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Codice di Hammurabi

circa 1754 a.C. Babilonia, Mesopotamia (oggi Iraq)

In breve

Hammurabi, re di Babilonia, fece incidere circa 280 leggi su una stele di basalto nero alta più di due metri. In cima si vede il re davanti a Shamash, il dio del Sole e della giustizia. Le leggi riguardavano commerci, prestiti, famiglia e lavoro, e le pene cambiavano a seconda che il colpevole fosse ricco, povero o schiavo. La stele fu ritrovata a Susa, in Iran, all'inizio del Novecento e oggi è esposta al Louvre di Parigi.

Perché è importante Mettere le leggi per iscritto, sotto gli occhi di tutti, rendeva più difficile cambiarle a piacimento.

Fonte: Musée du Louvre, «Code de Hammurabi»

Illustrazione: Codice di Hammurabi (Babilonia, Mesopotamia (oggi Iraq))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Codice di Hammurabi: Babilonia, Mesopotamia (oggi Iraq)
Dove: Babilonia, Mesopotamia (oggi Iraq)

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Una pietra nera in mezzo alle rovine di Susa

Nel dicembre 1901 una squadra di archeologi francesi, diretta da Jacques de Morgan, scavava a Susa, nell'attuale Iran sud-occidentale, un'antica capitale degli Elamiti. Tra la terra emersero dei grandi pezzi di una pietra nera e lucida, coperti di scritte in cuneiforme. Rimessi insieme, formarono un blocco di basalto alto due metri e venticinque, a forma di dito. In cima c'era un rilievo: un re in piedi, con la mano alzata in segno di rispetto, davanti a un dio seduto su un trono. Sotto, colonne e colonne di segni. Il padre domenicano Jean-Vincent Scheil, uno studioso di cuneiforme, cominciò a tradurre e capì: era il testo di una raccolta di leggi voluta da Hammurabi, re di Babilonia.

Fu pubblicato nel 1902 e fece sensazione. Non era la prima raccolta di leggi (ne conosciamo di più antiche, come quella di Ur-Nammu), ma era la più completa e meglio conservata, e per la prima volta il mondo moderno leggeva leggi scritte oltre 3.600 anni prima. La stele si trova oggi al Museo del Louvre, a Parigi.

Chi era Hammurabi

Hammurabi (in accadico Ammurapi) divenne re di Babilonia verso il 1792 a.C. e regnò per circa quarantatré anni. Babilonia, allora, era solo una delle città-stato della Mesopotamia, grande ma non la più potente. Con la diplomazia e la guerra Hammurabi la trasformò nel centro di un regno. Prima si alleò con i vicini, poi li sconfisse uno a uno: nel 1763 batté Rim-Sin di Larsa e nel 1761 distrusse Mari, sull'Eufrate. Alla fine governava gran parte della Mesopotamia.

Era un re molto attento all'organizzazione. Le lettere che ci restano mostrano che si occupava di canali, di liti tra i contadini, di tasse e perfino dei dettagli: scrisse a un funzionario per dire di mandare subito dei lavoratori a ripulire un canale. Si considerava il «pastore» del suo popolo, scelto dagli dèi per far regnare la giustizia.

Come è fatta la stele

Il testo si divide in tre parti. Nel prologo il re elenca i propri titoli e le città che ha protetto, e dice che gli dèi lo hanno chiamato a «far risplendere il diritto nel paese, distruggere i malvagi e i violenti, impedire che il forte opprima il debole». Segue il corpo del testo, con circa duecentottanta paragrafi, sempre costruiti con la stessa formula: «Se un uomo fa questo, gli accadrà quello». L'epilogo contiene benedizioni per chi rispetterà le leggi e maledizioni terribili per chi le cancellerà.

Le leggi riguardano la vita di ogni giorno: furti, debiti, prezzi, affitti dei campi, matrimoni, eredità, schiavi, mestieri, medici, costruttori. Alcune sono severissime. La legge 229 dice che se un costruttore fa una casa senza solidità e questa crolla uccidendo il padrone, il costruttore sarà messo a morte. Altre prevedono il famoso «occhio per occhio»: se un uomo libero acceca un altro uomo libero, perderà un occhio. Ma la pena cambiava a seconda della classe sociale: se la vittima era un uomo di condizione inferiore, bastava pagare una somma d'argento. Le leggi, dunque, non erano uguali per tutti.

Altre leggi proteggono i più deboli: per esempio, un contadino non deve restituire il debito in un anno di raccolto perduto per la tempesta; una donna ha diritto alla sua dote ed è protetta se il marito la lascia senza motivo; esistono tariffe ufficiali per medici, barcaioli, operai. In una prova che sembrerebbe crudele ma allora era normale, una persona accusata di stregoneria doveva gettarsi nel fiume: se affogava era colpevole, se si salvava era innocente.

Una legge scritta e visibile

La stele non era un libro che si leggeva in biblioteca, ma un monumento. Doveva essere vista da tutti. Il rilievo mostra il dio Shamash, signore del Sole e della giustizia, che consegna al re i simboli del potere, una verga e un anello. Il messaggio è chiaro: le leggi vengono dagli dèi e il re è il loro garante. Qualche studioso ha osservato che pochissimi allora sapevano leggere, quindi la stele serviva più a impressionare che a essere letta. Certo è che il testo fu copiato per secoli nelle scuole degli scribi.

Come arrivò a Susa

La stele non fu scolpita a Susa. Gli studiosi pensano che si trovasse in una città di Babilonia e che nel XII secolo a.C. il re elamita Shutruk-Nahhunte, dopo una vittoria, la portasse via come bottino insieme ad altri monumenti. Sulla pietra sono state cancellate, levigandole, alcune colonne di leggi (sette, a quanto pare), forse per far scrivere al loro posto il proprio nome. Non lo fece mai. Questo particolare spiega perché alcune leggi manchino: sono quelle cancellate.

Il valore e i limiti

Spesso si dice che il Codice di Hammurabi sia la prima legge scritta o un «codice» come quelli moderni. Nessuna delle due frasi è del tutto giusta. Non è il più antico, e non è un codice, perché non sembra un testo che i giudici applicavano alla lettera: nei processi che conosciamo, i giudici non lo citano quasi mai. È piuttosto una raccolta di decisioni esemplari, e un manifesto politico del re giusto.

Perché successe

Hammurabi voleva governare un territorio nuovo, fatto di città con tradizioni diverse. Una raccolta di regole comuni, sotto lo stesso sovrano, serviva a unificare il regno e a ridurre i conflitti tra le città, le tribù e i gruppi sociali. Per questo mise per iscritto leggi in parte già in uso.

Contò anche l'ideologia del re giusto. Nelle città della Mesopotamia i re, per essere accettati, dovevano dimostrare di proteggere gli orfani, le vedove e i poveri. Mettere le leggi sotto gli occhi di tutti era un modo per mostrare di mantenere la promessa.

Infine c'era la tradizione dei giuristi. Prima di Hammurabi c'erano già raccolte di leggi in sumero e in accadico, come quelle di Ur-Nammu, di Lipit-Ishtar e della città di Eshnunna. Gli scribi di Babilonia le conoscevano e le usarono come modello.

Cosa cambiò

La stele di Hammurabi ha fatto capire che nel Vicino Oriente antico esisteva una cultura giuridica molto sviluppata, con idee che troviamo nei secoli successivi: la proporzione tra il danno e la pena, la responsabilità di chi costruisce, la tutela dei contratti. Alcune formule, come l'«occhio per occhio», sono presenti anche nella Bibbia, e gli studiosi discutono quanto ne siano debitrici.

Ha avuto un grande peso nella storia della giustizia. Nella tradizione occidentale Hammurabi è ricordato tra i grandi legislatori: il suo ritratto compare tra quelli dei «portatori di legge» in alcune sale di tribunali e parlamenti, per esempio nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Il valore simbolico è quello dell'idea di legge scritta, uguale e visibile.

Oggi la stele insegna anche una cosa importante: le leggi antiche non erano uguali per tutti. Distinguevano tra uomini liberi, dipendenti e schiavi, tra ricchi e poveri, tra uomini e donne. Il lungo cammino verso leggi uguali per tutti, di cui fanno parte la Magna Carta e le costituzioni moderne, è cominciato anche lì, con regole scritte che potevano essere discusse e cambiate.

Persone e luoghi chiave

Persone

Hammurabi
Re di Babilonia (circa 1792-1750 a.C.), conquistatore e legislatore. Il suo nome in accadico è Ammurapi.
Jean-Vincent Scheil
Assiriologo francese, domenicano (1858-1940), che tradusse la stele subito dopo il ritrovamento e la pubblicò nel 1902.
Jacques de Morgan
Archeologo francese (1857-1924) che dirigeva gli scavi di Susa quando la stele venne alla luce.
Shutruk-Nahhunte
Re dell'Elam (XII secolo a.C.) che portò a Susa, come bottino di guerra, la stele e altri monumenti babilonesi.

Luoghi

Babilonia (Iraq)
Città sull'Eufrate, capitale di Hammurabi, ai suoi tempi centro della Mesopotamia.
Susa (Iran)
Antica capitale dell'Elam, dove la stele fu portata come bottino e ritrovata nel 1901-1902.
Museo del Louvre (Parigi)
Il museo che custodisce la stele dal 1902, nella sezione delle antichità orientali.

Da sapere

  • La stele è alta 2,25 metri ed è fatta di un unico blocco di basalto nero.
  • In cima, il dio Shamash porge al re una verga e un anello, simboli della misura e della giustizia.
  • Sulla stele alcune colonne sono state cancellate nell'antichità, probabilmente per ordine del re elamita che l'aveva presa come bottino.
  • La legge 229 prevede che un costruttore che fa una casa non solida e crolla uccidendo il padrone sia messo a morte.
  • Il Codice è stato copiato nelle scuole degli scribi per più di mille anni: ne restano numerose copie su tavolette.

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