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Prime forme di vita

circa 3,5 miliardi di anni fa Mari della Terra primitiva

In breve

Le più antiche tracce di vita sono difficili da riconoscere, perché le rocce sono cambiate molte volte. In Australia occidentale ci sono stromatoliti, cioè rocce a strati costruite da colonie di microbi, di circa 3,45 miliardi di anni. In Groenlandia alcune strutture di 3,7 miliardi di anni potrebbero essere ancora più antiche, ma gli studiosi non sono d'accordo. Quei primi viventi erano cellule senza nucleo, molto diverse da piante e animali.

Perché è importante La comparsa della vita trasformò la Terra da pianeta soltanto geologico a mondo biologico.

Fonte: NASA Astrobiology, «On the Ground in Greenland»

Illustrazione: Prime forme di vita (Mari della Terra primitiva)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Come si cerca la vita più antica

Immagina di cercare l'impronta di un animale che ha camminato nel fango miliardi di anni fa. Il fango è diventato roccia, la roccia è stata schiacciata, scaldata, piegata e consumata. È quello che affrontano gli scienziati quando cercano le prime forme di vita. Quei primi viventi erano cellule semplicissime e piccolissime, senza scheletro né guscio, e non lasciavano fossili evidenti. Per questo il tema è pieno di prove discusse, e spesso gli studiosi non sono d'accordo.

Una cosa però è chiara: la vita comparve molto presto, e per quasi tre miliardi di anni, dal suo inizio fino a circa 600 milioni di anni fa, quasi tutti i viventi furono microscopici. Gli animali, le piante e i funghi sono arrivati molto, molto tardi.

Le rocce del Pilbara

Una delle prove considerate più solide oggi viene dall'Australia occidentale, nella regione del Pilbara, in un luogo chiamato Strelley Pool (strutture simili, di circa 3,48 miliardi di anni, si trovano anche a North Pole, sempre nel Pilbara). A Strelley Pool, in rocce di circa 3,43-3,45 miliardi di anni, si trovano stromatoliti, cioè strutture a strati, a volte a forma di cupola o di cono. Le stromatoliti sono costruite da colonie di microbi che formano tappeti sulle rive: i microbi intrappolano granelli di sedimento o producono minerali, e strato dopo strato la colonia cresce. Sono come piccole scogliere fatte da esseri viventi.

Come si fa a sapere che quelle di Strelley Pool sono state fatte da esseri viventi e non da sole forze chimiche? Nel 2006 la geologa Abigail Allwood e i suoi colleghi studiarono la forma delle strutture, la loro posizione lungo una costa antica e la composizione delle rocce, e conclusero che l'origine biologica era la spiegazione migliore. Esistono ancora oggi stromatoliti viventi, per esempio nella baia di Shark Bay, sempre in Australia occidentale, e permettono di confrontare.

Le prove più antiche e più discusse

Ancora più indietro ci sono indizi che dividono gli scienziati. In Groenlandia, nella regione di Isua, nel 2016 un gruppo guidato da Allen Nutman descrisse strutture a cono in rocce di circa 3,7 miliardi di anni, che interpretò come stromatoliti. Altri ricercatori, qualche anno più tardi, sostennero che potevano essere state formate dalla deformazione delle rocce. Il dibattito non è chiuso.

Altri indizi sono chimici. I microbi, quando usano il carbonio, preferiscono quello più leggero, e lasciano nelle rocce una firma. Rocce di Isua di circa 3,8 miliardi di anni hanno questa firma, ma anch'essa può avere cause non biologiche. Nel 2015 si annunciò un granello di grafite in uno zircone di 4,1 miliardi di anni, con la stessa firma. Sono tracce suggestive, ma nessuno le considera una prova definitiva.

Nel 2024 un gruppo di ricercatori ha provato a ricostruire l'ultimo antenato comune di tutti i viventi, chiamato LUCA, dal confronto dei geni di oggi. Secondo la loro stima visse circa 4,2 miliardi di anni fa e aveva già un sistema complesso. Il risultato è basato su calcoli e sul modo di stimare la velocità con cui cambiano i geni, e non è accettato da tutti.

Come cominciò?

Su questa domanda, la scienza oggi sa meno. Non sappiamo come la materia non vivente sia diventata vivente. Nel 1953 il chimico americano Stanley Miller, nel laboratorio del suo professore Harold Urey, fece un esperimento famoso: in un recipiente di vetro mise acqua e gas, secondo lui simili a quelli dell'atmosfera primitiva, e li attraversò con scariche elettriche, simili ai fulmini. Dopo qualche giorno si erano formati alcuni amminoacidi, i mattoni delle proteine. Oggi si pensa che l'atmosfera fosse diversa, ma l'esperimento mostrò che i mattoni della vita si possono formare con processi semplici.

Oggi sono in studio diverse ipotesi: le sorgenti calde sul fondo del mare, le pozze di acqua calda a terra, un mondo di molecole di RNA capaci di copiarsi, i materiali portati da meteoriti. Probabilmente la verità sarà una combinazione. Intanto possiamo dire che la vita non aspettò molto: appena la Terra si fu raffreddata e si coprì di oceani, e forse anche prima, apparvero i primi microbi.

Perché successe

Per vivere, una cellula ha bisogno di tre cose: sostanze chimiche con cui costruirsi, energia e un involucro che la separi dall'ambiente. Nella Terra primitiva c'erano acqua liquida, rocce che rilasciavano minerali e fonti di energia, come il calore del mare vicino ai vulcani, i fulmini e la luce ultravioletta del Sole.

Nessuno sa con certezza quale sia stato il luogo giusto. Alcuni scienziati puntano sulle sorgenti idrotermali, cioè sorgenti calde del fondale, dove l'acqua ricca di minerali e di gas esce dalle rocce e dove la chimica può produrre energia. Altri preferiscono pozze di acqua poco profonda che si asciugano e si riempiono, concentrando le sostanze. Entrambe le idee spiegano qualche pezzo e lasciano scoperti altri.

È una delle domande più grandi della scienza, e a oggi non ha una risposta sicura.

Cosa cambiò

Una volta nata, la vita non se ne andò più. Per miliardi di anni i microbi cambiarono il pianeta in modo lento ma profondo: modificarono la chimica degli oceani, depositarono minerali, e infine, con i cianobatteri, riempirono l'aria di ossigeno. Tutti i viventi di oggi, comprese le persone, discendono da quei primi microbi. Il DNA di una zanzara, di una quercia e di un bambino usa lo stesso codice, a ricordo di un antenato comune.

Capire come comparve la vita è anche una guida per cercarla altrove. Se le prime forme sono comparse quando la Terra era giovane e piena di acqua, forse la vita non è impossibile su altri mondi con acqua, come Marte antico o le lune oceaniche di Giove e Saturno. Il rover Perseverance della NASA sta oggi esplorando un antico lago di Marte, il cratere Jezero, proprio per cercare tracce di antica vita microbica, compresi segni simili alle stromatoliti.

Gli studi sulle prime cellule hanno applicazioni concrete: capire come si formano le molecole, come funziona il DNA e come far nascere nuove cure. Ogni scoperta rende un po' più chiaro il nostro posto nel mondo vivente.

Persone e luoghi chiave

Persone

Abigail Allwood
Geologa australiana, ora alla NASA. Nel 2006 mostrò che le stromatoliti di Strelley Pool erano state prodotte da microbi di 3,4 miliardi di anni fa.
Stanley Miller
Chimico americano (1930-2007). Nel 1953 ottenne amminoacidi da gas e scariche elettriche.
Allen Nutman
Geologo australiano. Nel 2016 descrisse le strutture di 3,7 miliardi di anni di Isua, in Groenlandia, discusse.

Luoghi

Strelley Pool, Pilbara (Australia occidentale)
Dove si trovano le stromatoliti di circa 3,43 miliardi di anni, considerate di origine biologica.
Isua, Groenlandia
Una cintura di rocce antichissime con possibili tracce di vita di 3,7 miliardi di anni.
Shark Bay, Australia occidentale
Baia con stromatoliti viventi, che permettono di capire come si formavano quelle antiche.

Da sapere

  • Le stromatoliti di Shark Bay crescono molto lentamente, meno di un millimetro all'anno: una colonna alta un metro può avere più di mille anni.
  • Il codice genetico è quasi lo stesso in tutti i viventi: uno studio del 2016 ha stimato che LUCA avesse circa 355 famiglie di geni, ancora presenti in molti viventi.
  • Le cellule più antiche erano piccolissime: ne servirebbero circa mille, in fila, per coprire un millimetro.
  • Su Marte il rover Perseverance ha trovato rocce con composti organici nel cratere Jezero: non sono prova di vita, ma sono un indizio da studiare.
  • La parola «stromatolite» viene dal greco e vuol dire «pietra a strati»: quelle di Shark Bay sono al centro di un'area protetta.

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