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12 · Oggi scienza e tecnica

Vaccino antipolio

1955 Pittsburgh, Stati Uniti

In breve

La poliomielite è una malattia causata da un virus che colpiva soprattutto i bambini e poteva lasciarli paralizzati. Il medico americano Jonas Salk, all'università di Pittsburgh, preparò un vaccino con virus inattivati, cioè resi innocui. Nel 1954 fu provato su quasi due milioni di bambini, e il 12 aprile 1955 fu annunciato che funzionava. Salk scelse di non brevettarlo. Qualche anno dopo Albert Sabin creò un vaccino da prendere per bocca, spesso su una zolletta di zucchero.

Perché è importante Grazie ai vaccini la polio è quasi scomparsa dal mondo, e in Europa non circola più dal 2002.

Fonte: Organizzazione mondiale della sanità (OMS), «Poliomyelitis»

Illustrazione: Vaccino antipolio (Pittsburgh, Stati Uniti)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Vaccino antipolio: Pittsburgh, Stati Uniti
Dove: Pittsburgh, Stati Uniti

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Estati di paura

Fino a settant'anni fa, per molte famiglie l'arrivo dell'estate portava una paura precisa. Con il caldo tornava la poliomielite, che i medici chiamavano anche «paralisi infantile». Era una malattia causata da un virus, il poliovirus, che si prende da acqua e cibi non puliti e dalle mani sporche. Nella maggior parte dei casi dava solo un po' di febbre, ma in una piccola parte dei contagiati attaccava i nervi che comandano i muscoli: braccia, gambe e a volte perfino i muscoli per respirare restavano paralizzati, spesso per sempre.

Colpiva soprattutto i bambini, e non risparmiava nessuno: ne soffrì anche Franklin Roosevelt, che da adulto, nel 1921, perse l'uso delle gambe e diventò poi presidente degli Stati Uniti. Gli ospedali si riempivano di bambini attaccati ai «polmoni d'acciaio», grandi cilindri di metallo che spingevano l'aria nei polmoni di chi non riusciva più a respirare da solo. Nel 1952 negli Stati Uniti si ammalarono quasi 58 mila persone, e circa tremila morirono. I genitori tenevano i figli lontani da piscine e cinema affollati, ma non c'erano difese sicure.

La corsa al vaccino

I vaccini funzionano allenando il corpo: gli si mostra una versione inoffensiva del microbo, così le difese imparano a riconoscerlo e sono pronte quando arriva quello vero. Per la polio, a combattere la malattia si mise un medico e ricercatore americano di nome Jonas Salk, all'Università di Pittsburgh. Salk scelse una strada prudente: coltivò i virus in laboratorio e li uccise con una sostanza chimica, la formaldeide, in modo che non potessero più far ammalare ma restassero abbastanza simili da insegnare al corpo a difendersi.

Le ricerche costavano molto, e a pagarle fu soprattutto la gente comune. Negli Stati Uniti un'associazione fondata da Roosevelt, la «March of Dimes», chiedeva a tutti di mandare una monetina da dieci centesimi, un «dime»: milioni di persone, anche bambini, risposero. Nel 1954 fu organizzata la più grande prova mai fatta su un vaccino: circa 1,8 milioni di bambini delle scuole elementari, chiamati «pionieri della polio», parteciparono alla prova: una parte ricevette il vaccino o un liquido finto, senza che nemmeno i medici sapessero quale. Servirono per capire, in modo davvero scientifico, se funzionava.

Il 12 aprile 1955

I risultati furono annunciati il 12 aprile 1955, a dieci anni esatti dalla morte di Roosevelt, in un'aula dell'Università del Michigan. Il responsabile della prova, il dottor Thomas Francis, disse che il vaccino era sicuro ed efficace. Fu un momento di festa in tutto il paese: le campane suonarono, i negozi esposero cartelli di ringraziamento. Un giornalista chiese a Salk di chi fosse il brevetto del vaccino. Salk rispose con una frase diventata famosa: «Il brevetto? Non c'è. Si può forse brevettare il sole?».

Pochi giorni dopo, però, ci fu un incidente grave. In alcuni lotti prodotti da un'azienda, la Cutter, il virus non era stato ucciso del tutto: oltre cento persone, tra bambini vaccinati e familiari (circa 200 secondo alcune stime), rimasero paralizzate e dieci morirono. Le autorità fermarono le vaccinazioni, controllarono tutto e introdussero regole più severe sulla produzione. Dopo i controlli le vaccinazioni ripresero, e negli Stati Uniti i casi crollarono: dai circa 58 mila del 1952 a circa 5.500 nel 1957.

Un vaccino da bere

Qualche anno dopo arrivò un secondo vaccino, inventato dal medico polacco-americano Albert Sabin. Era «vivo ma indebolito» e si prendeva per bocca, spesso su una zolletta di zucchero: più facile da dare ai bambini, senza aghi, e capace di fermare meglio la diffusione del virus. Fu provato su milioni di bambini in Unione Sovietica, con la collaborazione dei ricercatori locali, e negli anni Sessanta si diffuse in molti paesi.

In Italia la vaccinazione contro la polio diventò obbligatoria nel 1966. Chi ha oggi più di sessant'anni ricorda ancora la zolletta. Quasi una generazione intera era stata protetta da una malattia che per i suoi genitori era stata un incubo.

Perché successe

La polio era diventata più pericolosa proprio perché il mondo era diventato più pulito. Nel passato quasi tutti i bambini la incontravano da piccolissimi, quando la malattia è spesso lieve, e restavano protetti. Con l'igiene moderna molti bambini la incontravano più tardi, e allora poteva essere molto più grave: per questo le grandi epidemie esplosero soprattutto nella prima metà del Novecento.

Servì poi un lavoro di squadra: gli scienziati avevano imparato a far crescere i virus in cellule coltivate in laboratorio (una tecnica che valse il Nobel nel 1954 a John Enders e ai suoi colleghi), e la gente comune finanziava la ricerca. Senza quella tecnica non si sarebbe potuta produrre una quantità di vaccino sufficiente per milioni di bambini.

Cosa cambiò

Dove si vaccinò quasi tutta la popolazione, la polio sparì in pochi anni. Nel 1988 l'Organizzazione mondiale della sanità e altri enti avviarono una campagna mondiale per eliminarla del tutto. Allora si contavano circa 350 mila casi all'anno in oltre cento paesi; oggi i casi sono scesi di oltre il 99%. Due dei tre tipi di poliovirus selvatico sono stati dichiarati eliminati dalla Terra, e il terzo circola ancora solo in pochissime zone, tra cui parti dell'Afghanistan e del Pakistan.

Il metodo della vaccinazione di massa, collaudato con la polio, fu usato dopo contro altre malattie, e contribuì all'eliminazione del vaiolo nel 1980. Mostrò anche una cosa importante: un vaccino non protegge soltanto chi lo riceve, ma anche chi è più fragile, perché se i virus non trovano persone da contagiare smettono di circolare.

La storia della polio ricorda però che i vaccini hanno bisogno di fiducia e di organizzazione: dove le vaccinazioni si interrompono, per guerre o per paura, il virus può tornare, come è successo di nuovo in alcune aree negli ultimi anni.

Persone e luoghi chiave

Persone

Jonas Salk
Medico e ricercatore americano (1914-1995): creò il primo vaccino efficace contro la polio.
Albert Sabin
Medico polacco-americano (1906-1993): inventò il vaccino orale, con virus indeboliti.
Franklin D. Roosevelt
Presidente americano (1882-1945), colpito dalla polio da adulto: fondò l'associazione che finanziò la ricerca.
John Enders
Scienziato americano (1897-1985): insegnò a coltivare i virus in laboratorio; Nobel nel 1954.
Thomas Francis Jr.
Medico americano (1900-1969): guidò la grande prova del 1954 e annunciò i risultati.

Luoghi

Università di Pittsburgh, Stati Uniti
Qui Salk e la sua squadra lavorarono al primo vaccino.
Ann Arbor, Michigan, Stati Uniti
Il 12 aprile 1955, nell'Università del Michigan, furono annunciati i risultati della grande prova.

Da sapere

  • Il polmone d'acciaio era una macchina grande come un letto che permetteva di respirare a chi aveva i muscoli paralizzati dalla polio.
  • La campagna americana contro la polio si chiamava «March of Dimes»: dime è la moneta da dieci centesimi di dollaro.
  • Salk non brevettò il vaccino: rinunciò ai soldi che avrebbe potuto guadagnare.
  • Il vaccino Sabin si dava per bocca, spesso su una zolletta di zucchero.
  • Nel 1988 si contavano nel mondo circa 350 mila casi di polio l'anno: oggi sono poche decine.

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