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Stendardo di Ur

circa 2600 a.C. Ur, Mesopotamia (oggi Iraq)

In breve

Lo Stendardo di Ur è una cassetta di legno decorata con conchiglie, pietra rossa e lapislazzuli blu, trovata in una tomba reale di Ur. Su un lato si vede un esercito con carri tirati da animali simili ad asini; sull'altro, un banchetto con musicisti e animali portati in dono. L'archeologo Leonard Woolley lo scoprì negli anni Venti del Novecento e lo chiamò «stendardo», ma nessuno sa davvero a cosa servisse. Oggi si trova al British Museum di Londra.

Perché è importante Come un fumetto di 4.500 anni fa, racconta la guerra e la pace nella vita dei Sumeri.

Fonte: British Museum, «The Standard of Ur»

Illustrazione: Stendardo di Ur (Ur, Mesopotamia (oggi Iraq))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Stendardo di Ur: Ur, Mesopotamia (oggi Iraq)
Dove: Ur, Mesopotamia (oggi Iraq)

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Una cassetta trovata accanto a uno scheletro

Tra il 1922 e il 1934, nel sud dell'Iraq, l'archeologo inglese Leonard Woolley scavò per dodici stagioni le rovine di Ur, una delle città più antiche del mondo. Il suo lavoro, finanziato insieme dal British Museum di Londra e dal museo dell'Università della Pennsylvania, ebbe un risultato eccezionale: sotto il terreno, in un cimitero a pochi passi dalla ziggurat, trovò oltre 1.800 tombe, e sedici di queste erano così ricche da essere chiamate «tombe reali». Risalgono a un periodo compreso tra il 2600 e il 2400 a.C. circa.

Nella tomba chiamata PG 779, nell'inverno del 1927-1928, gli scavatori scoprirono una cassetta di legno quasi del tutto marcita, schiacciata dal peso della terra, vicino alla spalla di un uomo sepolto. Il legno era scomparso, ma il decoro era rimasto, tenuto insieme dal bitume, una specie di catrame naturale. Con pazienza i restauratori rimisero a posto i pezzi. Il risultato è uno degli oggetti più famosi di tutta la Mesopotamia: lo Stendardo di Ur, lungo circa 50 centimetri e alto poco più di 20.

Un mosaico di pietre e di conchiglie

La cassetta ha la forma di un trapezio, con due lati lunghi decorati e due lati corti triangolari. La decorazione è fatta con la tecnica del mosaico, o meglio dell'intarsio: tante tessere di madreperla (le conchiglie), di pietra rossa e di lapislazzuli sono incollate con il bitume per comporre le figure. Il lapislazzuli è una pietra blu intenso che si estraeva solo in un posto, nelle montagne del Badakhshan, in Afghanistan, a oltre duemila chilometri da Ur. Già nel III millennio a.C., dunque, in una tomba di una città sumera finivano materiali arrivati da una distanza immensa.

I due lati lunghi sono divisi in tre fasce, e si leggono dal basso verso l'alto, come le strisce di un fumetto. Woolley chiamò un lato «la guerra» e l'altro «la pace».

Il lato della guerra

Nella fascia più bassa corrono carri a quattro ruote piene, tirati da quattro animali simili ad asini (gli studiosi pensano a onagri, asini selvatici). Pestano i nemici caduti. Nella fascia di mezzo, soldati con lunghi mantelli e elmi marciano e catturano prigionieri, che vengono portati davanti al re. Nella fascia più alta, i prigionieri nudi e legati sono condotti al sovrano, che si riconosce perché è più alto di tutti e la sua testa tocca il bordo del decoro. Il re ha accanto il suo carro e i suoi ufficiali. Il messaggio è semplice e chiaro: il re e il suo esercito hanno vinto.

Il lato della pace

Dall'altra parte si vede un banchetto. In alto, il re e dei personaggi di rango siedono su sgabelli e bevono; un musicista suona la lira e forse accanto a lui c'è un cantore. Nelle due fasce sotto, uomini in fila portano animali, pesci, sacchi e oggetti: capre, buoi, un onagro. Sembrano doni o tributi per il banchetto, forse il prodotto dei campi, delle greggi e delle terre lontane. Questa scena mostra una società ricca, ordinata, con un re che garantisce il cibo e la musica.

A cosa serviva?

Woolley pensò che fosse uno stendardo, cioè un'insegna portata in cima a una lunga asta durante le processioni. Per questo lo battezzò così, ma non ci sono prove. Altri studiosi hanno proposto che fosse la cassa di risonanza di uno strumento musicale, una cassettina per conservare qualcosa di prezioso, o forse un oggetto da mettere nella tomba per il banchetto del defunto. Nessuna di queste ipotesi è sicura: il nome «stendardo» è rimasto per abitudine. Neppure sappiamo chi fosse il re rappresentato, né la battaglia raffigurata. La cassetta potrebbe anche non raccontare un fatto preciso ma un modo ideale di governare.

Cosa ci insegna

Lo Stendardo è una delle prime immagini della storia dei Sumeri in cui si vede come funzionava un esercito. C'erano fanti e soldati su carri pesanti, lenti, a ruote piene, tirati da asini o da incroci di asini: i cavalli arrivarono solo molto dopo. Mostra come si vestivano, come celebravano un banchetto, come i re mostravano il proprio potere. In qualche modo è un libro di storia che non ha bisogno di parole.

Oggi la cassetta si trova al British Museum di Londra, ed è uno dei pezzi più celebri della sala dedicata alla Mesopotamia.

Perché successe

Lo Stendardo di Ur nacque in un mondo di città-stato rivali. Ur, Lagash, Umma e altre città si facevano la guerra per i confini, per l'acqua dei canali e per il controllo dei commerci. I re avevano bisogno di eserciti, e le immagini della guerra servivano a ricordare e a legittimare il loro potere.

Poi c'era la ricchezza. Ur controllava i commerci verso il Golfo Persico e le vie del lapislazzuli, e i suoi re potevano permettersi artigiani abilissimi e materiali costosi. Nelle tombe reali furono sepolti con loro oggetti d'oro, d'argento e pietre rare, perché si credeva che il defunto avrebbe continuato a usarli nell'aldilà.

Infine, la sepoltura dei re era un grande rito pubblico. Nei grandi pozzi funerari, insieme al defunto, erano deposti servitori, soldati e musicisti. Il banchetto raffigurato sullo Stendardo forse rispecchia quello che si faceva davvero nelle cerimonie reali.

Cosa cambiò

Il ritrovamento delle tombe di Ur cambiò ciò che pensavamo dei Sumeri. Prima di Woolley si conoscevano soprattutto le tavolette scritte; le tombe mostrarono invece che nel 2500 a.C. nel sud dell'Iraq esistevano re molto ricchi e artigiani raffinatissimi, con gioielli, arpe, elmi d'oro e oggetti intarsiati. Fu la prova materiale della grandezza delle città sumere.

Lo Stendardo è oggi una delle fonti principali per studiare la società del tempo: la guerra, i trasporti, la musica, il cibo, la gerarchia. Gli storici dell'arte lo considerano un capolavoro della narrazione per immagini, con la lettura per fasce che ritroveremo per secoli nei rilievi mesopotamici ed egizi.

Per i visitatori del British Museum è uno dei primi oggetti che fanno capire quanto fosse sofisticata la Mesopotamia. E per gli studiosi è un monito: anche un nome come «stendardo», dato da un archeologo un secolo fa, può restare nel tempo senza essere mai stato dimostrato.

Persone e luoghi chiave

Persone

Leonard Woolley
Archeologo britannico (1880-1960) che diresse gli scavi di Ur dal 1922 al 1934, scoprì le tombe reali e lo Stendardo e fu uno dei primi a usare metodi scientifici in Mesopotamia.
Puabi
Donna di rango altissimo (forse una regina o una sacerdotessa) la cui tomba a Ur conteneva un diadema d'oro e collane di pietre preziose. Il suo nome è inciso su un sigillo.
I musicisti di Ur
Nelle tombe sono state trovate arpe e lire decorate, come la celebre «lira del toro», che mostrano quanto la musica fosse importante nelle cerimonie.

Luoghi

Ur (Iraq meridionale)
Antica città sumera sull'Eufrate. Qui si trovano le tombe reali, la ziggurat e i resti di quartieri antichi.
Badakhshan (Afghanistan)
Regione di montagna da cui veniva il lapislazzuli blu usato per le decorazioni, a oltre duemila chilometri da Ur.
British Museum (Londra)
Il museo che conserva lo Stendardo di Ur insieme ad altri tesori delle tombe reali.

Da sapere

  • Lo Stendardo è lungo circa 50 centimetri e alto circa 20: un oggetto che si può portare sotto braccio.
  • Il lapislazzuli blu che decora lo Stendardo veniva dall'Afghanistan, a più di 2.000 chilometri da Ur.
  • Nessuno sa a cosa servisse: il nome «stendardo» è solo l'ipotesi di Woolley, e altri studiosi pensano a una cassa per uno strumento musicale.
  • Sul lato della guerra il re è disegnato più alto degli altri, tanto che la sua testa tocca il bordo: era un modo per mostrare chi è importante.
  • Le tombe reali di Ur sono più o meno contemporanee della Grande Piramide d'Egitto.

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