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3 · Civiltà dei fiumi vita quotidiana

Prime città sumere

circa 4000 a.C. Uruk ed Eridu, Mesopotamia (oggi Iraq)

In breve

Tra il Tigri e l'Eufrate, nel sud dell'attuale Iraq, i villaggi dei Sumeri crebbero fino a diventare le prime città del mondo. Canali scavati a mano portavano l'acqua dei fiumi ai campi di orzo, e il raccolto bastava a sfamare anche chi non coltivava. Così nacquero mestieri nuovi: vasai, tessitori, sacerdoti e scribi. Al centro di ogni città sorgeva il tempio del dio protettore.

Perché è importante Con le città comincia un modo di vivere fatto di lavori diversi, regole comuni e scambi continui.

Fonte: Treccani, voce «Sumeri»

Illustrazione: Prime città sumere (Uruk ed Eridu, Mesopotamia (oggi Iraq))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Prime città sumere: Uruk ed Eridu, Mesopotamia (oggi Iraq)
Dove: Uruk ed Eridu, Mesopotamia (oggi Iraq)

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Una pianura senza pietre e senza boschi

Immagina una distesa piatta e color fango, attraversata da due grandi fiumi, il Tigri e l'Eufrate. D'estate fa un caldo enorme, la pioggia è scarsissima e quasi non si trovano né pietre né grandi alberi. Eppure fu proprio qui, nel sud dell'attuale Iraq, in una regione che gli antichi chiamavano Sumer, che nacquero le prime città della storia. Gli studiosi le collocano tra il 4000 e il 3100 a.C. circa, un periodo che gli archeologi chiamano «periodo di Uruk», dal nome della città più importante. Le date, per un'epoca così lontana, sono approssimate e possono cambiare di qualche secolo.

I Sumeri non si chiamavano così. Dicevano di sé «le teste nere» e chiamavano la loro terra Kiengi, parola che si traduce di solito come «paese dei signori civilizzati». Il nome «Sumeri» lo usavano i popoli vicini, e oggi lo usiamo noi. Parlavano una lingua che non assomiglia a nessun'altra lingua conosciuta, perciò gli studiosi non sanno bene da dove i loro antenati fossero arrivati, né se fossero arrivati da qualche parte.

L'acqua che si poteva guidare

Il segreto di questo successo fu l'acqua. I fiumi, in primavera, si gonfiavano per lo scioglimento delle nevi lontane, ma la piena arrivava spesso nel momento sbagliato: troppo tardi per i campi, a volte con forza improvvisa. Per sfruttarla, già i villaggi più antichi, quelli della cosiddetta cultura di Ubaid (dal 6500 al 3800 a.C. circa), cominciarono a scavare canali. Erano fossati di terra, scavati con zappe di pietra e con ceste di canne per portare via la terra, che deviavano l'acqua dal fiume fino ai campi e la riportavano indietro quando serviva. Un canale non si poteva scavare da soli. Per costruirlo e per ripulirlo dal fango ogni anno serviva il lavoro di molte famiglie insieme, e qualcuno doveva decidere dove farlo passare e a chi toccava l'acqua per prima.

Con l'irrigazione l'orzo cresceva così bene che un campo dava molto più di ciò che serviva a chi lo coltivava. Gli abitanti allevavano anche pecore, capre e buoi, coltivavano palme da dattero e pescavano nelle paludi del sud. Per la prima volta c'era cibo in avanzo, e questo cambiò tutto.

Una città si riconosce da quello che non coltiva

Se i contadini producono più di quanto mangiano, alcune persone possono smettere di fare i contadini. Così, accanto ai campi, comparvero vasai, tessitori, fabbri del rame, scalpellini, barcaioli, mercanti. Comparvero anche i sacerdoti e, più tardi, gli scribi. Le case non erano più disperse nei campi, ma strette le une alle altre, dietro un recinto. A questo punto non parliamo più di villaggi: sono città, con migliaia di abitanti, e in alcune, come Uruk, con decine di migliaia.

Al centro di ogni città sorgeva il tempio del dio protettore: Enki a Eridu, Inanna a Uruk, Nanna a Ur. I Sumeri credevano che la città appartenesse al dio, e che gli uomini lavorassero per servirlo. Per questo il tempio non era soltanto un luogo di preghiera. Era anche un grande magazzino e un'officina: riceveva parte del raccolto, lo distribuiva in razioni a chi lavorava, teneva i conti dei greggi. Per ricordare tutto questo servì, più tardi, inventare la scrittura (vedi la scheda sulla scrittura cuneiforme).

Eridu, la città più antica?

La tradizione sumera dice che la prima città fu Eridu. In un elenco di re scritto molte generazioni dopo si legge che «la regalità discese dal cielo» proprio a Eridu. Gli scavi hanno mostrato che qui sorse un piccolo santuario intorno al 5500 a.C., ricostruito poi diciotto volte, ogni volta sopra il precedente e sempre più grande, fino a diventare un tempio imponente. Altre città, come Uruk, Ur, Kish, Nippur e Lagash, crescevano nello stesso periodo. Non erano unite in un unico Stato. Ogni città aveva il suo governatore o il suo re, le sue mura, i suoi canali, il suo dio; per questo gli storici parlano di «città-stato». Spesso litigavano tra loro per un canale o per un confine.

Cosa non sappiamo

Non è facile stabilire come e perché sia avvenuto il passaggio dal villaggio alla città. Alcuni studiosi pensano che a spingere siano stati il clima più secco, che portò le persone a concentrarsi lungo i fiumi, e il bisogno di organizzare i canali. Altri sottolineano il ruolo dei templi e dei commerci. Probabilmente furono più cause insieme. Un'altra cosa è incerta: il rapporto tra Sumeri e popoli semitici vicini, come gli Accadi, che già vivevano accanto a loro e di cui parleremo in un'altra scheda. Le città sumere furono fin dall'inizio un luogo dove si incontravano lingue e gente diverse.

Le prime città del mondo nacquero dunque da un'idea semplice e difficile insieme: usare l'acqua tutti insieme, e dividersi i compiti.

Perché successe

La prima causa è il luogo. La pianura alluvionale tra Tigri ed Eufrate ha terra fertilissima, perché i fiumi la ricoprono di limo, ma quasi non piove. Chi voleva coltivare doveva per forza portare l'acqua ai campi, e farlo bene richiedeva molte persone che lavorassero d'accordo.

La seconda causa è il cibo in avanzo. I raccolti abbondanti di orzo e di datteri, e i greggi numerosi, permisero a una parte della popolazione di dedicarsi ad altri mestieri. Senza avanzi non ci sono artigiani, sacerdoti, scribi né soldati di mestiere.

La terza causa è la mancanza di materie prime. Nel sud della Mesopotamia mancavano pietra, metalli e legno da costruzione. Bisognava procurarseli lontano, dai monti dell'Iran, dell'Anatolia e dell'Oman, dando in cambio orzo, tessuti e lana. Servivano mercanti, magazzini e qualcuno che tenesse i conti: tutte attività che si svolgono meglio in una città.

Cosa cambiò

Con le città nasce un modo di vivere che è anche il nostro: tante persone con lavori diversi, regole comuni, scambi continui, strade e mura, capi e funzionari. Non tutti erano uguali. C'erano i ricchi e i poveri, chi comandava e chi lavorava, e anche gli schiavi, spesso prigionieri di guerra. Le città, quindi, portarono con sé anche le disuguaglianze e le guerre per il controllo dell'acqua e dei confini.

Nelle città sumere furono inventate o perfezionate molte cose che usiamo ancora oggi, direttamente o attraverso i popoli che vennero dopo: la scrittura, il sigillo a cilindro per firmare, la ruota da trasporto, il tornio da vaso, la misura del tempo in base 60 (che ritroviamo nei minuti dell'orologio) e le prime leggi scritte.

Dopo i Sumeri, le città si diffusero nel Nilo, nella valle dell'Indo, in Cina, in Grecia e in America. Oggi più della metà degli esseri umani vive in una città. Quando guardi una mappa con strade, quartieri e mura, stai guardando un'idea nata più di seimila anni fa in una pianura piena di fango.

Persone e luoghi chiave

Persone

Julius Jordan
Archeologo tedesco (1877-1945) che diresse i primi scavi a Uruk, dal 1912, e portò alla luce i grandi templi della città.
Jules Oppert
Studioso francese di scrittura cuneiforme (1825-1905). Nel 1869 propose di chiamare «sumerica» la lingua non semitica scritta sulle tavolette, quando di quel popolo nessuno ricordava più il nome.
Gli scribi sumeri
Non conosciamo i nomi dei primi abitanti delle città, ma conosciamo il loro lavoro: furono loro a contare raccolti e greggi e a trasformare un mondo di villaggi in un mondo di città.

Luoghi

Uruk (oggi Warka, Iraq)
La città sumera più grande e più importante del periodo. Vi sono stati scavati templi, magazzini e le prime tavolette scritte.
Eridu (oggi Tell Abu Shahrain, Iraq)
La più antica città, secondo la tradizione sumera. Gli scavi hanno trovato un santuario ricostruito molte volte sullo stesso punto.
Ur (oggi Tell al-Muqayyar, Iraq)
Città sumera sull'antico corso dell'Eufrate, famosa per la ziggurat e per le tombe reali scavate da Leonard Woolley.

Da sapere

  • I Sumeri si chiamavano «le teste nere», e dicevano di vivere nel «paese dei signori civilizzati». Il nome Sumer ce lo hanno dato gli altri.
  • Il tempio di Eridu fu ricostruito circa diciotto volte nello stesso punto: gli archeologi hanno potuto scavarlo come una torta a strati, trovando sotto ogni tempio quello più antico.
  • I canali di irrigazione dovevano essere ripuliti ogni anno dal fango. Nei testi sumeri, trascurare un canale era considerato un grave reato.
  • Sumeri e Accadi vivevano fianco a fianco da secoli, parlavano lingue diverse, e molti scribi sapevano leggere e scrivere in tutte e due.
  • Il nome Iraq, secondo una delle spiegazioni proposte, potrebbe venire da Uruk, la grande città sumera, anche se gli studiosi non sono d'accordo su questa origine.

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