascia passare la luce del Sole ma trattiene parte del calore. È l'«effetto serra». Senza di esso la Terra sarebbe gelida; ma se la coperta diventa troppo spessa, il pianeta si scalda troppo.

Da quando è iniziata l'industrializzazione, la quantità di anidride carbonica nell'aria è aumentata di circa la metà, e la temperatura media della Terra è salita di circa un grado e due decimi rispetto alla seconda metà dell'Ottocento. Sembra poco, ma bastano pochi gradi per cambiare il clima: i ghiacciai si sciolgono, il mare sale, le ondate di caldo, le siccità e le alluvioni diventano più frequenti e più forti.

Gli scienziati lo sapevano già da tempo. Nel 1988 le Nazioni Unite avevano creato un gruppo di esperti, l'IPCC, per studiare il clima e riferire ai governi. Nel 1992, a Rio de Janeiro, quasi tutti i paesi firmarono una convenzione per proteggere il clima. Nel 1997 fu firmato il Protocollo di Kyoto, che imponeva limiti alle emissioni dei paesi ricchi, ma non a quelli in via di sviluppo, e fu applicato solo in parte. Nel 2009 la conferenza di Copenaghen si concluse senza un vero accordo.

In quegli anni crebbe anche l'attenzione di chi non era scienziato. Nel giugno 2015, pochi mesi prima di Parigi, papa Francesco pubblicò l'enciclica «Laudato si'», una lunga lettera su come prendersi cura della «casa comune» e sul legame tra l'ambiente e la giustizia verso i poveri, che sono spesso i primi a soffrire per siccità e alluvioni. Quel documento fu letto anche da molte persone non credenti.

Due settimane a Parigi

Nel dicembre 2015, a Parigi, nella zona del Bourget, i rappresentanti di 195 paesi si riunirono per la ventunesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la COP21. A guidarla c'era il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, che già da mesi girava il mondo per trovare un compromesso. Dopo giorni di trattative notturne, il 12 dicembre il presidente della conferenza fece cadere il martelletto sul tavolo: l'Accordo di Parigi era approvato, per consenso, da tutti i presenti. In aula esplose un applauso.

L'accordo fissava un obiettivo comune: mantenere l'aumento della temperatura media «ben al di sotto di 2 gradi» rispetto all'età preindustriale, e fare il possibile per fermarsi a 1,5 gradi, la soglia oltre la quale i rischi crescono molto. Questa volta ogni paese, ricco o povero, doveva fare la sua parte, presentando un proprio piano, chiamato «contributo nazionale», e aggiornarlo ogni cinque anni con obiettivi sempre più ambiziosi. I paesi ricchi si impegnarono ad aiutare quelli poveri con 100 miliardi di dollari all'anno, per adattarsi ai cambiamenti climatici e passare alle energie pulite.

Il 22 aprile 2016, nella Giornata della Terra, centosettanta e più paesi firmarono l'accordo alle Nazioni Unite, a New York. L'accordo entrò in vigore il 4 novembre 2016, molto prima del previsto, perché abbastanza paesi, responsabili di oltre metà delle emissioni, lo avevano ratificato.

Promesse e fatti

Gli Stati Uniti, secondo paese per emissioni di gas serra, nel 2017 annunciarono l'uscita dall'accordo, poi tornarono a farne parte nel 2021 e nel 2025 hanno annunciato di nuovo la loro uscita. Molti paesi, dalla Cina all'Europa, hanno scelto di raggiungere la «neutralità climatica», cioè di non emettere più gas serra di quanti se ne possano assorbire, entro il 2050 o il 2060. Nel 2024, per la prima volta, la temperatura media di un intero anno ha superato di oltre 1,5 gradi il livello preindustriale, secondo il servizio europeo Copernicus.

Perché successe

L'Accordo di Parigi nacque dall'accumulo di prove scientifiche e di fenomeni visibili a tutti: estati sempre più calde, ghiacciai ritirati, incendi e uragani violenti. Gli scienziati avevano spiegato che l'attività umana è la causa principale del cambiamento in corso.

Dopo il fallimento di Copenaghen, la Francia e le Nazioni Unite scelsero un metodo diverso: invece di imporre dall'alto obiettivi uguali per tutti, lasciare che ogni paese decidesse da sé i propri impegni, in un sistema comune di regole e di verifica. Contò anche la spinta dell'opinione pubblica e dei giovani, e di molte imprese e città che volevano cambiare.

Cosa cambiò

L'accordo ha creato un quadro comune per il lavoro di quasi tutti i paesi sul clima. Dal 2015 l'energia solare ed eolica è costata sempre meno, e oggi è in molti luoghi la fonte elettrica più economica. Molti paesi hanno approvato leggi sul clima, e in Europa è stato avviato un grande piano, il «Green Deal».

Ma i risultati non bastano ancora. Le emissioni globali non sono diminuite abbastanza, e gli impegni attuali dei paesi porterebbero a un riscaldamento di circa 2,5 gradi, non di 1,5. Gli esperti ricordano che ogni decimo di grado in meno aiuta a evitare danni, e che il cambiamento richiede scelte forti nei trasporti, nell'industria, nell'agricoltura e nell'energia.

Molti giovani si sono mobilitati, come i milioni di ragazzi che dal 2018 hanno scioperato per il clima ispirati dalla svedese Greta Thunberg. La storia di Parigi mostra che è possibile mettersi d'accordo a livello mondiale, ma anche che il passo più difficile è mantenere le promesse.

Persone e luoghi chiave

Persone

Laurent Fabius
Politico francese (nato nel 1946): presidente della COP21 e artefice del compromesso.
Christiana Figueres
Diplomatica costaricana (nata nel 1956): guidò il segretariato dell'ONU sul clima dal 2010 al 2016.
Ban Ki-moon
Diplomatico sudcoreano (nato nel 1944): segretario generale dell'ONU nel 2015.
Papa Francesco
Papa dal 2013 al 2025 (1936-2025): nel 2015 scrisse l'enciclica «Laudato si'» sulla cura della casa comune.
Greta Thunberg
Attivista svedese (nata nel 2003): dal 2018 guida gli scioperi dei giovani per il clima.

Luoghi

Le Bourget, Parigi (Francia)
Il centro congressi alla periferia di Parigi dove si tenne la COP21.
Sede dell'ONU, New York
Dove il 22 aprile 2016 i paesi firmarono l'accordo.

Da sapere

  • L'Accordo di Parigi fu approvato il 12 dicembre 2015 da 195 delegazioni, per consenso.
  • L'obiettivo è limitare il riscaldamento a «ben al di sotto» di 2 gradi, e se possibile a 1,5 gradi.
  • Ogni paese deve presentare un proprio piano per il clima e aggiornarlo ogni cinque anni.
  • L'accordo entrò in vigore il 4 novembre 2016, in meno di un anno dalla sua approvazione.
  • Nel 2024 la temperatura media dell'anno ha superato di oltre 1,5 gradi i livelli preindustriali.

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