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Unificazione dell'Egitto

circa 3100 a.C. Ieracompoli, valle del Nilo (Egitto)

In breve

Intorno al 3100 a.C. l'Alto Egitto, a sud, e il Basso Egitto, nel delta del Nilo, furono riuniti sotto un unico re. La tradizione lo chiama Menes; molti studiosi pensano che sia il faraone Narmer. Sulla Tavolozza di Narmer, una lastra di pietra scolpita, il re porta da un lato la corona bianca del sud e dall'altro quella rossa del nord. Da allora i faraoni si vantarono di essere «signori delle Due Terre».

Perché è importante Il regno unito lungo il Nilo durò, con alti e bassi, quasi tremila anni.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Narmer»

Illustrazione: Unificazione dell'Egitto (Ieracompoli, valle del Nilo (Egitto))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Unificazione dell'Egitto: Ieracompoli, valle del Nilo (Egitto)
Dove: Ieracompoli, valle del Nilo (Egitto)

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Una lastra di pietra che racconta una vittoria

Nel 1897-1898 due archeologi inglesi, James Quibell e Frederick Green, scavavano a Ieracompoli, nell'Alto Egitto, il luogo che gli antichi chiamavano Nekhen. Nel deposito di un tempio trovarono una lastra di pietra verde scuro, alta circa 64 centimetri, scolpita su tutte e due le facce. In alto, su entrambi i lati, due teste di vacca con le corna e al centro un rettangolo con il nome di un re scritto con due segni: un pesce siluro (nar) e uno scalpello (mer). Si legge Narmer. Oggi la lastra si chiama Tavolozza di Narmer e si trova al Museo Egizio del Cairo.

Su un lato si vede un re con la corona bianca, alta e a forma di birillo, che solleva una clava per colpire un nemico inginocchiato; sopra di loro un falco, simbolo del dio Horus, tiene per una corda un prigioniero con la testa che cresce da una terra a forma di papiro. Sull'altro lato lo stesso re porta la corona rossa, bassa e con uno stelo che sale all'indietro, e cammina dietro a dieci nemici decapitati. È un messaggio politico chiarissimo: questo re vince al sud e vince al nord, e porta tutte e due le corone. Per questo molti studiosi la considerano il più antico documento dell'unificazione.

Due paesi sotto un re

Per capire cosa significa, bisogna guardare l'Egitto com'era. Il Nilo scorre per più di mille chilometri da sud a nord e, arrivato vicino al mare, si apre a ventaglio nel delta. Gli Egizi chiamavano il sud, la stretta valle, Alto Egitto, e il nord, il delta, Basso Egitto. Il primo era simboleggiato dalla pianta del loto e dalla corona bianca, il secondo dal papiro e dalla corona rossa. Insieme formavano la doppia corona, che i Greci chiamarono pschent. Il faraone si definiva «signore delle Due Terre». E anche quando l'Egitto era unito, gli Egizi continuarono a parlare di Due Terre.

Prima del 3100 a.C. vivevano nella valle varie comunità, ciascuna con il suo capo: una a Naqada, una a Tinis (vicino ad Abido) e una a Ieracompoli, forse la più potente del sud. Queste comunità avevano la stessa cultura, chiamata di Naqada, e commerciavano con il Levante e con la Mesopotamia. Nel corso dei secoli le più forti inglobarono le altre. Intorno al 3100 a.C. un solo re, che veniva dal sud, controllò anche il delta. Gli studiosi pensano che l'unificazione non sia stata un singolo giorno di battaglia, ma un processo lungo, forse di generazioni.

Narmer o Menes?

Qui comincia un piccolo enigma. Nelle liste dei re scritte molto dopo, e nel racconto di Manetone, un sacerdote egizio che scrisse in greco intorno al 280 a.C., il primo faraone si chiamava Menes. Secondo lo storico greco Erodoto, Menes costruì una diga per spostare il Nilo e fondò la città di Menfi, nel punto dove i due paesi si incontravano. Ma di un re Menes non esiste nessuna iscrizione di quel tempo. Esistono invece i nomi di Narmer e del suo successore Aha. Molti studiosi pensano che Menes sia un altro nome di Narmer, altri che sia Aha, altri ancora che Menes sia soltanto un personaggio simbolico. Non c'è una risposta sicura.

Anche la data è approssimata. L'unificazione si pone intorno al 3100 a.C., ma con un'incertezza di qualche decennio, forse di più. Il lavoro del radiocarbonio sui resti di quel periodo ha aiutato a precisarla, ma non a eliminare i dubbi.

Cosa venne dopo

Con il nuovo Stato nacque una forma di governo del tutto nuova: un re-dio, il faraone (la parola vuol dire «grande casa», cioè il palazzo), assistito da funzionari e scribi. Il re veniva visto come incarnazione del dio-falco Horus, e dopo la morte diventava Osiride. Una capitale, Menfi, controllava l'intero paese, e il fiume era la sua strada principale: con il vento a favore si risaliva a vela, con la corrente si scendeva a remi. L'Egitto divenne il primo grande Stato territoriale della storia, molto più esteso delle città-stato della Mesopotamia.

Il regno unito, con interruzioni e periodi di crisi, durò più di tremila anni, fino alla conquista romana del 30 a.C. Gli storici lo dividono in Antico, Medio e Nuovo Regno, separati da periodi intermedi in cui il potere si frantumava. Ogni volta che l'Egitto si riuniva, i re tornavano a farsi chiamare «signori delle Due Terre» e a portare la doppia corona: un'immagine antichissima che per i sudditi voleva dire ordine, pace e raccolti buoni.

Perché successe

La prima causa fu il fiume. Il Nilo era una via di comunicazione velocissima e un'unica fonte d'acqua per tutto il paese. Chi controllava la corrente poteva spostare soldati, grano e messaggi dal sud al nord in poche settimane. Un territorio così allungato, lungo il fiume, si poteva governare da un solo centro molto meglio di un territorio di montagne e di valli.

La seconda causa fu la competizione tra i centri del sud. Naqada, Tinis e Ieracompoli erano ricchi di oro, rame, pietre dure e commerci con la Nubia. Ogni capo cercava di prevalere sugli altri, e chi vinceva poteva proseguire verso nord, nel delta, che era fertile ma meno ricco di capi forti.

La terza causa fu ideologica. I capi usavano simboli sempre più comuni: il falco Horus, le corone, la clava del vincitore. Sul vaso, sulla tavolozza, sul sigillo, lo stesso modo di mostrare il re creava l'idea che un solo uomo dovesse governare. Anche la scrittura, appena nata (vedi la scheda sui geroglifici), servì a mettere per iscritto il potere del re.

Cosa cambiò

Lo Stato egizio unificato fu stabile e ricco. Poté organizzare grandi lavori comuni, come i canali, le miniere del Sinai e le piramidi, e poté mantenere una burocrazia che registrava le piene del Nilo e distribuiva i raccolti. Per questo l'Egitto è ricordato come una delle civiltà più durature del mondo.

Dall'unificazione derivò anche l'idea del faraone divino, che ha influenzato la rappresentazione del potere per millenni. La doppia corona, la barba finta, lo scettro ricurvo e il flagello sono simboli che troveremo identici per tremila anni. Anche le tradizioni della religione egizia, con Horus e Osiride, si intrecciano con la storia del re.

Oggi la Tavolozza di Narmer è un'opera simbolo del Museo Egizio del Cairo. Ci ricorda anche una cosa importante per studiare la storia: una immagine può essere una fonte, ma bisogna chiedersi sempre chi l'ha fatta e perché. Quella lastra è propaganda: racconta la vittoria vista dal vincitore, non ciò che pensavano i vinti.

Persone e luoghi chiave

Persone

Narmer
Re dell'Egitto intorno al 3100 a.C., il cui nome compare sulla famosa Tavolozza. Molti studiosi lo considerano il re che completò l'unificazione.
Menes
Il primo re d'Egitto secondo le liste dei re e Manetone. Nessuna iscrizione del suo tempo lo nomina, e potrebbe essere un altro nome di Narmer o di Aha.
James Quibell e Frederick Green
Archeologi britannici che nel 1897-1898 scavarono a Ieracompoli e scoprirono la Tavolozza di Narmer.
Manetone
Sacerdote egizio che scrisse in greco una storia d'Egitto verso il 280 a.C. Da lui deriva la divisione dei re in 30 dinastie.

Luoghi

Ieracompoli o Nekhen (Alto Egitto)
Antica città del sud, centro del dio falco Horus. Qui fu trovata la Tavolozza di Narmer.
Menfi (vicino al Cairo)
Capitale dell'Antico Regno. Secondo la tradizione fu fondata da Menes proprio dove la valle si apre nel delta.
Museo Egizio del Cairo
Il grande museo della capitale egiziana, dove è custodita la Tavolozza di Narmer.

Da sapere

  • La Tavolozza di Narmer è alta circa 64 centimetri. Una tavolozza è una pietra piatta su cui si macinavano i colori, ma questa era troppo bella per essere usata: era un oggetto cerimoniale, offerto nel tempio.
  • Il nome di Narmer si scrive con un pesce siluro e uno scalpello, e la lastra mostra il suo nome racchiuso in un rettangolo chiamato serekh, con il falco Horus sopra.
  • La parola «faraone» deriva dall'egiziano per-aa, «grande casa», e in origine indicava il palazzo; solo secoli dopo cominciò a indicare il re.
  • Gli Egizi chiamavano il loro paese Kemet, «la terra nera», per il limo del Nilo, e il deserto Deshret, «la terra rossa».
  • Il regno unito durò, con qualche interruzione, dal 3100 a.C. fino al 30 a.C., quando morì Cleopatra e l'Egitto diventò una provincia romana.

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