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Dante inizia la Commedia

circa 1307 In esilio, tra Lunigiana, Verona e Ravenna

In breve

Dante Alighieri era un poeta e politico fiorentino, cacciato in esilio dalla sua città nel 1302. Lontano da Firenze cominciò a scrivere la Commedia, un lungo poema in versi. Racconta un viaggio immaginario attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso: nei primi due regni lo guida il poeta Virgilio. Scelse di scriverla nel volgare fiorentino e non in latino, così potevano capirla anche persone che non avevano studiato. Fu Boccaccio a chiamarla «divina».

Perché è importante La Commedia sta alla base della lingua italiana: molte parole ed espressioni che usiamo vengono da lì.

Fonte: Treccani, voce «Dante Alighieri»

Illustrazione: Dante inizia la Commedia (In esilio, tra Lunigiana, Verona e Ravenna)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Dante inizia la Commedia: In esilio, tra Lunigiana, Verona e Ravenna
Dove: In esilio, tra Lunigiana, Verona e Ravenna

Scheda per studiare circa 4 minuti di lettura

Il racconto

Un fiorentino a Firenze

Dante Alighieri nacque a Firenze nel 1265, in una famiglia di piccola nobiltà. Da ragazzo studiò, lesse molto e divenne amico di poeti come Guido Cavalcanti. A nove anni, secondo il suo racconto, incontrò una bambina di nome Beatrice, e se ne innamorò per sempre. Beatrice morì giovanissima, nel 1290, e Dante le dedicò un piccolo libro di versi e di prosa, la «Vita nova».

Dante fu anche un uomo impegnato nella politica. Firenze era una repubblica attraversata da lotte feroci fra due partiti: i guelfi bianchi e i guelfi neri, divisi su quanto dovesse contare il papa nel governo della città. Nel 1300 Dante divenne uno dei sei priori, cioè i capi del governo cittadino, per due mesi. Era dalla parte dei bianchi, che volevano proteggere l'autonomia di Firenze.

L'esilio

Nel 1301 Dante fu mandato a Roma come ambasciatore presso il papa Bonifacio VIII. Mentre era via, i neri presero il potere con l'aiuto di Carlo di Valois, fratello del re di Francia. Dante fu accusato di corruzione, senza prove, e nel 1302 fu condannato in contumacia, cioè in sua assenza, a una multa e poi a morte sul rogo se fosse tornato in città. Non rivide più Firenze.

Cominciò un lungo esilio, che durò quasi vent'anni. Visse come ospite di signori e di principi in diverse corti: in Lunigiana presso i Malaspina, a Verona presso gli Scaligeri, e infine a Ravenna presso Guido da Polenta. Scrisse nel Paradiso che sapeva «come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui scale»: il pane degli altri è salato e le scale degli altri sono dure da salire.

In esilio scrisse molti testi: il «Convivio», il trattato «De vulgari eloquentia», in latino, in cui difese la dignità della lingua parlata, e il «De monarchia». Ma soprattutto cominciò il capolavoro. Gli studiosi pensano che abbia iniziato la «Commedia» intorno al 1306-1308.

Un viaggio nell'aldilà

Il poema racconta un viaggio che Dante, personaggio principale, compie nell'aldilà, durante la settimana santa del 1300, a trentacinque anni, «nel mezzo del cammin di nostra vita». Si perde in una selva oscura, e il poeta romano Virgilio, simbolo della ragione, lo guida attraverso l'Inferno, un enorme imbuto di nove cerchi dove sono puniti i peccatori, poi sulla montagna del Purgatorio, dove le anime si purificano. In cima, Beatrice lo accompagna nel Paradiso, tra i nove cieli, fino a Dio.

Dante incontra papi, imperatori, poeti, amici, nemici, personaggi storici e mitologici. Ognuno ha una pena o un premio che si adatta al suo carattere. Il poema si divide in tre parti, o cantiche, di 33 canti ciascuna, più uno introduttivo: cento canti in tutto. È scritto in terzine, strofe di tre versi concatenati in cui la rima si ripete in modo regolare, e il numero tre, simbolo della Trinità, compare dappertutto.

Una lingua per tutti

Dante scrisse la Commedia in volgare, il fiorentino che si parlava per strada, e non in latino, la lingua dei dotti. Fu una scelta coraggiosa: voleva essere letto da tutti, non solo dagli studiosi. Lo chiamò semplicemente «Comedìa»; l'aggettivo «divina» gli fu aggiunto dopo, da Boccaccio e poi dagli editori del Cinquecento.

Dante morì a Ravenna nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1321, di ritorno da un viaggio diplomatico a Venezia, forse per una febbre contratta nelle paludi. È sepolto a Ravenna; Firenze, che per secoli aveva chiesto di riavere le sue ossa, ha solo un monumento vuoto, in Santa Croce.

Perché successe

La sconfitta politica e l'esilio diedero a Dante tempo, distanza e dolore per scrivere. Visse in molte corti e conobbe uomini e usanze diverse, e questo arricchì le sue idee.

Prima di lui c'erano poeti in volgare, ma nessuno aveva osato scrivere un'opera tanto grande in una lingua parlata; Dante era convinto che il volgare potesse esprimere anche i pensieri più alti.

Cosa cambiò

La Commedia fu subito letta e commentata, e contribuì a fare del fiorentino il modello della lingua italiana. Dante è per questo chiamato «il padre della lingua italiana». Molte espressioni di oggi, come «senza infamia e senza lode» o «non mi tange», vengono dal poema.

L'immagine dell'aldilà descritta da Dante ha influenzato la letteratura, la pittura (da Botticelli a Doré) e il cinema. Il poema è tradotto in tutte le grandi lingue del mondo.

Dal 2020 il 25 marzo, giorno che molti studiosi indicano come l'inizio del viaggio, si celebra in Italia il «Dantedì».

Persone e luoghi chiave

Persone

Dante Alighieri
Poeta fiorentino (1265-1321): autore della Divina Commedia.
Beatrice Portinari
Donna amata da Dante (1266-1290): guida del poeta in Paradiso.
Virgilio
Poeta romano (70-19 a.C.): guida di Dante nell'Inferno e nel Purgatorio.
Bonifacio VIII
Papa dal 1294 al 1303: nemico politico di Dante.
Cangrande della Scala
Signore di Verona (1291-1329): ospitò Dante.

Luoghi

Firenze
Città natale di Dante, da cui fu esiliato nel 1302.
Verona
Città scaligera dove Dante trovò ospitalità.
Ravenna
Città in cui morì nel 1321 e dove è sepolto.

Da sapere

  • La Commedia ha cento canti: uno introduttivo e 33 per ognuna delle tre cantiche.
  • L'aggettivo «Divina» fu aggiunto dopo da Boccaccio.
  • Dante fu condannato a morte in assenza e non tornò mai più a Firenze.
  • Ogni cantica finisce con la parola «stelle».
  • Dal 2020 il 25 marzo è il «Dantedì».

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