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Prime stelle

circa 13,5 miliardi di anni fa L'Universo giovane

In breve

Dopo le prime centinaia di milioni di anni, enormi nubi di idrogeno ed elio collassarono per gravità. Nei loro nuclei si accesero le prime stelle, probabilmente molto massicce e di vita breve. Furono loro a produrre e spargere molti elementi più pesanti dell'elio.

Perché è importante Senza le prime stelle non si sarebbero formati gli elementi necessari a pianeti e organismi viventi.

Fonte: NASA, «Early Universe» (telescopio spaziale Webb)

Illustrazione: Prime stelle (L'Universo giovane)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Il buio dopo la luce

Dopo il Big Bang e la luce che si liberò 380.000 anni più tardi, l'Universo diventò scuro. Non c'era ancora nessuna stella. C'erano solo enormi nubi di idrogeno e di elio, quasi senza luce, che si spostavano nello spazio. Gli astronomi chiamano questo periodo «età oscura», e secondo le stime durò circa 200 milioni di anni. Poi, in un modo che oggi stiamo cominciando a osservare, la prima luce tornò ad accendersi.

Come si accende una stella

Una stella nasce dalla gravità. In una nube di gas ci sono zone appena più dense del resto. Queste zone attirano un po' più di gas, diventano più pesanti e attirano ancora di più, in un meccanismo che si rinforza da solo. La nube si stringe e si scalda. Quando al centro la temperatura supera i dieci milioni di gradi, gli atomi di idrogeno cominciano a fondersi insieme e a formare elio. Questa fusione libera una quantità enorme di energia sotto forma di luce e di calore. Da quel momento la stella è accesa, e la sua spinta verso l'esterno bilancia il peso che la farebbe crollare.

Le prime stelle si formarono in nubi fatte quasi solo di idrogeno ed elio. Senza elementi più pesanti, il gas faceva più fatica a raffreddarsi, e per questo gli scienziati pensano che le prime stelle fossero molto più grandi del Sole: forse decine o centinaia di volte più massicce. Le chiamano stelle di «Popolazione III». Nessuno le ha ancora viste direttamente: sono ipotesi costruite con calcoli e simulazioni al computer, e gli astronomi sperano di coglierne la luce con il telescopio spaziale James Webb.

Una vita breve e luminosa

Le stelle più grandi consumano il loro combustibile in fretta. Mentre il Sole vive per circa dieci miliardi di anni, una stella enorme può durare solo qualche milione di anni. Alla fine la parte centrale non regge più e collassa, e l'esterno viene scagliato via in un'esplosione chiamata supernova. Per un breve periodo una supernova può brillare come un'intera galassia.

È qui che accade la cosa più importante di questa storia. Dentro le stelle, e nelle loro esplosioni, gli atomi leggeri si fondono in atomi più pesanti: carbonio, ossigeno, azoto, silicio, ferro. Quando una stella esplode, questi elementi vengono sparsi nello spazio. L'astronomo Carl Sagan diceva che siamo fatti di «materia di stelle», e aveva ragione: il calcio delle ossa, il ferro del sangue e l'ossigeno che respiri sono stati prodotti dentro stelle che sono morte molto tempo prima della nascita del Sole.

Anche gli elementi più pesanti hanno un'origine stellare, ma non sempre da una supernova. Nel 2017 gli strumenti che rivelano le onde gravitazionali e i telescopi hanno osservato per la prima volta la collisione di due stelle di neutroni, e hanno visto che in quell'evento si forma molto oro. Gli scienziati pensano che una parte dell'oro e di altri metalli preziosi nasca proprio così.

Quando nacquero davvero?

Non sappiamo con precisione quando si accese la prima stella, perché la sua luce è debolissima e lontanissima. Le stime parlano di un periodo tra 50 milioni e circa un miliardo di anni dopo il Big Bang; i modelli più usati indicano un momento intorno ai 100-200 milioni di anni. Gli astronomi chiamano questa fase «alba cosmica».

Il telescopio Webb, lanciato a fine 2021, osserva la luce infrarossa, quella che arriva più «stirata» dalle distanze enormi, e ha già scoperto galassie sorprendentemente luminose e antiche, nate circa 300 milioni di anni dopo il Big Bang. Più le osservazioni migliorano, più il quadro cambia: per questo la data nella linea del tempo è approssimata.

Le prime stelle ebbero anche un altro compito: la loro luce ultravioletta riscaldò e «ionizzò» il gas intorno, cioè strappò gli elettroni agli atomi. In questo modo l'Universo, che era una nebbia opaca alla luce ultravioletta, diventò trasparente. Questo periodo si chiama «reionizzazione» e finì nel primo miliardo di anni circa.

Perché successe

Le prime stelle nacquero perché la gravità lavora su ogni differenza di densità. Subito dopo il Big Bang l'Universo era quasi uniforme, ma non del tutto: c'erano zone leggermente più dense, tracce visibili nella radiazione cosmica di fondo. Con il passare del tempo la gravità le rese sempre più marcate.

Gli astronomi pensano che la gravità non agisse da sola: sembra esserci anche la materia oscura, che non vediamo ma che si fa sentire per il suo peso. Le simulazioni mostrano che la materia oscura formò per prima una rete di grumi e di filamenti, e il gas normale cadde dentro questi grumi, dove si raccolse e si accese in stelle.

Quando il gas si fu raccolto abbastanza e riscaldato dalla caduta, si innescò la fusione dell'idrogeno. È lo stesso meccanismo che oggi fa brillare il Sole.

Cosa cambiò

Con le prime stelle finì l'età oscura e l'Universo tornò ad avere luce. Da quei primi gruppi di stelle si formarono le prime galassie, grandi sistemi in cui miliardi di stelle girano insieme tenute dalla gravità.

La conseguenza più importante per noi è chimica. Le prime stelle, morendo, arricchirono il gas di elementi pesanti. Le stelle nate dopo, tra cui il Sole, si formarono da gas già «inquinato» da questi elementi, e attorno a loro poterono nascere pianeti rocciosi. Senza questo passaggio non ci sarebbero stati la Terra, i mari, l'aria e la vita. Possiamo dire che ogni atomo diverso dall'idrogeno e dall'elio che ci compone è passato da una stella.

Oggi gli astronomi studiano le prime stelle per capire quando si formarono le galassie e quanto in fretta l'Universo si riempì di elementi. Sono domande aperte, e il Webb ha già fatto scoprire che l'Universo giovane è più ricco di galassie di quanto si pensasse.

Persone e luoghi chiave

Persone

Carl Sagan
Astronomo e divulgatore americano (1934-1996). Rese famosa l'idea che siamo fatti di «materia di stelle».
Hans Bethe
Fisico tedesco-americano (1906-2005). Nel 1938-39 spiegò come le stelle ricavano energia dalla fusione dell'idrogeno; Nobel nel 1967.
Fred Hoyle
Astronomo inglese (1915-2001). Con altri mostrò negli anni Cinquanta che gli elementi pesanti si formano dentro le stelle.

Luoghi

Le nubi di gas dell'Universo giovane
Le prime stelle nacquero in nubi di idrogeno ed elio, nel buio dell'Universo di oltre 13 miliardi di anni fa.
Punto di Lagrange L2
Posizione nello spazio a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, dove dal 2022 lavora il telescopio Webb per cercare la luce delle prime galassie.

Da sapere

  • Il telescopio Webb ha uno specchio di 6,5 metri formato da 18 segmenti a forma di esagono, rivestiti d'oro per riflettere bene la luce infrarossa.
  • Il Sole è una stella di una generazione molto successiva alle prime: contiene tracce di elementi nati in stelle più antiche.
  • Più una stella è grande, più vive poco: una gigante può durare solo qualche milione di anni, mentre le stelle piccole, le nane rosse, possono brillare per migliaia di miliardi di anni, secondo le stime teoriche.
  • Nel 2017 la collisione di due stelle di neutroni, a circa 130 milioni di anni luce da noi, fu osservata sia con le onde gravitazionali sia con la luce: da allora si sa che dà origine a molto oro.
  • Il gas di quel tempo non conteneva ossigeno né carbonio: in quel mondo non ci sarebbero stati né pianeti rocciosi né acqua.

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